Una vita da impiegati
Camera Cafè, un programma da non perdere

Inquadratura fissa, sempre uguale. Profondità di campo, illuminazione diffusa. Porzione di realtà immutabile. Interno giorno/pomeriggio, due tavolini alti, la porta di un bagno (con rumore dello sciacquone tipo colonna sonora) e, in fondo, l’ascensore.
Uno sguardo implacabile, cinico, gelido e, soprattutto, oggettivo cattura un microcosmo, una specie di limbo delle anime del capitalismo, luogo del libero sfogo dei conflitti all’interno di un ambiente deprimente di fantozziana memoria: l’azienda, o meglio l’ufficio.
Si tratta di una soggettiva ossessionante (della macchina del caffè) che in maniera terribilmente diretta riprende le disavventure dei moderni impiegati e dei loro cattivissimi superiori. Questo distributore automatico di bevande è, dunque, testimone di una tragedia grottesca, i cui protagonisti credono di essere individui pensanti ed invece sono, forse consapevolmente, solo ingranaggi di un meccanismo che in nome del profitto (individualistico, cioè del padrone) distrugge proprio le individualità, e soprattutto, la dignità delle persone.

No, non si tratta di uno sceneggiato della tv dell’ultimo paese bolscevico e leninista-marxista esistente al mondo, ma di una geniale situation-comedy in onda tutti i giorni su Italia Uno: Camera Cafè.
Un paradosso, qualcuno potrebbe pensare. Ma così è. D’altra parte la rete de Le Iene, ed anche di Bisturi purtroppo, ha ogni tanto qualche guizzo significativo, che a nostro avviso va elogiato. Camera Cafè è senza dubbio uno dei programmi più azzeccati e divertenti degli ultimi anni. Racconta con molta chiarezza le infernali e umilianti dinamiche che si verificano negli uffici, gironi danteschi in cui persone completamente diverse, pur disprezzandosi profondamente, sono costrette a convivere, fianco a fianco, a volte per anni. Dal direttore malvagio e arrogante, al sindacalista non proprio irreprensibile, dalla dirigente bonazza e fastidiosa alla segretaria timida e repressa, dal contabile piccolo borghese e dominato dalla figura materna all’autista-guardia del corpo del presidente, l’intera mostruosa fauna dell’universo-azienda è rappresentata senza pietà.

L’impianto narrativo è suddiviso in scenette brucianti, autonome e brillanti, caratterizzate da dialoghi secchi e battute fulminanti. Tutto è ovviamente elaborato in maniera parossistica. Le tensioni sono sempre spinte fino all’eccesso, così come gli aspetti perversi (umanamente e psicologicamente) e grotteschi delle varie situazioni che si succedono sono costantemente amplificati. Questa pirotecnica struttura del racconto viene oltretutto alimentata da una recitazione volutamente sopra le righe ma sempre efficace e raffinata.
Autentici, bravissimi, mattatori di Camera Cafè sono Luca Bizzarri (Luca Nervi – Responsabile acquisti e delegato sindacale) e Paolo Kessisoglu (Paolo Bitta – Responsabile vendite), ma notevoli appaiono anche Alessandro Sampaoli (Silvano Rogi – Contabile), Debora Villa (Patti – Segretaria) e Renato Liprandi (Augusto De Marinis – Direttore).
Gran parte del merito per ciò che riguarda la perfetta riuscita di questa trasmissione va comunque agli sceneggiatori, Lorenzo De Marinis, Carlo Giuseppe Gabardine, Fabrizio Gasparetto, Nicola Lorenzi e Domenico Di Berardino, i quali nonostante il gran numero di sketch che sono costretti a scrivere riescono a mantenere uno standard qualitativo alto. Da non dimenticare la regia puntuale e ritmica di Christophe Sanchez.

David Arciere

©CultFrame 02/2004





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Relazioni
Il sito di Camera Cafè

Il sito di Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu





Crediti
TitoloCamera Cafè
Scritto daLorenzo De Marinis, Carlo Giuseppe Gabardini, Fabrizio Gasparetto, Nicola Lorenzi, Domenico Di Berardino
RegiaChristophe Sanchez
InterpretiLuca Bizzarri, Paolo Kessisoglu, Alessandro Sampaoli, Debora Villa, Renato Liprandi
Scenog.Max Zucca
CostumiSilvia Giacò
Direttore della FotografiaMarco Sirignano
Orariolun.-ven. alle 19
mer. alle 23.30
sab. alle 19 (Il meglio della settimana)
dom. alle 11.50 (Gli episodi più votati)
 
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