Fuori tempo massimo
Televisione volgare e deriva perbenistica

Per quel che ci riguarda, da tempo ci occupiamo del degrado assoluto nel quale è caduto il sistema televisivo italiano. L’abbiamo affermato più volte: peggio di così la tv di casa nostra non può andare.
Pochi sembravano accorgersene, fino a quando è sbottato Claudio Lippi, conduttore di vecchia data che a un certo punto si è stufato della televisione spazzatura alla quale egli stesso partecipava da anni.
Il personaggio televisivo in questione ha rilasciato interviste, ha fatto proclami, si è scagliato contro le volgarità, ha proposto uno "sciopero" dei telespettatori di un minuto.
Qualche risultato l’ha ottenuto: un po’ di articoli sui giornali e sui siti web, un’intervista qua e là, qualche modesto dibattito. Null’altro.
Il problema rispetto a questo risveglio ritardato di Claudio Lippi è che è arrivato troppo tardi: decisamente fuori tempo massimo.
La situazione è irrecuperabile, se non con un’azione decisa e coraggiosa. Bisognava farsi sentire qualche anno fa, quando l’ondata ultracommerciale portata da Mediaset ha travolto tutto e tutti.

La condizione della tv di oggi è agonizzante. Non si produce più nulla di innovativo, i palinsesti sono in mano a produzioni esterne alle emittenti che realizzano solo format. Sopra questo sistema, governa indisturbato il mondo degli inserzionisti pubblicitari che determina la vita e la morte di una trasmissione in base all’audience. La pubblicità (quella che porta tanti soldi) viene convogliata quasi esclusivamente sulle trasmissioni apparentemente più gettonate. Alle altre rimangono gli spiccioli.
Vi pare che un meccanismo del genere, così perversamente consolidato, possa essere messo in discussione dalle accuse di Lippi? La questione è più grave di quanto si possa pensare, anche perché nel nostro paese avremmo fior di autori e di esperti di televisione in grado di cambiare la faccia del nostro piccolo schermo. Questi "esiliati" ancora faticano a rientrare finanche nella tv pubblica, e fino a quando ne staranno fuori questa realtà non cambierà di certo.
Infine, una notazione. Pur condividendo il grido di dolore di Claudio Lippi contro le volgarità non possiamo che temere anche quel venticello bacchettone e perbenista che scorre parallelamente alla televisione scadente. Sono come due fiumi che si alimentano: più c’è rozzezza e più si invoca una sorta di inquietante e cupo puritanesimo estremistico.
La maniera per sconfiggere questo doppio male sarebbe semplice: affidarsi alla sperimentazione e alla ricerca linguistica. Temiamo, però, che sia solo un sogno…

David Arciere

©CultFrame 11/2006


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