L’invasione dei Reality
L’isola dei famosi, Wild West, Reality Circus

Ciò a cui stiamo assistendo in questi ultimi giorni è il definitivo affondamento della televisione italiana da parte delle stesse emittenti, che per ovvi motivi commerciali, dovrebbero invece sostenerla.
Si tratta di una sorta di paradosso. Possibile che i direttori di rete, gli strateghi della comunicazione, finanche gli sponsor e gli inserzionisti pubblicitari non comprendano che un numero troppo elevato di reality in onda in contemporanea non sia sopportabile dal pubblico italiano?
Abbiamo sempre più l’impressione che chi si occupa di tv, in questo strano paese, sia nella maggioranza dei casi poco competente. Non bisogna essere degli scienziati della comunicazione, infatti, per capire che una dose eccessiva di un format (il reality in tutte le sue variazioni) alla fine produce un rigetto. Per fortuna. E poi, sembra che la logica della lotta senza quartiere sullo stesso identico terreno espressivo sia diventata dominante nella tv italiana. Canale 5 fa un reality, e allora anche Rai Due deve farlo. E viceversa; all’infinito.
Isola dei Famosi, Wild West, Reality Circus (e poco prima Unan1mous): un autentico vortice di conformismo che ha finito per stancare la gente, per annoiarla. Si, perché l’elemento da cui bisogna partire è la noia, i tempi morti, le pause senza senso, le situazioni tutte uguali, la bruttezza generale di queste trasmissioni. La misura sembra essere colma, e gli ascolti calano vertiginosamente. Appena qualche marchio investitore alzerà la voce probabilmente le cose cambieranno. Ma si doveva arrivare proprio a questo punto?

Diciamo subito che la tendenza degli ultimi anni è stata la seguente: i sostenitori dei reality se ne andavano in giro a dire che questi format avevano completamente cambiato il linguaggio e i contenuti della televisione. Sempre i sostenitori dei reality irridevano chi provava a sostenere che ciò non era vero. Semmai, questo tipo di trasmissione semplicemente aveva aggiunto qualcosa al linguaggio della tv, qualcosa che usato con intelligenza e parsimonia avrebbe certamente ampliato l’offerta di programmi.
Ora che la situazione inizia ad essere deprimente, forse qualche dirigente televisivo potrebbe domandarsi dove ha sbagliato.
I discorsi da fare sono molti, ma basterebbe per ora sospendere alcuni di questi programmi e affidarsi durante la stagione televisiva a un reality per emittente, fatto molto per bene. E basta. Tutto ciò per evitare un’overdose nociva per il pubblico e per l’industria televisiva.
Tanto per fare un esempio concreto se Wild West, condotta da una Alba Parietti un po’ arrugginita, e Reality Circus, presentato da una Barbara D’Urso sempre uguale, fossero messi in stand-by probabilmente verrebbero salvati sia questi due reality (da programmare in un altro periodo) sia la televisione italiana, nel suo complesso.

David Arciere

©CultFrame 09/2006


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