
The Aviator Martin Scorsese Lunga e complessa ricostruzione biografica relativa a uno dei personaggi più singolari della storia di Hollywood. Dal 1927 al 1947, vent'anni di vita del produttore e magnate dell'aviazione Howard Hughes, quasi completamente sconosciuto al pubblico di oggi; tra film, amori, imprese e i primi germi di quelle manie compulsive e di quelle terribili ossessioni che lo avrebbero ridotto, in ultimo, ad un'angosciosa esistenza reclusa in una camera d'albergo di Las Vegas.
Recensione
Recentemente baciato da una pioggia di nomination, The Aviator potrebbe essere la prima pellicola a regalare a Scorsese l'oscar per la regia, sfiorato in quattro occasioni e mai vinto. Niente da eccepire: il film ha tutte le carte in regola per trionfare agli Academy Awards, ma continuiamo a credere che il miglior Scorsese sia ancora quello di 10 anni fa. Parafrasando Fitzgerald, quella del texano Howard Hughes (1905-1976), petroliere, produttore cinematografico, donnaiolo e pioniere dell'aviazione americana è una storia del west. Si parte dal 1927, anno delle tribolate riprese di Hell's Angels (Gli angeli dell'inferno), film del muto rigirato in sonoro con spettacolari sequenze aeree che uscirà solo nel 1930, dopo 4 milioni di dollari, 3 anni di ciak e 560 ore di pellicola, lanciando l'attrice Jean Harlow e incassando almeno il doppio della cifra spesa per produrlo.
Alla Hollywood degli anni '30, ai suoi divi e alle feste è dedicata tutta la prima parte: la scelta è quella di una mimesi assoluta, scrupolosa, che si avvale delle scenografie di Ferretti e con la quale Scorsese salda il sospeso con un cinema da sempre amato. Movimenti di macchina seducenti, orge di carrelli e tutto il virtuosismo scorsesiano - le scene al night club ricordano New York, New York - al servizio di una messa in scena maestosa ma un po' fredda. Sfilano i personaggi dell'epoca, Errol Flynn e Louis Mayer, fino a Katherine Hepburn, conosciuta sui campi di golf (omaggio a Susanna?) e poi diventata l'amante di Hughes. Con una splendida ellisse la mano che carezza il corpo della Hepburn si sposta sul metallo di un aereo: come ne Il mio corpo di scalderà - scandaloso film strappato ad Hawks e finito dallo stesso Hughes - dove la scelta era tra donna e cavallo, il primo posto tocca alla passione per il volo. E' già chiaro nella sequenza del pranzo con la famiglia dell'attrice, in cui il colto snobismo dell'est si scontra con il pragmatismo dell'uomo venuto dall'ovest, ma diventa certo in tutta la seconda parte del film, decisamente più riuscita. L'acquisto della TWA, il progetto dell'XF11 e dell'Hercules sono sottolineati da un cromatismo differente, più acceso. Nonostante Hollywood continui ad essere presente, nella censura di Il mio corpo ti scalderà o nella relazione con Ava Gardner, è la lotta per i cieli a prendere il sopravvento; uno scontro tra compagnie, PanAm e TWA, che non risparmia metodi mafiosi, tentativi di corruzione e visite dell'FBI, portando la vicenda su un terreno che Scorsese conosce benissimo, quello del gangster movie, ma senza morti ammazzati. Intanto, tra lo spettacolare incidente e i problemi economici, l'ossessione per l'igiene inculcatagli dalla madre durante l'infanzia si trasforma in vera e propria patologia, costringendolo all'isolamento più totale, tra kleenex e bottiglie di latte. Sarà l'amicizia con la Gardner, dei personaggi femminili quello meglio riuscito, a dargli il coraggio di affrontare la commissione d'inchiesta del senato, tra cineprese, giornalisti e flash uno dei momenti più alti del film, prima di tornare ad incepparsi come un disco rotto.
Pur splendidamente realizzato e fotografato con una rise and fall anche cromatica, di The Aviator non rimane tanto la ricostruzione di una Hollywood che fu, perfetta ma spesso distante, quanto piuttosto l’immagine Di Caprio/Hughes, solo, di fronte ai propri demoni. E' questo uno dei motivi di maggior interesse, il contrasto tra una personalità vulcanica, un vitalismo bigger than life deciso a conquistare il cielo, e il ripiegamento in spazi angusti - i bagni in cui lavarsi continuamente o la cabina rifugio – dove scontrarsi con paure ereditarie. Nudo, barba lunga e unghie come artigli, Hughes si rinchiude nella sala di proiezione, osservando l’inquadratura lasciva di Jane Russel in The Outlaw, quella che Hawks non avrebbe mai girato e che giustamente il regista associa a lui, e ricorda un po’ Bob Crane coi suoi video in Autofocus di Paul Schrader, più volte sceneggiatore di Scorsese.
Manuel Bellicchi
©CultFrame 01/2005
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     The aviator Martin Scorsese
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| Crediti | | Titolo | The Aviator | | Regia | Martin Scorsese | | Sceneg. | John Logan | | Fotografia | Robert Richardson | | Montaggio | Thelma Schoonmaker | | Scenog. | Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo | | Musiche | Howard Shore | | Interpreti | Leonardo Di Caprio, Cate Blanchett, Kate Beckinsale, Alec Baldwin, John C. Reilly, Ian Holm, Alan Alda | | Produzione | Sandy Climan, Leonardo Di Caprio, Michael Mann | | Distrib. | 01 Distribution | | Paese | Germania, Giappone, USA | | Anno | 2004 | | Durata | 169' |
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