Cercasi inchieste, disperatamente
Le iene e l’informazione televisiva

Fermo restando il caso isolato di Report, trasmissione che mantiene ben salda la direzione nei confronti di un giornalismo di inchiesta (che trova una sua modesta collocazione anche nell’attuale programma di Santoro), l’indagine giornalistica fatica a ritagliarsi uno spazio nella tv italiana.
A cercare di tamponare questa situazione incresciosa ci prova con grande puntualità Le Iene, che non ha proprio la struttura né la veste di un contenitore di informazioni. Eppure, ogni tanto proprio dal programma di Italia Uno viene fuori un bell’esempio di approfondimento non legato alla notizia ma alla sostanza umana e sociale di qualche situazione esistenziale di cui non parla mai nessuno.

Durante la puntata andata in onda il 28 novembre è stato proposto un servizio che non possiamo che definire semplicemente bellissimo, toccante.
Uno degli inviati del programma, Luigi Pelazza, ha infatti effettuato lo stesso viaggio (24 ore consecutive) in pulmino che immigrati dell’Ucraina, della Moldavia e della Romania (che vivono e lavorano in Italia) fanno per andare a trovare parenti che magari non vedono da moltissimo tempo. Spesso, però, non sono loro a viaggiare ma videocassette nelle quali sono registrati messaggi di madri che non vedono i loro figli da tre o quattro anni. Ebbene, queste vicende umanamente dolorose si svolgono sotto i nostri occhi senza che nessuno di noi si domandi alcunché. L’esercito delle badanti e delle donne di servizio che riempiono le nostre case vivono infatti questa loro condizione di lontananza dagli affetti come il terribile prezzo da pagare per riuscire a far vivere dignitosamente le persone a cui vogliono bene.
Il servizio de Le Iene ci ha fatto anche vedere come queste persone abbiano dovuto lasciare famiglie normali, decorose, che, a parte il tenore di vita, non hanno nulla di diverso da quelle italiane. Le Iene, dunque, ci hanno insegnato in questo caso a guardare un po’ oltre la punta del nostro naso, a riflettere sulla realtà che ci circonda, e di questo dobbiamo essere loro riconoscenti.

Non dobbiamo avere riconoscenza invece nei riguardi dei tg delle emittenti nazionali che ormai sono fatti tutti allo stesso modo, per quel che concerne l’ordine delle notizie, la loro durata, finanche il tono usato dal giornalista impegnato in video.
Sempre di più i telegiornali sono riempiti di news senza senso o addirittura gonfiate a dismisura. Un esempio lo si è avuto ultimamente con le informazioni riguardanti le condizioni di salute di un noto esponente politico, il quale è stato ricoverato un paio di giorni per un lieve malore. Ebbene, tale situazione assolutamente non allarmante è stata riportata da molti telegiornali con un’enfasi che in certe situazioni ha sfiorato il grottesco. Questo brevissimo ricovero per accertamenti di routine è divenuto un’occasione per fare un po’ di giornalismo urlato e sopra le righe. Sarebbe bastato, invece, leggere delle semplici e oggettive notizie, senza fare un inutile rumore.

David Arciere

©CultFrame 12/2006


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