Fahrenheit 9/11
Michael Moore

La ricostruzione delle ultime elezioni presidenziali si intreccia alla denuncia del comportamento della classe politica al potere negli USA. Michael Moore con il suo stile fresco e pungente ha elaborato un documentario che ha sollevato polemiche ma che si è sorprendentemente aggiudicato il premio come miglior film all’ultimo festival di Cannes.





Recensione

Sette lunghissimi, interminabili minuti. Lo sguardo avvolto nella nebbia, gli occhi piccolissimi, le labbra serrate, salivazione azzerata. Davanti, un gruppo di bambini sorridenti: innocui allievi delle scuole elementari. Nella mente, lo straniamento causato da una situazione che non riesce proprio a comprendere. I sette minuti sono quelli che intercorrono tra la comunicazione fatta a Bush, da un funzionario della sicurezza, del secondo impatto contro le torri gemelle e la decisione di portare il Presidente degli USA in un luogo protetto e segreto.
E’ proprio questo brano, il passaggio centrale e più significativo del documentario di Michael Moore intitolato Fahrenheit 9/11. Si tratta, infatti di una scena emblematica: L’uomo più potente del mondo rimane apparentemente impassibile ma totalmente incapace di ragionare, così come il mitico apparato della security made in USA fa passare, senza prendere nessuna decisione, un periodo di tempo che potrebbe essere fatale per la vita del numero 1 degli USA.

Michael Moore, come sempre è impietoso, diretto, fortemente ironico. Il suo è un documentario che si basa sostanzialmente sull’uso di materiale di repertorio molto ben selezionato e montato con alta maestria. I suoi interventi in carne ed ossa ed il materiale girato per l’occasione non rappresentano i cardini del film. Dunque, Moore non ha operato secondo i metodi classici della ricostruzione documentaristica cinematografica, ma ha lavorato come una sorta di sublime riciclatore, di rielaboratore implacabile di immagini e sequenze di enorme importanza che invece sono state censurate dal sistema televisivo internazionale, o al massimo sono state fatte passare in modo estremamente veloce.
Il regista americano ha utilizzato più che altro il linguaggio della televisione; ed proprio per tale motivo che questo suo scomodissimo lavoro è riuscito anche negli Stati Uniti ad ottenere un risultato al box office assolutamente impensabile. E un fattore fondamentale, questo, poiché ottenere un buon riscontro di pubblico negli USA può significare probabilmente aprire gli occhi ad una massa acritica e qualunquistica che, oltretutto, ha accettato da Bush un’elezione non proprio pulita.

Per chi, invece, si è sempre informato, leggendo libri e giornali, Fahrenheit 9/11 non presenta certo delle novità sconvolgenti. Il fatto che la famiglia Bush e quella Bin Laden intrattenessero rapporti di carattere economico-finanziario era una realtà assolutamente nota, così come sono ultraconosciuti gli immensi interessi personali (sempre economici-finanziari) che molti esponenti del governo attuale degli USA tuttora portano avanti più o meno alla luce del sole. Ma a Moore non interessava tanto elaborare un atto di accusa verso una classe politica inquietante e senza scrupoli, quanto piuttosto evidenziare come in base ad un ragionamento cinico un ben definito gruppo di potere sia riuscito a piazzare nel posto più delicato dell’intero pianeta, quello di Presidente degli Stai Uniti d’America, un soggetto visibilmente impreparato a sostenere un peso simile. Le sequenze abilmente montate da Moore, nelle quali sono proposte frasi, battute penose, passaggi di discorsi ufficiali, parole in libertà, creano un quadro della figura presidenziale veramente preoccupante. "Che razza di Presidente è..". La voce di Moore ad un certo punto del film esprime magicamente il pensiero dell’allibito spettatore, il quale non può che mettersi lei mani nei capelli pensando a chi in questo periodo prende le decisioni più importanti per gli equilibri mondiali.

Se dovessimo enunciare un giudizio prettamente cinematografico, non potremmo certo affermare che Fahrenheit 9/11 sia un film da Palma d’Oro (e nonostante ciò si aggiudicato l’ambito premio all’ultima edizione del festival). Non avrebbe la complessità linguistica per arrivare a tali livelli. Ma non si tratta di un documentario giudicabile con i classici canoni della critica. Il film di Moore va infatti oltre l’esposizione-ricostruzione visuale di una storia. E’ una drammatica denuncia, un urlo espressivo contro l’agghiacciante follia del potere, un atto di amore verso i più deboli.

David Arciere

©CultFrame 08/2004




Stampa  Manda questa pagina a...  









Fahrenheit 9/11
Michael Moore





Relazioni
VideoFocus-CineFocus. Michael Moore - Sicko

Fahrenheit 9/11 di Michael Moore - Sito ufficiale

Il sito di Michael Moore

IMDb. Michael Moore - Filmografia

Bim Distribuzione





Crediti
TitoloFahrenheit 9/11
RegiaMichael Moore
Sceneg.Michael Moore
FotografiaMike Desjarlais
MusicaJeff Gibbs
MontaggioKurt Engfehr, Christopher Seward, T. Woody Richman
SuonoFrancisco Latorre
ProduzioneMichael Moore, Jim Czarnecki, Kathleen Glynn
Distrib.BIM
PaeseUSA
Anno2004
Durata110 min.
 
Cultframe
è un magazine di arti visive e comunicazione che si occupa di
fotografia, videoarte, videoclip, cinema, dvd, spot, televisione, netart, arte digitale

Photoframe
| Grandangolo | Recensioni mostre | | Eventi e manifestazioni | I Maestri della fotografia |
| La fotografia e le altre arti | Libri | Librerie | Rassegna stampa | Link |
| Calendar of Exhibitions |

Videoframe
| Videofocus | Videoeventi | Videoclip | Cinefocus | Cinereport | Dvd |
| Link |

Spotframe
| Spot | Tra spot e spot | Libri | Link |

Il network Interact
Letteratura |  San Giuseppe |  Soluzioni Internet |  Qui Calabria |
Televisione |  interact |  Italian Recipes |  Prodotti Biologici |
Cortometraggi |  Evento Cosenza |  Piercing |  Prodotti video |
Cucina |