
Il Galeone Ronin Non capita spesso, ma ogni tanto si palesa nel circuito della "distribuzione" dei videoclip musicali italiani un autentico ufo. Utilizziamo questa definizione (ufo, appunto) in senso totalmente positivo, in quanto oggetto non identificato e non identificabile capace di rinnovare il linguaggio e la narrazione nel formato breve, di sconvolgere codici commerciali e abbattere barriere comunicative.
In questi ultimi tempi ne è stato avvistato uno. Si tratta de Il Galeone del gruppo Ronin. Il video è un piccolo capolavoro di poesia, sia musicale che visiva. Il brano (l’adattamento musicale è stato firmato da Paola Nicolazzi) è ispirato a una struggente poesia anarchica costruita intorno al testo del carrarese Belgrado Pedrini (antifascista e partigiano), mentre la parte visuale è stata affidata a Ericailcane. Quest’ultimo è un'esponente della street art, artista che dopo l’esperienza fuori dagli schemi degli interventi improvvisi in luoghi aperti ha recuperato un rapporto profondo e addirittura lirico con la figurazione.
Ericailcane ha costruito intorno al testo un’avventura visionaria e oscura, in cui scheletri e cadaveri conducono un galeone misterioso verso una libertà, forse solamente sognata, immaginata in una vita precedente. Le atmosfere sono inquietanti e allo stesso tempo quasi delicate, basate su un tono malinconico e triste che amplifica fortemente il messaggio ideale della canzone. Determinate venature di assurdo sembrano evocare il primo periodo della produzione lynchiana, soprattutto per quel che riguarda l’uso dell’animazione.
Guardare il video de Il Galeone significa essere proiettati in una dimensione "altra" rispetto al baraccone dell’industria musicale italiana. Ed è proprio grazie a un videoclip come questo che si può comprendere come anche nel sistema di mercato possa esistere una musica diversa ed un’esperienza visuale e creativa fuori dai paletti borghesi.
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©CultFrame 02/2007
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