
Amici… si fa per dire Si è conclusa la trasmissione di Canale 5 Anche quest’anno si è conclusa la trasmissione Amici, in maniera sinceramente imbarazzante. Punto primo: la dittatura fantasmatica e ambigua del televoto ha fatto il suo mestiere facendo vincere un concorrente infinitamente inferiore, riguardo a talento, rispetto ad una ragazza dalle qualità canore straordinarie. Alla fine, non si è capito più nulla. La concorrente talentuosa, pur avendo vinto innumerevoli sfide nei confronti del suo rivale, ha finito incredibilmente per perdere. Non vogliamo insinuare nulla, se non che il televoto è quanto di più sbagliato ci possa essere per misurare la bravura di un giovane cantante. Non sarebbe meglio affidare il giudizio ad una doppia giuria (una di addetti ai lavori e una demoscopica, presenti entrambi in studio), con voto palese, in modo tale che ognuno si assuma pubblicamente la responsabilità della sua valutazione?
Non è vero, come si sostiene, che il pubblico sia in grado di esprimere sempre il giudizio più giusto. Questa è una posizione populista e superficiale che non giova alle generazioni di cantanti e ballerini che si affacciano ora al mondo dello spettacolo.
Ed ancora: il sistema di mettere scientificamente uno contro l’altro i concorrenti è semplicemente controproducente. Si pensa di stimolare la sana competizione tra aspiranti cantanti-ballerini facendoli litigare in modo scomposto per mesi? Questo ci sembra più che altro un escamotage per fare audience, e niente altro.
Proseguiamo. Durante la puntata conclusiva Maria De Filippi, visibilmente irritata dalle affermazioni di un addetto ai lavori presente in studio, ha difeso con forza la sua trasmissione sostenendo che Amici sia l’unico programma che dà spazio a giovani che vogliono intraprendere la strada dello spettacolo. A parte il discutibile atteggiamento di chi sembra impermeabile alle critiche, ci sembra doveroso ricordare che esistono altri metodi per "entrare nel mondo dello spettacolo". Ad esempio, quella che una volta si definiva gavetta e che ora non esiste più. Oppure, le Accademie o le scuole dei grandi teatri italiani. Amici più che una fabbrica di talenti sembra essere una fabbrica di star del piccolo schermo, già pronte per l’uso.
La sensazione che emerge anche da questa edizione di Amici è che si tratti di una trasmissione sostanzialmente non criticabile. Si dice qualcosa di negativo? Si è automaticamente bollati come retrogradi bigotti.
Infine, ci piace puntualizzare che coloro i quali escono da Amici non possono, per ovvi motivi, essere in grado di affrontare i livelli più alti della danza e del canto, in Italia e nel mondo. E se qualche grande istituzione del teatro lirico del nostro paese ritiene che una "star" di questa trasmissione non possa entrare nel suo organico artistico avrà pur le sue ragioni. Sarebbe opportuno che gli organizzatori di Amici riflettessero sul loro ruolo e si convincessero che ci sono luoghi nei quali chi fa televisione non ha alcun potere, per fortuna.
David Arciere
©CultFrame 03/2007
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