
I pericoli della televisione Un discutibile documentario a Controcorrente Ci abbiamo messo qualche giorno a metabolizzare quanto abbiamo visto durante il programma Sky intitolato Controcorrente. Ci riferiamo all’agghiacciante documento incentrato sulla visita che lo storico (storico?) negazionista inglese David Irving ha fatto al campo di sterminio di Auschwitz.
Non scenderemo nel dettaglio degli atteggiamenti di questa persona devastata da un antisemitismo ributtante; molti infatti sono stati i giornali che si sono soffermati sulle battute abominevoli e sui comportamenti irriguardosi nei confronti delle vittime della Shoah. Il tutto, appunto, immortalato nel documentario Sky.
La questione che vogliamo sollevare invece è un’altra. Per quale motivo è stata messa in piedi questa operazione televisiva? Era proprio necessario dare spazio e voce a un individuo che con il suo comportamento continua costantemente a offendere la memoria di sei milioni di morti ebrei? A noi è sembrata, sinceramente, un’operazione un po’ dissennata e cinica.
Pensiamo alla seguente possibilità: un ragazzo adolescente senza idee politiche una sera fa zapping e si ferma per soli dieci minuti sul documentario mandato in onda da Sky mentre Irving dice che Auschwitz è come Disneyland o che le torrette di sorveglianza dei campi sono opera di falegnameria moderna. Cosa può venire in mente a un adolescente che nulla sa della Shoah, di antisemitismo e della follia nazista?
La televisione ha in tal senso una responsabilità enorme. A nostro avviso non è possibile, né utile, mandare in onda un simile documentario con il rischio che brandelli di filmato possano colpire la mente di ragazzi e inoculare nel loro pensiero che la Shoah sia un’invenzione. Ci domandiamo: i dirigenti di Sky e Corrado Formigli si sono fatti un esame di coscienza prima di mandare in onda un documento così tragico e pericoloso? Non abbiamo alcun dubbio che tutto ciò sia stato fatto a fin di bene e che le intenzioni erano quelle di stigmatizzare le autentiche assurdità sostenute dal sedicente storico britannico, ma in certe occasioni bisognerebbe guardare al di là della messa in onda di un programma e pensare alle possibili ricadute negative che certi testi audiovisivi potrebbero avere su cittadini totalmente inconsapevoli dei temi trattati.
E poi di David Irving e delle sue scellerate convinzioni non ne possiamo più; sarebbe così bello poterlo sommergere sotto un mare di salutare silenzio.
David Arciere
©CultFrame 04/2007
Pubblichiamo la lettera arrivata in redazione da Andrea Casadio, il regista del documentario e la risposta di Maurizio G. De Bonis, direttore responsabile di CultFrame.
Sono Andrea Casadio, autore del documentario andato in onda su SkyTG24. Da quel che avete scritto sul vostro sito, mi pare probabile che non abbiate visto per intero né il mio documentario, né la puntata di Controcorrente che lo conteneva. Infatti, se aveste visto il mio documentario, vi sareste resi conto che David Irving ad Auschwitz parla e straparla facendo danno soprattutto a se stesso. Inoltre, riguardo alla vostra accusa: "Per quale motivo è stata messa in piedi questa operazione televisiva? Era proprio necessario dare spazio e voce a un individuo che con il suo comportamento continua costantemente a offendere la memoria di sei milioni di morti ebrei? A noi è sembrata, sinceramente, un'operazione un po' dissennata e cinica," rispondo che il mio documentario non è affatto una operazione televisiva. E' un pezzo che "documenta" come sia fatto e cosa pensi David Irving. A me interessa farlo vedere così com'è. Perché mostrare è meglio che censurare preventivamente, credo. Uno dei più grandi documentari americani degli ultimi decenni, dal titolo "Mr. Death", di Errol Morris, racconta la vita di Fred Leuchter, un cosiddetto esperto di sedie elettriche