
Qualità e leggerezza in tv TFJ, un’emittente francese da poco ristrutturata La possibilità che viene data ai telespettatori di Sky attraverso la "gestione altri canali" è veramente gratificante per chi si occupa di tv. E’ infatti possibile vedere innumerevoli emittenti internazionali che forniscono molte indicazioni su mondi che sembrano apparentemente lontanissimi da noi e che invece, a ben guardare, non lo sono così tanto. Tv arabe di tutti i tipi, emittenti slave e dei balcani, trasmissioni olandesi, francesi, tedesche, spagnole, austriache, addirittura giapponesi e tailandesi. Un vero festival della comunicazione internazionale che vuole essere una finestra sempre aperta sul mondo.
Facendo zapping in questo complesso universo mediatico siamo incappati in una tv che ci ha subito incuriosito. La ragione del nostro interesse, dopo una breve analisi dei palinsesti, è stata la seguente: la varietà dell’offerta televisiva nel rispetto della qualità dei prodotti proposti. Una specie di miracolo informativo-comunicativo caratterizzato da una libertà di pensiero rara.
Stiamo parlando di TFJ, televisione francese di cultura ebraica (ha sede a Boulogne-Billancourt) che di recente ha operato un grande restyling ed ha ristrutturato completamente la griglia dei suoi programmi.
L’offerta è vasta: dall’intrattenimento alla riflessione sulla situazione geopolitica contemporanea, dalle soap ai film d’autore, dalla filosofia alla sociologia, dall’attualità all’economia, il tutto coordinato e "impaginato" con classe, precisione e una dose di simpatia (che non guasta).
Si tratta, come già detto, di un piccolo miracolo, poiché è la dimostrazione (e lo si fa in Francia, cioè alle porte di casa nostra) che è possibile fare televisione di qualità con budget non fantasmagorici ma con la forza delle idee e lo spessore di chi queste idee vuole veicolare.
L’impostazione è chiaramente concentrata sulla divulgazione e analisi dell’ebraismo e della cultura (elemento che già da solo rappresenta un valore inestimabile), ma la strutturazione dei programmi è limpidamente elaborata per abbracciare con lungimiranza e intelligenza spettatori di qualsiasi estrazione. L’aspetto che più ci ha colpito riguarda la volontà di approfondire temi e argomenti molto complicati non con l’intenzione di propagandare tesi precostituite ma con il desiderio di comprendere fino in fondo situazioni difficili attraverso il libero e garbato confronto delle idee. Cosa semplice, verrebbe da dire, ma non così praticata nel nostro paese.
Nelle trasmissioni di TFJ si discute di politica e di Medio Oriente con una pacatezza straordinaria e in un dialogo continuo tra le diverse posizioni che fa emergere lo spirito autenticamente democratico e culturale di questa emittente.
Tra gli appuntamenti che ci sono sembrati più interessanti vi segnaliamo Les images ont la parole, approfondimento condotto con grande eleganza dal giornalista Yves Derai basato su un argomento introdotto da un film.
Altra trasmissione assolutamente interessante è quella intitolata Ouvertures, guidata dalla coppia professionale Michel Taubman et Ilana Cicurel. I due giornalisti, con capacità notevoli e in compagnia di ospiti, affrontano di volta in volta temi di politica internazionale, con particolare riferimento al Medio Oriente.
Anche lo spazio delle soap svela una realtà che dalle nostre parti sembra impossibile. L'Amour au coin de la rue è infatti una serie ambientata a Tel Aviv che fa vedere Israele come un paese voglioso di normalità, tra scene familiari, amori e tradimenti, problemi adolescenziali e desideri repressi. La soap in questione è figlia di un genere che anche in Italia ha avuto un successo incredibile ma possiede nel caso specifico un senso in più: veicolare un’immagine della società israeliana fatta di sentimenti e di passioni, di lavoro quotidiano e di famiglie in difficoltà, esattamente come accade in ogni parte del mondo.
Insomma, TFJ rappresenta un modello, un esempio chiaro di impegno mediatico, sempre attento alla qualità dei contenuti ma capace anche di lasciare spazio ad un sano intrattenimento popolare.
David Arciere
©CultFrame 07/2006
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