
Luttazzi sospeso, di nuovo Decameron cancellato dal palinsesto de La7 Ciò che è accaduto in questi giorni nell’ambito della televisione italiana obbliga a una riflessione. Il programma di Daniele Luttazzi, Decameron, è stato sospeso e l’autore satirico licenziato in tronco da La7. Un provvedimento durissimo, quasi incredibile. Luttazzi è stato accusato di aver abusato della libertà che gli era stata concessa, poiché nella puntata n.5 di Decameron aveva evocato una scena molto forte al centro della quale era posto Giuliano Ferrara.
Abuso di libertà, offese pesanti a un conduttore/autore de La7, volgarità senza giustificazioni. Di tutto ciò è stato accusato Luttazzi, il quale ha poi fatto sapere che il suo lavoro è stato interrotto proprio mentre stava montando un monologo sull’ultima enciclica del Papa. Sarà forse un caso (come è), una coincidenza che però preoccupa non poco.
Questo episodio, da qualunque parte lo si voglia analizzare, non fa che mettere a fuoco la condizione della libertà di espressione in questo paese.
Punto primo: la satira esprime un punto di vista sulla società e la politica (e sui suoi protagonisti) partendo da una presa di posizione anche ideologica.
Punto secondo: la satira si concretizza attraverso alcuni strumenti. Eccoli: il paradosso, l’assurdo, la dilatazione espressionistica, la dimensione surrealista, la componente caustica e corrosiva della riflessione socio-politica, la destrutturazione dei codici, il non rispetto di principio dei potenti e del potere ufficiale, l’assenza di posizioni moralistiche, l’umorismo straniante e provocatorio, il turpiloquio usato come grimaldello per scardinare la logica comunicativa borghese.
Punto terzo: la satira è una forma di comunicazione complessa che ha il pregio di colpire il fruitore azionando dei meccanismi interpretativi chiari.
Punto quarto: chi fa satira distrugge luoghi comuni, pregiudizi, schemi, codici e linguaggi. Chi fa satira deve disprezzare i moralisti, i benpensanti.
Punto quinto: chi fa satira non può avere limiti nel ridicolizzare e stigmatizzare i comportamenti di personaggi noti e potenti. Chi esercita la satira ponendosi dei limiti, è un uomo di regime.
Punto sesto: un programma televisivo di satira può essere criticabile come qualunque altra opera dell’ingegno. Quando però una trasmissione satirica è attaccata esclusivamente per il suo contenuto e non per i suoi aspetti espressivi/estetici/linguistici, tale attacco appare sempre un po’ raggelante.
Alla luce di quanto appena affermato, Daniele Luttazzi è forse l’unico (insieme a Beppe Grillo e Sabina Guzzanti, quando fanno satira ovviamente) esponente della satira realmente libero in questo nostro paese. Ma è anche qualcosa di più. A differenza degli altri due colleghi nominati è un artista (e lo ribadisco chiaro e tondo: un artista), un intellettuale modernissimo e colto in grado di utilizzare diversi linguaggi, di penetrarvi dentro e di farli deflagrare. Luttazzi è un poeta visionario/rivoluzionario che si esprime nei teatri e in tv. Per questo fa paura, poiché con gli strumenti della satira getta in faccia alle persone la realtà dei fatti senza edulcorazioni.
E mi stupisco che fior di esperti di televisione abbiano preferito schierarsi con chi ha bloccato Luttazzi piuttosto che cercare di capire il fenomeno di questo uomo di teatro e televisione che, per certi versi, è paragonabile al genio non ingabbiabile di Carmelo Bene (che negli anni sessanta pisciò sul pubblico di un teatro) e allo spirito destabilizzante di Pier Paolo Pasolini (che in Salò fece mangiare la merda ad alcuni personaggi). Così come mi stupisco che le voci di "colleghi" a difesa di Luttazzi siano state pochissime
Fermo restando che un editore può ospitare sui suoi media ciò che vuole (e dunque può anche togliere ciò che vuole), aver di nuovo scalzato dal video Daniele Luttazzi è un provvedimento triste, e culturalmente arido. Se perfino Giuliano Ferrara (lettera a pagina 18 de La Repubblica del 10/12/07) sostiene che quella di Luttazzi è satira (pur facendo un discorso molto limpido sui limiti della stessa), la sospensione di Decameron risulta ancor più di difficile da capire e accettare.
Mi domando se gli editori televisivi italiani abbiano mai seguito una puntata del Dave Letterman Show (la trasmissione si può vedere su varie emittenti satellitari). Uno come Letterman evidentemente in Italia non avrebbe avuto possibilità di esprimersi.
L’ultima riflessione che mi viene in mente è che l’Italia è uno strano e inquietante posto, in cui risulta particolarmente asfissiante il controllo che innumerevoli centri di potere (che nulla hanno a che fare con la televisione) esercitano sui cervelli delle persone. Il problema è che qualcuno fuori dal coro ci sarà sempre, per fortuna.
David Arciere
©CultFrame 12/2007
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