e camere a gas, il quale sostiene che le camere a gas ad Auschwitz non sono mai esistite. Vi assicuro che Erroll Morris ha sempliecemente voluto mostrare la follia di Fred Leuchter, e nessuno - credo - gli ha chiesto se il suo documentario era una operazione televisiva o cinematografica o cos'altro. Era un film. Documentari e film si fanno spesso sui cosiddetti "cattivi" della storia. Da Eichmann al Padrino. Per di più, nel mio documentario c'è anche una lunga intervista a Teofila Silberring, l'unica sopravvissuta ad Auschwitz che ancora oggi viva a Cracovia. Che demolisce con poche parole quanto David Irving sostiene. E' evidente che lei sapeva benissimo che le camere a gas esistevano, e che se le avesse viste non sarebbe sopravvissuta per raccontare l'orrore, cioè sarebbe morta gasata dentro una camera a gas - questo è il senso delle sue parole (più chiaro di così?). Poi, la puntata di Controcorrente ha ospitato uno storico che ha descritto Auschwitz ed i suoi orrori alla perfezione. La vostra reazione negativa al mio documentario un po' mi spiace. Molti ebrei sopravvissuti all'Olocausto e parenti di sopravvissuti mi hanno scritto complimentandosi.
Con rispetto
Andrea Casadio
Ho letto con molta attenzione la sua e mail relativa all'articolo da noi pubblicato sul documentario relativo alla figura di David Irving. Le dico subito che accolgo con la massima considerazione e il più assoluto rispetto le sue considerazioni in merito all'articolo in questione. La nostra impostazione è sempre quella di accettare e valutare ogni critica che ci viene rivolta, specie quando, come lei fa, è comunicata con garbo e precisione.
Detto ciò, mi preme dire che l'articolo è stato scritto dopo aver visto integralmente la trasmissione e che l'autore si è concentrato sulle dichiarazioni e sul comportamento di Irving, poichè ci siamo sempre posti il problema, come operatori dell'informazione, se si dovesse dare spazio a individui che non solo sono portatori di idee inaccettabili ma si permettono anche, con incredibile arroganza, di offendere le vittime della Shoah. Mi rendo conto che è una questione di punti di vista e che non bisogna voltare lo sguardo quando ci si trova davanti a simili atteggiamenti. E le assicuro che l'idea di censurare qualcosa non è parte della nostra concezione comunicativa. Il problema che solleviamo riguarda il modo in cui questi argomenti entrano nel frullatore televisivo. Ci domandiamo quale effetto questi documenti possano avere su giovani che nulla sanno sulla Shoah e sulle persecuzioni contro il popolo ebraico. La mia esperienza nello studio del modo in cui la Shoah viene trattata nei vari mezzi di comunicazione mi ha portato ad avere delle esperienze dirette decisamente preoccupanti e a percepire con precisione quanto i giovani siano ancora vittime di concezioni razzistiche e antisemite; e come questi stessi giovani, paradossalmente, in molte occasioni rigirino il senso dei film o documentari che vedono a favore delle loro idee deliranti.
La cosa che vorrei evidenziare è che comunque ci troviamo dalla stessa parte, probabilmente abbiamo solo una divergenza su come affrontare questi temi nell'ambito dell'informazione. Ma le divergenze se inserite in un contesto di dialogo democratico possono essere anche salutari e ampliare il nostro sguardo sul mondo.
Ripeto che faremo tesoro della sua e mail: una posizione così precisa e circostanziata è comunque un insegnamento e uno stimolo a porre la massima attenzione nel nostro lavoro giornalistico. Mi scuso se nel testo dell'articolo qualche parola possa sembrare un po' forte, ma le assicuro che l'intenzione era semplicemente quella di sollevare il problema dell'informazione odierna sulla Shoah, niente altro.
Con rispetto, la saluto cordialmente.
Maurizio G. De Bonis
Direttore Cultframe - Arti Visive e Comunicazione
|
|
|