
James Nachtwey - War Photographer Il film di Christian Frei trasmesso da Rai Tre Capitano di rado, nella programmazione televisiva nazionale degli ultimi anni, veri momenti di riflessione sulla storia contemporanea e sul rapporto tra gli artisti dei nostri giorni e le tensioni socio-politiche internazionali. Così, la messa in onda del documentario War Photographer, del regista Christian Frei, avvenuta sabato 8 febbraio su Rai Tre (ore 23,15), ha rappresentato una salutare pausa di approfondimento in un sistema frammentato e convulso come quello della tv italiana.
Al centro di questo film-documento di notevole spessore è la figura del più significativo fotoreporter di guerra attualmente in attività: l’americano James Nachtwey.
Il racconto delle sue giornate, dei viaggi in luoghi pericolosi. L’opera meritoria di testimonianza visiva del dolore e della sopraffazione dell’uomo sull’uomo. La sensibilità dello sguardo e dell’approccio. La carica psicologica e l’atteggiamento rispettoso di Nachtwey, fanno di questo fotografo l’occhio lucido della gente comune sulle atrocità del mondo.
Il lavoro di quest’artista (possiamo proprio definirlo così) non si limita solo a rappresentare la violenza e la guerra. La povertà, le condizioni disagiate di milioni di individui e il degrado sociale sono tematiche che entrano nei suoi scatti con una potenza sconvolgente.
Il documentario di Frei, pluripremiato ed ospitato in prestigiosi festival internazionali (Locarno, Tel Aviv, Città del Capo, Berna) cerca di far identificare lo sguardo dello spettatore con il dispositivo ottico di Nachtwey. Attrraverso due mini telecamere, una posta sull’asse della macchina, l’altra rivolta verso il volto del fotografo, si entra in un universo espressivo in cui la sfera delle emozioni, la razionalità del fotoreporter e lo spirito di conoscenza finiscono per confluire in un unico territorio creativo.
War Photographer è dunque un film che coinvolge il fruitore, giocando proprio su questo intreccio, elaborato con acutezza e raffinatezza intellettuale. Lunghe sequenze di guerra si alternano a brani in cui James Nachtwey, con aria seria e tranquilla e il volto scuro e intenso, parla della sua vita e del suo lavoro, attività che giorno per giorno lo mette in rapporto anche con l’angoscia della morte. La sua più che una professione sembra essere una missione. Ma ciò non lo distoglie dalla cura tecnica e stilistica della costruzione dell’immagine. Come in un piccolo miracolo, il suo obiettivo cattura situazioni di incredibile equilibrio formale, situazioni però che non si esauriscono in estetismi e virtuosismi compositivi narcisistici. Anzi comunicano un’idea precisa, etica, sulla natura delle azioni umane.
Christian Frei ha saputo con questo sua opera effettuare un ritratto credibile e fedele; non ha utilizzato la carta della retorica e della santificazione del personaggio ma ha cercato con chiarezza di descrivere attraverso toni pacati e distesi la capacità di un fotografo di essere di fatto lo sguardo dell’uomo normale sull’assurdità degli accadimenti storici contemporanei.
David Arciere
©CultFrame 02/2003
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