Manuale per i viaggiatori
Marinella Senatore

Una giovane donna cerca se stessa scavando in ogni dove della sua biografia: questo scavare diventerà il perno fondante la sua pratica artistica. In questo film, la donna-filmaker diventa bambino che nasce e che cerca, in un emozionantissimo flashback, gli elementi della sua vita, risalendo anche a prima ancora del suo concepimento: un affresco dei suoi, puntellato da voci fuori campo; l’antropologo che divenne suo maestro di vita; i luoghi cari insieme a tutte le persone che vi gravitano. Una costellazione di storie, avvitate una all’altra senza mai separarsi. Un corpo a corpo mai macchinoso, mai flebile, mai ridondante - con il racconto, con la parola che diventa azione, battuta.
Trecento tra macchinisti, tecnici, aiuto, sarti e scenografi, protagonisti, comparse e camei (il collezionista e fashion designer napoletano Ernesto Esposito, la giornalista Lorenza Pignatti). Trenta giorni tra studio, allestimento scenografico e riprese, altrettanti per il montaggio. Manuale per i viaggiatori (ITA, sottotitoli inglese) è un film di 45 minuti. Alla camera, alla regia, al suono e alla fotografia Marinella Senatore, classe 1977, artista visiva con l’ossessione per il suono e per la luce, che – con meno di 20.000 euro - realizza un film prodotto da un museo italiano di arti visive, il Madre, ed interamente girato nei suoi spazi (pochi gli esterni, tutti nel napoletano, tra cui: Piazza Plebiscito, un lido cumano, lo splendido orto botanico cittadino).

L’arte emergente sarà ospitata nella project room del massimo delle arti visive napoletano grazie ad un programma firmato dal casertano Gigiotto Del Vecchio e da Stefania Palumbo, di Portici. Non nuovi ad una stretta collaborazione, i due curatori e critici sono anche gli animatori di Supportico Lopez, una vivace home gallery nel popolare (e pericoloso) quartiere dei Vergini, a pochi passi dal museo (innestato nella più antica e degradate zona di Napoli, per la quale reclama un rilancio). Per il Madre, Del Vecchio e Palumbo si occuperanno di progetti speciali e iniziano, appunto, dal film di Senatore.
E’ raro andare in un museo d’arte per vedere un film (ed è rarissimo vedere emergenti o giovani artisti al Madre!). Infatti, un inconsueto pubblico giovane ha affollato la premiere, che ha visto due proiezioni stracolme al pari del cortile del museo, puntellato nel solo opening da brani fisici della storia (una scenografia con un angolo sonoro che immerge i visitatori nella vita sognante appena percorsa in sala e uno slide show gigante del backstage, di cui fanno parte anche le foto che corredano questo articolo).
Divinatoria come tutte le donne del sud sanno essere, Marinella Senatore prima di proiettare il film insieme ai giovani diplomandi in scenografia della locale Accademia di Belle Arti che firmano con lei il mediometraggio, dice: "L’abbiamo fatto, ora diamolo al mondo". Non è solo un film godibilissimo. Manuale per i viaggiatori è principalmente un’opera collettiva e un esempio di arte pubblica. Finalizzato a dare e ricevere, puntualizza l’artista.
Una collettività temporanea fatta di persone che si scambiano qualcosa (tutti coloro i quali hanno preso parte alla lavorazione, sono stati scelti con casting aperti al pubblico, annunciati dai principali giornali locali) e che imparano la settima arte, donando la loro presenza, il loro tempo, in una parola la dedizione al progetto dell’artista.

Partendo dal 1977, anno della nascita dell’artista, la storia si dipana ora con i toni della fiction, ora del docu-dramma, ora del musical, puntellata con abbondanti affondi nel folk della belle époque (l’artista pare indulgere particolarmente, soprattutto sulle scene sonore, nel sound post-depressione americana), insomma mischiando amabilmente tutti i generi amati. Voci fuori campo, ossessivamente stratificate come una sorta di campionatura dal vivo, rincorrono una trama di racconto che serve solo a tenerne insieme la battuta, l’entrata in scena (in questo film la cosa curiosa è che l’audience può considerarsi sia ascoltatrice che spettatrice in quanto gli stimoli sono in grado di sdoppiare le possibilità di godere l’opera). Senatore ha amato i film di Greenway, dove ogni possibilità di futuri accaduti viene sezionata da più angolazioni, tutte presentate al pubblico che in cuor suo sceglie la più magica. Ma questo film ricorda anche il Wenders di Million Dollar Hotel: l’artista dipana i suoi sketch con una serie di back e forward che prendono la vita e ne scorrono tutti i rivoli, rivoltandola mai con sussiego. Costringendo il pubblico ad inarcarsi per il pendio che di volta in volta il ruscello prende. Tutti gli elementi del racconto corale sono sempre in scena: dalle comparse che si preparano per la prossima battuta, agli aiuto regia e ai macchinisti che seguono la scena, ai costumisti che preparano i dettagli. Il set del film è la forma-canzone principale del racconto. Il set fisico, tutti i suoi contorni, anche quelli più lontani dall’azione. Mai visto in un film classico, dove l’azione della lente si stringe attorno al piano o alla sequenza, non devia verso l’imperfetto, verso il contorno. Forma-canzone non a caso, perché il protagonista del film è il suono. La scena più bella per la magia del suono è quella che racconta le infelicità coniugali della sarta (quella vera del film, che a un tratto diventa personaggio indipendente). Viene descritta come la compagna infelice di un uomo pingue e gradasso che la segue ovunque lei vada e la opprime, sgranocchiando sempre noccioline americane. Ad un tratto lui siede nel pieno dell’iconografia dell’uomo del sud: muro scrostato, uscio fetente, carrellino con il ghiaccio e gli sciroppi in bottiglia per fare le granite. Meriggio, calura, uomo refrattario ad ogni voglia di muoversi dalla sedia, ciondoloni sul grigio del muro e sulla povertà dell’uscio. Ad un tratto un soffio di vento lieve fa tintinnare i bicchieri che coprono i tappi della granita. La scena respira con il suono, la calura si alza e persino l’uomo odioso pare rarefarsi alla dolcezza del movimento. Di magie come queste, la storia ne serba a decine. Basta intraprendere il viaggio.

Diana Marrone

©CultFrame 10/2007
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Manuale per i viaggiatori
di Marinella Senatore





Relazioni
MADRE, Napoli





Informazioni
CittàNapoli
Quando05/10/2007-03/12/2007
DoveMADRE, Museo Arte Contemporanea Donna Regina
Telefono(39)08119313016
OrarioVia Settembrini 79
CuraGigiotto Del Vecchio, Stefania Palumbo
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FilmManuale per i viaggiatori
RegistaMarinella Senatore
Prod.MADRE, Museo d'Arte Contemporanea Donna Regina
FotografiaMarinella Senatore
Musiche originaliIvan Dalia, Luca Toller
PaeseItalia
Anno2007
Durata45 min.
 
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