
Scappati con la cassa Il nuovo programma del gruppo Le Iene Abbiamo visto la prima puntata della nuova trasmissione ideata dal gruppo de Le Iene. Il titolo è esplicito: Scappati con la cassa. Il concept è il seguente: individuare un soggetto fuggito senza lasciare traccia con soldi di clienti, amici e parenti, rintracciarlo nel suo rifugio (spesso estero), inseguirlo con lo stile "Iene", presentare in studio le sue vittime e successivamente tentare di portarlo in tv per farlo confrontare con le persone che a causa sua hanno sofferto.
Lo spirito ovviamente è quello de Le iene. Gli inviati sono un po’ dei giustizieri che rintracciano personaggi inquietanti e poco raccomandabili, ponendoli con una certa "crudeltà mediatica" davanti alle loro malefatte.
Gli episodi trattati nella prima puntata erano emblematici: un commercialista fuggito con i soldi dei clienti, due uomini scappati con il danaro di amici. La sensazione che si prova quando questi individui sono "sputtanati" davanti all’obiettivo della telecamera inizialmente è di intima soddisfazione: i malfattori, infatti, sono messi in "mutande" senza alcuna pietà. Sembra che giustizia sia fatta. E invece non è così, poiché la giustizia si fa nei tribunali e attraverso condanne e relative sanzioni, magari detentive. Quella che emerge da un programma come Scappati con la cassa appare più come una vendetta mediatica, vendetta nella quale magari sono coinvolti, come in un caso presentato nella prima puntata, anche i giovanissimi figli di questi personaggi.
Ripetiamo, non nascondiamo di aver visto tutta la trasmissione provando anche un po’ di compiacimento. Subito dopo, però, abbiamo provato un sottile senso di colpa nell’aver partecipato da spettatori ad un’operazione decisamente cinica e triste.
Ma a parte la questione "etica" che poniamo, dobbiamo soffermarci brevemente sulla trasmissione in sé. Conduttrice un volto noto del gruppo Iene: Sabrina Nobile. Per la prima serata, la bravissima e puntuale iena è stata trasformata in una sorta di fatina implacabile e dura, pronta a bacchettare bonariamente il "truffatore" di turno, il tutto in tacchi alti e vestitino nero frou frou. Era tutto un po’ surreale e assurdo, compresi gli inviati-cacciatori di malfattori vestiti, senza alcun motivo, con una grottesca divisa da safari africano. Scene patinate, luci sfavillanti, salottini kitsch, discussioni da talk show pomeridiani. L’impressione che abbiamo provato è di aver visto un misto di Chi l’ha visto e C’è posta per te.
C’era proprio bisogno di un programma di questo tipo? Sinceramente, noi pensiamo di no.
David Arciere
©CultFrame 12/2007
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