
Sex and the City, addio La saga delle quattro newyorkesi si è conclusa Dunque, anche in Italia si è chiusa l’epopea di Sex and the City. La7 ha infatti mandato in onda gli ultimi episodi della sesta e conclusiva serie.
A onor del vero, la magnifica ed esilarante saga delle quattro newyorkesi nevrotiche e sensibili non si è chiusa all’altezza dello spessore e della linea drammaturgica che aveva contraddistinto Sex and the City in sei anni di vita. Lo spettro dell’imborghesimento e dell’invecchiamento si è palesato in tutto il suo drammatico splendore. Le quattro ragazze hanno infatti trovato l’amore, quello vero e definitivo. Di cosa parleranno, viene da chiedersi, ora che hanno raggiunto il loro scopo? Samantha non potrà più descrivere le sue esilaranti performance sessuali, Charlotte non potrà più lamentarsi di non avere figli e un marito premuroso, Miranda non reciterà più la parte della finta cinica-dura dal cuore nascostamente tenero.
E Carrie? La bionda, delicata e simpatica giornalista non porterà più avanti le innumerevoli e sfortunate storie d’amore… Mister Big, infatti, si è deciso, e finalmente ha scelto lei, per sempre.
Ci saremmo aspettati da sceneggiatori moderni, geniali e brillanti come quelli di Sex and the City un finale più scoppiettante e aspro ma evidentemente, come spesso accade in queste occasioni, gli autori hanno finito per affezionarsi troppo ai personaggi che avevano creato.
Dopo sei anni di glorie e piccole polemiche, si può però senza dubbio affermare come questo serial tv, incentrato su cinque personaggi (le quattro ragazze, più una vibrante New York), abbia rappresentato una svolta nella storia del linguaggio televisivo. Parlare di sesso in maniera realistica e senza condizionamenti sociali, pudori e perbenismi, è stata una sfida, vinta con successo. In Italia, la prima serie fu accompagnata da un ridicolo e provinciale dibattito "tra donne" che nulla di interessante era in grado di aggiungere ai temi affrontati nelle varie puntate. Lasciate libere di parlare di amplessi, orge, incontri improvvisi, pratiche sessuali più o meno ordinarie, esperienze omosessuali e sado-maso, senza la cappa del commento rassicurante, anche nel nostro paese Sex and the City ha potuto raccontare al mondo occidentale con sguardo libero, ironico e tagliente la vita di quattro normali ragazze di città.
Le disavventure delle protagoniste hanno così illuminato le vicende personali di ognuno di noi (non solo delle telespettatrici); hanno esorcizzato le nostre paure e le nostre fragilità; ci hanno divertito prendendo in giro ossessioni, vizi, fragilità, dubbi ma ci hanno anche fatto riflettere parlandoci di amore, affetti interpersonali, dolore, frustrazione, sofferenza e solitudine. Tutto ciò organizzato sia a livello narrativo che sul piano formale/registico in maniera equilibrata ed ineccepibile. Certo, il fatto che Carrie portasse sempre vestiti "intollerabili" e scarpe da mille dollari trasportava il racconto in una sorta di dimensione favolistica, a tratti stucchevole, ma l’impianto realistico e la verve comica delle scene riportava costantemente il gioco dei caratteri alla sua funzione espressiva: rappresentare i problemi personali, psicologici e sessuali dei trentenni e quarantenni del mondo capitalistico con uno spirito libero e sano umorismo.
Carrie (Sarah Jessica Parker), Samantha (Kim Cattrall), Miranda (Cynthia Nixon) e Charlotte (Kristin Davis) ora vivranno la loro vita nella piena maturità. Noi continueremo a immaginarle ancora a ridere e fare battute al vetriolo durante uno dei loro soliti pranzi, tra lacrime e sorrisi. Sullo sfondo New York le abbraccerà, come sempre, per non farle sentire mai sole.
David Arciere
©CultFrame 12/2004
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