
Grande fratello? No, grande prevedibilità La settima edizione del primo reality della tv Noi lo diciamo da molto tempo: il format Grande Fratello è cotto. Il calo di audience che ha avuto nel 2007 è solo il sintomo di una "malattia" che era già iniziata almeno un paio di anni fa, quando il clamore intorno a questa trasmissione televisiva iniziava a stemperarsi, per molte significative ragioni.
Andiamo ad elencarle.
Il successo iniziale de Il Grande Fratello era determinato dalla sua novità comunicativa e dal fatto che era consentito ai telespettatori di poter "spiare" la vita quotidiana (finta) di cittadini qualsiasi estrapolati però dal loro ambiente naturale. A ciò si aggiungeva il fatto che internet ancora non fornive tutte quelle possibilità di approvvigionarsi con facilità di "filmati privati", o sequenze stravaganti o particolari. Ed ancora: nelle ultime edizioni si è completamente sgonfiato l’effetto sorpresa determinato dall’imprevedibilità dei comportamenti dei concorrenti.
Ormai la selezione dei partecipanti è chiaramente affidata alle agenzie di spettacolo che con Mediaset e la produzione del format si dirigono chiaramente verso stereotipi ammiccanti: la "bona tettona", la cubista, lo pseudo-modello un po’ borgataro, il palestrato, il concorrente non italiano che fa molto politicamente corretto, il ragazzo del sud (come prima), l’intellettuale un po’ strano. Il fatto è che con questo tipo di selezione si elimina completamente ogni elemento imprevedibile che potrebbe fornire una certa verve al programma. I concorrenti sanno perfettamente come devono comportarsi: tutto deve essere fortemente concentrato sul sesso oppure su sentimenti amorosi immediatamente e inspiegabilmente travolgenti e strazianti. Le donne si devono mostrare disponibili e ferocemente sexy, gli uomini invece perennemente "arrapati" e ben collocati nell’area "macho". E poi devono scorrere lacrime come se fossero le cascate del Niagara.
Sembrerà strano ma, anche se siamo stati sempre critici nei confronti de Il Grande Fratello, ripensiamo all’era Taricone con un certo senso di libertà e simpatia.
Se prima dicevamo che Il Grande Fratello era un serial tv a bassissimo costo adesso non possiamo che dire come sia divenuto una sit-com soft-porno per indicibili pruriti piccolo borghesi. Che tristezza.
David Arciere
©CultFrame 02/2007
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