Calcio, tv, follia (organizzata)
La televisione e la tragedia catanese

Il tragico e agghiacciante evento accaduto nei pressi dello stadio di Catania, durante i disordini connessi alla partita di calcio tra la compagine catanese e quella palermitana, ha scatenato il solito teatrino senza senso della televisione di casa nostra. Neanche di fronte alla morte assurda di un uomo dello Stato, un cittadino come noi a cui era stata affidata, per un misero stipendio, la nostra sicurezza, la tv, o meglio il sistema televisivo italiano, ha trovato il coraggio di retrocedere e di lasciare spazio ad un’informazione corretta e non urlata.
L’esibizione gratuita del "noi l’avevamo detto" è stata continua e imbarazzante, così come decisamente sgradevole è stata la rincorsa scomposta all’ultrà, all’intervista incappucciata, all’analisi dell’opinione (opinione?) di chi ha fatto, incredibilmente, del tifo calcistico un mestiere. Durante una trasmissione si è sentita addirittura pronunciare la seguente frase: "perché voi non sapete quali sono le problematiche degli ultrà". Nessuno, ha avuto la forza di dire che un tifoso di calcio non può avere problematiche, deve semplicemente pagare il biglietto, fare il tifo per la propria squadra, gioire per una vittoria, divertirsi, passare un paio d’ore all’aria aperta e poi tornare serenamente a casa, alla vita familiare e civile.

La tv ha in questo sistema-calcio, totalmente malato, una responsabilità enorme, dai telecronisti che strepitano come ossessi per un gol o un palo sfiorato, ai programmi calcistici che riempiono i palinsesti ogni giorno della settimana, fino all’importanza enorme che viene data a giocatori (raffigurati come oracoli, i quali oltretutto non hanno sentito il bisogno di dire niente in questa situazione) che non sanno mettere due parole una dietro l’altra e fanno scempio dei congiuntivi e della lingua italiana. I nostri piccoli schermi sono inoltre invasi da esperti che commentano lo starnuto di un attaccante o il colpo di tosse di un allenatore e che nella migliore delle ipotesi fanno della banale tautologia (e per questo vengono pagati fior di quattrini). Anche il mondo della televisione deve capire che il calcio deve essere riportato alla sua natura. Il calcio è uno sport, un gioco, e niente di più. E come sport (attività umana certamente densa di valori) deve avere nei palinsesti uno spazio adeguato alla sua importanza, che è senza dubbio minore rispetto a molti altri argomenti.
La televisione italiana non ha perso occasione, inoltre, per ritualizzare il dolore e dunque per procedere ad una collettiva "lavata di coscienza" rispetto a ciò che è successo. Viene ucciso un poliziotto con una sprangata? Un bel rituale religioso amplificato dalla tv e tutto passa. La diretta su Rai Uno dei funerali del povero poliziotto siciliano è diventata una sorta di promozione delle procedure religiose. Quando si sente dire durante funerali di questo genere che vi sono molti sacerdoti impegnati a far fare la comunione alle persone presenti, si dice qualcosa di superfluo che nulla a che fare con il sentito omaggio alla memoria di un "servitore dello Stato" (nel senso più nobile della definizione) che ha dato la sua preziosa vita a questo Stato.

Il calcio è malato, così come la nostra televisione. Sarebbe salutare non solo che ci si depurasse da questa ossessione sportiva, divenuta vera e propria dipendenza psico-sociale, con una lunghissima pausa ma anche che ci si potesse disintossicare da questa televisione che non svolge più alcun ruolo se non quello di far arricchire gli inserzionisti pubblicitari che aumentano le loro vendite grazie alla loro presenza 24 ore su 24 dentro le nostre case.
Che belle le domeniche senza calcio!
p.s. abbiamo dimenticato di dire che ovviamente si è occupato della questione anche il programma Porta a Porta. Magnifico!

David Arciere

©CultFrame 02/2007


Stampa  Manda questa pagina a...  







Relazioni
SpotFrame-Tra spot e spot. Coppa del mondo… delle futilità - Mondiali di calcio in tv

SpotFrame-Tra spot e spot. Per fortuna ci sono le Olimpiadi - I Giochi di Atene 2004 sulla tv italiana

SpotFrame-Tra spot e spot. Preferiamo Biscardi - Brutte partite e trasmissioni insignificanti per degli Europei deludenti

SpotFrame-Tra spot e spot. Lo sguardo e la fuga - Giro d’Italia e Tour de France in televisione

SpotFrame-Tra spot e spot. Quando lo scoop è un capolavoro - Il processo di Biscardi e la pornostar

SpotFrame-Tra spot e spot. Tele-mondiali - Dietro il delirio, il nulla

 
Cultframe
è un magazine di arti visive e comunicazione che si occupa di
fotografia, videoarte, videoclip, cinema, dvd, spot, televisione, netart, arte digitale.

Photoframe
| Grandangolo | Recensioni mostre | | Eventi e manifestazioni | I Maestri della fotografia |
| La fotografia e le altre arti | Libri | Librerie | Rassegna stampa | Link |
| Calendar of Exhibitions |

Videoframe
| Videofocus | Videoeventi | Videoclip | Cinefocus | Cinereport | Dvd |
| Link |

Spotframe
| Spot | Tra spot e spot | Libri | Link |

Il network Interact
Digital Media |  Evento Cosenza |  Ricette |  Qui Calabria |
Corti |  Televisione |  interact |  Scrittori |
San Giuseppe |  Italian Food |  Soluzioni Internet |  Tatuaggi |
Prodotti Sani |