Horror, fetish, trash Tv
Sesso, sangue e morte nella televisione italiana

In queste ultime settimane si è molto parlato dell’assetto gestionale e del livello qualitativo della televisione pubblica nazionale. Certo, la RAI è un ente di fondamentale importanza nell’equilibrio democratico del nostro paese, ed è giusto che ci si appassioni alla sua vita. Eppure, abbiamo l’impressione che la riflessione sulla situazione televisiva di casa nostra debba essere necessariamente allargata alla programmazione di tutte le reti nazionali, poiché il problema della comunicazione popolare odierna riguarda tutto e tutti, comprese le emittenti private.
Gli argomenti da analizzare sarebbero moltissimi, ma ciò che ci preme evidenziare in questo articolo è una "malattia" che ha letteralmente infettato ogni piccolo schermo situato nel territorio nazionale. Si tratta di una certa tendenza "horror, fetish, trash" che si è insinuata in ogni tipo di trasmissione, dall’intrattenimento pomeridiano ai telegiornali.
Sta di fatto che in Italia, ogni tanto (come in ogni paese del mondo, supponiamo) avvengono dei crimini efferati. Succede che tali eventi drammatici non siano solo spunti per notizie di cronaca nera ma diventino fenomeni simbolo di una società che, a guardare la televisione, è ossessionata dal sangue e dal sesso ed è portata fatalmente all’omicidio.

Capitolo telegiornali. I Tg sono pieni di lunghissime e noiosissime corrispondenze ora da Cogne, ora da Erba, ora da Garlasco, ora da Perugia. Spesso gli inviati non hanno assolutamente nulla da aggiungere a quanto già si sappia. Così, si ritorna inutilmente sulla scena del delitto, si fanno vedere immagini scattate dentro le case dove sono avvenuti omicidi agghiaccianti (spesso nascondendo ipocritamente i corpi martoriati), si procede a minuziose e ripetitive descrizioni delle armi del delitto e delle "ferite che presentano i cadaveri". Quando questa parte è esaurita, ecco il versante sesso. Iniziano così a diffondersi pruriginose ipotesi riguardanti le vite private dei protagonisti degli eventi. Si dice tutto e il contrario di tutto; i soggetti al centro dell’attenzione sono ora “"bravi ragazzi" ora "psicopatici", anche solo nello spazio di una frase, il tutto non considerando il dolore dei parenti delle persone coinvolte ed anche che i giudici e i Carabinieri sono magari nel pieno di indagini molto complesse. In tal senso, ci sembra veramente poco opportuna la presenza in varie trasmissioni di criminologi, che ultimamente spuntano fuori come i funghi, i quali emettono giudizi e pareri senza aver minimamente potuto valutare elementi di indagini, ma solo attraverso idee personali che hanno elaborato, esattamente come gli spettatori comuni, leggendo i giornali e guardando la tv.

I programmi di intrattenimento (i talk show, soprattutto) sono diventati dei palcoscenici nei quali gli atroci delitti di cui abbiamo parlato vengono ricostruiti in maniera ossessiva, in una forma di iterazione spaventosa e preoccupante.
Il risultato di tutto ciò è che la tv italiana si è trasformata in una sorta di "instant-fiction" morbosa (mandata in loop) che attinge elementi horror, splatter, fetish e trash da fatti realmente accaduti ricomponendoli in un mosaico delirante che va a delineare un circolo vizioso mediatico dal quale sembra molto difficile, oggi, potersi liberare.

David Arciere

©CultFrame 12/2007
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