
Ruanda, dieci anni dopo Il genocidio avvenuto nel 1994 ricordato solo ne L’Infedele su La7 I periodi legati alle festività e alle vacanze (Natale, Pasqua, Agosto) corrispondono ad una programmazione televisiva, senza mezzi termini, deprimente. I palinsesti vengono sconvolti in modo inquietante, a parte alcuni grandi contenitori popolari(?) che "anno" adattarsi a tali periodi in modo funambolico.
Nel caso della recente Pasqua 2004, tutto si è svolto secondo le regole, in una noia generale e soporifera. In questa situazione hanno trovato spazio innumerevoli dibattiti sul mediocre e pericolosissimo film di Mel Gibson dedicato alla passione di Cristo; dibattiti in genere poco approfonditi, abilmente guidati, nei quali è emerso un preoccupante fenomeno di stampo fondamentalista che ha sommerso le poche voci contrarie alla pellicola in questione.
Nella discussione svoltasi a Domenica In (11 aprile) si è assistito ad una continua giustificazione degli eccessi pseudo-mistici e splatter ideati da Mel Gibson a cui hanno tentato di opporsi senza successo uno psichiatra, che ha avuto il coraggio di definirsi laico e agnostico, e Gad Lerner che, per motivi personali, ha dovuto lasciare il programma prima della sua conclusione.
Proprio Gad Lerner ci fornisce lo spunto per parlare di una sua trasmissione che in queste feste appena passate è uscita fortunatamente fuori dal coro. Ne L’Infedele (La7) di sabato 10 aprile si è infatti parlato di un argomento che gli organi di informazioni hanno presto dimenticato e che invece ha rappresentato uno dei crimini più mostruosi della storia del XX secolo: il genocidio avvenuto nel Ruanda esattamente dieci anni fa.
Ci vuole sensibilità umana e professionale, capacità di elaborazione culturale, indipendenza giornalistica ed intellettuale per affrontare una simile materia durante il sabato pre-pasquale. Immaginare che qualche famiglia abbia visto il programma mentre rompeva le uova di cioccolata è qualcosa di quasi inverosimile. Probabilmente davanti al teleschermo, a seguire L’Infedele, c’erano solo gli appassionati di quella che, senza alcun dubbio, è la migliore trasmissione della televisione italiana, sia pubblica che privata. Eppure, nonostante i bassi ascolti, il fatto che esistano appuntamenti come quelli curati da Lerner ci fa pensare che uno spazio per la riflessione ci sia ancora, non solo nelle emittenti televisive ma anche nel cervello di un pugno di italiani.
Ciò che è successo in Ruanda nel 1994 (quasi un milione di morti e due milioni di profughi su una popolazione di sette milioni di cittadini) è un accadimento spaventoso, dalle proporzioni veramente devastanti. Così, nel decennale di questo terribile evento le emittenti nazionali invece di cercare di capire il perché di questa tragedia hanno dato spazio a discussioni sulla presunta esattezza filologica delle scene relative alla flagellazione di Cristo contenute nel film di Gibson.
Per fortuna che c’è Gad Lerner, uno dei pochi giornalisti di casa nostra che non dimenticano, uno dei pochi, oggi, in grado di fare una televisione che abbia un senso.
David Arciere
©CultFrame 04/2004
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