
(s)aint Marilyn Manson Tutto ciò che viene sottoposto a censura ci interessa per principio. A cominciare da ciò che viene censurato poiché concepito proprio per ottenere questo provvedimento. Non diciamo che questa sia solo una furbizia, affermiamo semplicemente che vi sono dei musicisti e degli artisti che hanno fatto della loro "differenza" un marchio di fabbrica e dell’eccesso una necessità promozionale. Tali artisti sono ormai costretti a portarsi questa immagine appresso per non deludere fan, e soprattutto la loro casa discografica. Prendete ad esempio Marilyn Manson, cantante che ha sapientemente costruito un look destabilizzante (solo all’inizio), look ormai divenuto talmente familiare da essere quasi borghese.
La sua immagine è fortemente legata anche ai video che accompagnano il lancio pubblicitario dei suoi brani. Così, ecco comparire (si fa per dire) il video di (s)aint. Ennesima prova ai limiti del sopportabile di una rock star che, diciamolo pure, è per nulla fuori dagli schemi e che ha saputo semplicemente riempire uno spazio che il mercato richiedeva.
In ogni caso, il video di (s)aint è stato affidato alla regia di Asia Argento, artista alternativa di casa nostra che però è realmente dotata di un talento visionario non sempre compreso in patria.
(s)aint è concepito come una specie di incubo in cui la figura di Marilyn Manson è al centro di un meccanismo di sesso, morte e sangue per certi versi veramente inquietante. L’incubo ben delineato da Asia Argento è ovviamente impostato su atmosfere cupe e su risvolti espressivi deliranti. Il video è interessante sotto il profilo visuale ma alquanto ripetitivo. D’altronde Marilyn Manson vive sull’iterazione di un cliché che (lo ripetiamo) è ormai diventato rassicurante. Da regista intelligente qual è, Asia Argento ha capito al volo la situazione a ha regalato ai fan del cantante ciò che loro si aspettavano.
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©CultFrame 09/2007
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