Alla ricerca dell’informazione perduta
Porta a Porta e la tv del XXI secolo

Tarda sera del 23 maggio 2002. Porta a Porta, talk show condotto su Rai Uno da Bruno Vespa, ospita il Presidente del Consiglio nell’ambito di una trasmissione che dovrebbe informare i cittadini sul lavoro dell’esecutivo e, giustamente, equilibrare la precedente serata dedicata all’opposizione.
Fin qui tutto bene, ma non entrando ovviamente in questioni di carattere politico, vogliamo soffermarci sulla struttura del programma e sui suoi risvolti legati alla comunicazione e al giornalismo.

L’intero impianto della puntata era stato concepito per dare tutto lo spazio possibile alle dichiarazioni del Capo del Governo. I direttori di prestigiosi quotidiani come La Stampa e il Messaggero ridotti al ruolo di comparse, il conduttore estremamente silenzioso e gentile, un testimonial governativo (il ministro delle Infrastrutture) a cui non è stato concesso spazio, un esponente dell’opposizione relegato in un collegamento via satellite (così come un deputato del governo nell’appuntamento della sera prima, a dire il vero).

Abbiamo così assistito ad una sorta di monologo decisamente spettacolarizzato, con un diluvio di primi piani sul Presidente del Consiglio, il quale per gran parte del tempo è stato seduto dietro una scrivania posta frontalmente ad una telecamera. Ritmo lento, noia assoluta, ripetitività parossistica, rigidità dell’architettura formale, mancanza di un vero e costruttivo contraddittorio (a parte gli interventi del rappresentante dell’opposizione), conduzione morbida e asettica.

Ebbene, ci domandiamo, come già facemmo in occasione di un articolo sul Maurizio Costanzo Show, quale valore informativo possa avere un programma così concepito. Pensate che quando il direttore de La Stampa, con un certo coraggio, ha provato a parlare di scelta inopportuna in occasione della conferenza stampa effettuata dal Capo del Governo insieme alla bambina riportata in Italia dopo due anni di forzata sosta nell’Ambasciata italiana di Algeri, tutto è stato liquidato da parte del Cavaliere con la seguente frase: "…ho detto a M. (la bambina), vieni che ti faccio vedere dove lavora zio Silvio".
Una dichiarazione così inconsistente avrebbe forse meritato qualche considerazione più approfondita. Ma così non è stato. L’uso dei mezzi di comunicazione di massa è infatti un tema delicato e riassumere in una "battutina" divertente, senza che nessuno contraddica chi l’ha pronunciata, le motivazioni che hanno portato una bambina a salire sul palco di una conferenza stampa pubblica ripresa da tutti i tg appare inaccettabile.
Auspichiamo, dunque, che venga realizzato al più presto con la presenza di intellettuali, giornalisti, uomini politici di tutti gli schieramenti e massmediologi un dibattito serio su tale argomento.
Così, solo per fare un po’ di sana televisione.

David Arciere

©CultFrame 2002


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