
Il piagnisteo in diretta Il Grande Fratello 6, su Canale 5 Avevamo deciso di non occuparci più de Il Grande Fratello, per sfinimento, per noia, per la pochezza della trasmissione. Eppure, in una serata di marzo ci siamo ricaduti. Stavamo facendo uno zapping serale, tra dibattiti politici e intense partite di basket, quando ecco apparire sullo schermo il volto di una giovane donna piangente: una ragazza disperata, distrutta, che si soffia il naso e che sembra vivere un’autentica tragedia. Molto ingenuamente ci preoccupiamo e ci fermiamo sul canale. Dopo qualche secondo di apprensione, capiamo che si tratta de Il Grande Fratello 6. In sostanza, tra due partecipanti al gioco si è sviluppato un travolgente sentimento amoroso, ma come in tutti gli sceneggiati televisivi questo sentimento non può vivere serenamente; deve invece provocare angosce, litigi, fraintendimenti, sconvolgimenti profondi dell’anima.
Veniamo ipnotizzati dal programma e assistiamo al "duello" all’ultimo sangue per chi deve lasciare la casa. Si scontrano Franco e Patrizia. Vince Patrizia. Appena il verdetto del pubblico viene comunicato ai partecipanti, la vincitrice diviene preda di una specie di crisi nervosa (impressionante): sguardo allucinato e perso nel vuoto, lacrime, addirittura forte tremolio delle mani. E che sarà mai… pensiamo dentro di noi. Come è possibile che una persona che partecipa a un gioco per vincere un sacco di soldi si disperi perché il suo "rivale" è stato eliminato?
Continuiamo nella sciagurata visione. Uno dei tenebrosi del gruppo viene messo in comunicazione con la sua amata. Tragedia, disperazione, pianto. E il bello è che a piangere non è solo l’amante che deve sopportare la separazione dalla sua fidanzata ma anche un suo compagno di avventura dentro la casa.
Ma non è finita. Tanto per alzare il livello della trasmissione assistiamo al seguente gioco. La conduttrice invita i maschi a stilare una classifica attraverso la quale si deve stabilire quale delle concorrenti femminili abbia "il decolté" più prosperoso e provocante.
Inutile, fare commenti su un escamotage di così scarso livello, per di più introdotto con una formula totalmente ipocrita (decolté al posto di tette). In sostanza, bisognava verificare, pensate un po’, chi ce le aveva più grosse. Che trovata magnifica.
Il Grande Fratello, dunque, ha ormai preso una fisionomia ben definita. Si tratta di una soap-opera a bassissimo costo, i cui protagonisti devono urlare per farsi riconoscere e litigare il più possibile. Inoltre, devono cercare di costruire delle storie d’amore e soffrire, perché altrimenti la cosa non risulta coinvolgente per il pubblico a casa.
Ulteriore importantissimo ingrediente: il pianto. Bisogna piangere, piangere, disperarsi più che si può.
Infine, un pizzico di "pecoreccio", qualche allusione all’identità sessuale dei protagoinisti, e il reality è fatto. Parafrasando la frase di chiusura della canzone che Simone Cristicchi ha presentato al Festival di Sanremo (forse l’unica interessante), potremmo dire: "che bel programma"!
David Arciere
©CultFrame 03/2006
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