Cous cous
Abdellatif Kechiche

Beiji ha sessanta anni e vive in una cittadina vicino a Marsiglia. L'uomo è un lavoratore portuale di origine tunisina. E' divorziato, ede ha una nuova compagna, ma nonostante ciò continua a vivere a stretto contatto con la ex moglie e i figli. Il periodo che sta passando Beiji non è dei migliori, così decide di dare una svolta alla sua vita. La svolta sarà rappresnetata dall'apertura di un ristorante di specialità maghrebine.
L'entusiasmo di Beiji non si spegnerà neanche quando inizieranno problemi di carattere legale e burocratico.

Recensione

Bisognerebbe prima capire se Cous cous sia un film tunisino oppure francese. Ma forse è sia uno che l’altro. La nuova pellicola di Abdel Kechiche, già autore di Tutta colpa di Voltaire e de La schivata, ha creato un po’ di scompiglio all’ultimo, e un po’ addormentato, festival di Venezia, con il suo regista che mirava "a tutti costi" al Leone d’oro, e che invece è riuscito a portare a casa ben due riconoscimenti importanti, il gran premio della Giuria e quello per la migliore attrice esordiente. Adesso cerca il suo pubblico anche in Italia, distribuito dalla Lucky Red, dopo aver ricevuto critiche "ditirambiche". Ma quanto tutto questo sia dovuto alla sua natura araba, e alla conseguente moda che c’è ormai nel nostro paese nell’apprezzare qualsiasi prodotto proviene da quelle aree del mondo, oppure sia dovuto alla sua radice, almeno nel modo di girare, francese che in Italia conosciamo bene? Crediamo che tutte due le tesi siano credibili, ma la verità sta nel mezzo. Cous cous è un film onesto, girato benissimo e che deve moltissimo a certo cinema medio francese come quello di un Patrice Leconte o di un Robert Guediguian. D’altra parte il microcosmo franco-arabo che racconta è affrontato con un occhio al neorealismo italiano e un altro alle classiche saghe familiari che spesso e volentieri provengono dalle cinematografie arabe dell’Africa maghrebina.

Kechiche si muove in quel contesto sociale con grande leggerezza offrendo un racconto corale che parla di esseri umani, della loro difficoltà di vivere ma anche del desiderio di riscatto e della volontà di emergere socialmente che lega le persone ai sentimenti e a un obiettivo da raggiungere insieme nonostante i contrasti personali.
Si può riconoscere persino Visconti in questa società quasi matriarcale e in questa storia alla Rocco e i suoi fratelli, i quali vengono non già dalla Sicilia ma piuttosto dalle coste del Nord Africa. E questo non è un merito da poco. Ma la sua grande virtù è anche di aver tratteggiato una serie di ritratti inediti straordinariamente universali e perfettamente contemporanei come non si vedono spesso al cinema. E l’allegoria del cibo (il cous cous) e della danza (quella del ventre finale), elementi estremamente semplici, che grazie ad un racconto arioso e pieno di grazia riescono ad assumere una dimensione poetica alla Marcel Carné che tanto manca dall’ultimo cinema francese. Ma si sa che ormai il futuro del cinema in quel paese deve fare i conti con i suoi ex immigrati. Realtà che sfugge completamente al nostro paese. E solo a causa di questa consapevolezza possiamo elevare un film come Cous cous, non particolarmente originale, ad opera di grande valore culturale. E intendiamo quest’ultima parola nel suo senso archetipico.

Nikola Roumeliotis

©CultFrame 01/2008
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Cous cous
di Abdellatif Kechiche





Relazioni
IMDb. Albdellatif Kechiche - Filmografia

Lucky Red





Crediti
TitoloCous cous
Titolo originaleLe graine et le mulet
RegiaAbdellatif Kechiche
Sceneg.Abdellatif Kechiche
MontaggioGhalia Lacroix
Scenog.Benoit Barouh
FotografiaLubomir Bakchev
InterpretiHabib Boufares, Hafsia Herzi, Faridah Benkhetache, Abdelhamid Aktouche, Bouraouïa Marzouk,
Produz.Claude Berri
Distrib.Lucky Red
OrigineFrancia
Anno2007
Durata151 min.
 
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