Eutanasia del reality
Music Farm e La Fattoria: concorrenti allo sbaraglio

Il reality show ha il suo vero punto di forza non tanto nell’elemento voyeuristico (da parte dello spettatore), quanto piuttosto nel meccanismo del gioco che innesca una competizione tra i concorrenti, competizione che si evolve in genere a colpi di falsità, strategie maldestre, conflitti, finti amori, alleanze e grandi inimicizie. Tutto ciò è reso possibile dalla gara ad eliminazione che amplifica la tensione del gioco man mano che il campo dei partecipanti si restringe. In questo vortice, anche il telespettatore è portato ad affezionarsi, a schierarsi, a seguire fino in fondo (fino a che è possibile) il proprio beniamino. Questo sistema genera anche quel dispositivo che riesce a calamitare lo sguardo dei fruitori di televisione, costringendoli a un percorso virtuale di mesi grazie al quale anche loro si sentono partecipi del programma.

Ebbene, proprio questo fattore centrale è stato negli ultimi tempi neutralizzato da decisioni assolutamente discutibili prese dagli autori. Ma andiamo con ordine.
Già da tempo è in voga nel "format reality" la sostituzione con nuovi concorrenti dei competitori eliminati. Questa pratica avveniva fino a qualche tempo fa solo nella prima parte (fino alla metà circa) dei programmi, quando ancora il rapporto tra protagonisti e spettatori era in fase di solidificazione. Ora, invece le cose sono completamente cambiate.
Esempio n.1: In Music Farm sono stati reintrodotti nel lussuoso loft dove da mesi si scontravano Spagna e Califano, Fortis e Di Cataldo, alcuni cantanti che erano stati eliminati secondo le regole del gioco. Che senso ha dunque, ci si domanda, la feroce lotta ad eliminazione se poi chi viene "cacciato via" rientra?
Esempio n.2: nella fase finale de La fattoria, quando ormai i giochi erano quasi fatti è stato imposto un neo-partecipante (peraltro sconosciuto a molti). Ma l’aspetto incredibile è stato che il nuovo "contadino" era niente meno che un ex recluso della casa de Il Grande Fratello (edizione 2006) che il pubblico aveva deciso di espellere dal gioco di Canale 5. Abbiamo cioè assistito ad una trasmigrazione, totalmente assurda, di un concorrente da un reality all’altro.

Il reality, dunque, sembra ormai una creatura impazzita, un oggetto cangiante, un luogo senza regole, un mondo di vasi comunicanti nelle mani di autori che hanno perso il controllo della situazione. Probabilmente, gli inserzionisti pubblicitari non erano molto contenti degli ascolti e allora bisognava inventarsi qualcosa per rinvigorire questo genere televisivo prima che morisse di morte naturale.
Ma a noi più che una cura, quella adottata ultimamente, ci sembra un’eutanasia (involontaria).

David Arciere

©CultFrame 05/2006


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