
Per fortuna ci sono le Olimpiadi I Giochi di Atene 2004 sulla tv italiana Dopo il provvidenziale e fondamentale periodo di disintossicazione del mese di agosto, il ritorno davanti allo schermo della televisione è solitamente traumatizzante. La ripresa dello zapping è accompagnata da nausea, sensazioni di malessere generale, mal di testa, insofferenza, nervosismo, cattiva digestione. Rientrare in contatto con il bombardamento quotidiano di colori, presentatrici siliconate, conduttori dai congiuntivi pirotecnici e telegiornali di una bruttezza agghiacciante è un’esperienza davvero dura. Poi, però, ci si abitua e il rutilante delirio proveniente da tubi catodici e schermi al plasma riprende il dominio delle nostre abitazioni e dei nostri sguardi (purtroppo), sottofondo costante di esistenze meccaniche e sempre uguali.
Per fortuna che quest’anno ci sono le Olimpiadi. La prima immagine che abbiamo visto dopo tre settimane di astinenza totale da video è stata una meravigliosa stoccata di una fiorettista italiana, gesto atletico sublime nel quale confluiscono velocità, precisione, potenza, agilità, creatività e intelligenza tattica.
Ma lo sport, si sa, è materiale altamente telegenico e le Olimpiadi rappresentano una sorta di esaltazione all’ennesima potenza di "movimenti nella bellezza", di ardore fisico e di sentimenti popolari, collettivi e individuali. La competizione olimpica è un concentrato furibondo di tensione e divertimento, di piacere visuale estetico e di sogni di gloria. Quale fiction può fornire tali emozioni? Nessuna. Se pensiamo alle lagne intollerabili che le emittenti pubbliche trasmettono tutto l’anno, compresi i nuovi reality show, le gare di atletica, le evoluzioni dei tuffi, le acrobazie della ginnastica sono autentici concentrati di poesia.
Peccato però che i cosiddetti professionisti della tv ce la mettano tutta pur di rendere meno godibili i Giochi. La regia greca risulta assolutamente impreparata per quel che riguarda alcuni sport. Le riprese del "corpo libero" della ginnastica artistica sono costantemente rovinate da un’inquadratura bassa che non permette allo spettatore di apprezzare le favolose diagonali degli atleti. Nella pallanuoto, sia femminile che maschile, spesso si stacca (l’inquadratura) in frangenti sbagliati, mentre nel tiro con l’arco i "potenti mezzi della tv ateniese" non riescono a far vedere contemporaneamente le due coppie che sono sul campo. Inoltre, sono spesso mediocri le riprese che riguardano il softball e il baseball.
A ciò si aggiungono dei commenti dei telegiornalisti di casa nostra in alcune occasioni quasi irritanti. Abbiamo sentito in questi giorni dei giudizi che tradiscono un’evidente incompetenza, giudizi accompagnati da affermazioni affrettate e superficiali, dal tono inutilmente retorico.
Gli urlacci di Galeazzi nel canottaggio non mancano mai, ma almeno lo spettatore ha la certezza della competenza dell’imponente giornalista. Ottimi i commenti tecnici nel ciclismo di Davide Cassani, sempre precisi, semplici e chiari. Onnipresente il Prof. Dal Monte, grande medico sportivo in grado di fornire interessanti indicazioni bio-meccaniche.
Il diluvio di immagini sportive continuerà sulla Rete Due fino alla conclusione delle Olimpiadi. Da segnalare che in questo magma spesso informe di informazioni, una trasmissione spicca su tutto. Si intitola Buonanotte Atene. E’ condotta da un brillante e vivace Marco Mazzocchi e ogni sera propone un grande riassunto della giornata con esperti dei vari settori, dirigenti e atleti. Il tono è ironico e spensierato. Da notare che proprio questo programma, in genere ben fatto, ha presentato due situazioni opposte ed emblematiche: una un po’ spiacevole, quando si è detta qualche parola di troppo (poco elegante) su una judoka brasiliana che viene da un’operazione per il cambio di sesso. Ci ha pensato però Candido Cannavò a rimproverare tutti, dando una lezione di stile e di giornalismo.
Un’altra pagina significativa, questa volta geniale, è stata quella del 23 sera quando uno scatenato Yuri Chechi ha coinvolto tutti gli ospiti in un gioco mimico che ha fatto diventare lo studio un teatro di cabaret. Ogni tanto ridere su una cosa seria come le Olimpiadi non può che far bene.
David Arciere
©CultFrame 08/2004
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