Il cartaio
Dario Argento

Uno psicopatico rapisce a Roma delle giovani ragazze. Subito dopo si collega via internet con la questura, obbligando i poliziotti ad affrontare delle partite a videopoker. In palio c’è la vita delle poverette sequestrate. Sulle tracce telematiche e fisiche di questo pericoloso maniaco si mettono una giovane poliziotta italiana e un investigatore britannico, distaccato presso l’Ambasciata inglese nella capitale.




Recensione

Impressioni visive di una Roma nascosta. Vicoli, cunicoli sotterranei, ville inquietanti, periferie. In questo contesto, individui che combattono il male cercano di orientare la propria esistenza, di rintracciare le coordinate in grado di svelare la giusta strada verso il bene. Ma non è facile. Tra assassini spietati, abissi telematici, sofferenza repressa e solitudine, la vita diventa un labirinto enigmatico, una salita tortuosa a cui lati alte mura impediscono di immaginare ogni possibile futuro.

Il cartaio, ultimo film del caposcuola italiano dell’horror/thriller, racconta tutto ciò. Si tratta di una rappresentazione tutta "argentiana" della palude esistenziale che conferma la poetica di autore che nei decenni è riuscito a mantenere una forte coerenza.
Questo lungometraggio, ovviamente, presenta pregi e difetti di un cineasta che da sempre ha diviso la critica e il pubblico. Chi guarda questo lavoro con l’occhio rivolto al cinema tradizionale non può che rintracciare imprecisioni e approssimazioni, passaggi a vuoto nella sceneggiatura e una direzione superficiale degli attori. Chi invece si accosta in maniera più libera al suo mondo riconosce anche ne Il cartaio il tocco di Argento, la sua capacità di inquadrare, di procedere per sussulti ed emozioni e di concentrare la propria azione creativa sul linguaggio audiovisivo più che sul racconto.

Affermato ciò, non possiamo che evidenziare come Il cartaio sia un lungometraggio senza derive visionarie all’altezza della fama dell’autore. I guizzi registici sono pochi (la scena dell’agguato nella casa della protagonista e quella della villa al Gianicolo), la suspence è blanda, le variazioni narrative scontate. Lo spettatore entra raramente in uno stato di tensione, la paura emerge in qualche circostanza ma è costantemente bloccata da un’impostazione che stempera l’angoscia ed il terrore.
Stefania Rocca, nel ruolo di una poliziotta sensibile e solitaria, cerca di fornire al suo personaggio una sostanza espressiva che però è sminuita dalla piattezza della vicenda, mentre appare un po’ fuori parte il pur bravo Claudio Santamaria. Onesta la prestazione dell’altro protagonista, Liam Cunningham, mentre sorvoliamo sulla presenza di Silvio Muccino.

Infine, una breve considerazione. Molto probabilmente se Il cartaio fosse stato girato da un qualsiasi oscuro regista americano parte della critica avrebbe avuto un atteggiamento più benevolo. E’ un problema che accompagna Dario Argento praticamente da sempre. Opere made in Usa infinitamente banali, e, diciamolo pure, brutte sono spesso esaltate come prove underground, indipendenti e alternative mentre film più che dignitosi di Argento vengono stroncati senza pietà. Tale atteggiamento è chiaramente snob, vacuamente esterofilo, ed intende negare la dignità autoriale del regista di Profondo rosso e Suspiria. Noi invece, siamo tra quelli che pur cercando di mettere a fuoco alti e bassi, errori e sbavature, continuano a considerare Argento un regista degno di rispetto e di attenzione, un autentico maestro, italiano ed internazionale, della cinematografia di genere.

David Arciere

©CultFrame 01/2004




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Il cartaio
Dario Argento





Relazioni
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Crediti
TitoloIl cartaio
RegiaDario Argento
Sceneg.Dario Argento, Franco Ferrini
MontaggioWalter Fasano
ScenografieAntonello Geleng
FotografiaBenoit Debie
Effetti specialiSergio Stivaletti
MusicaClaudio Simonetti
InterpretiLiam Cunningham, Stefania Rocca, Silvio Muccino, Claudio Santamaria
ProduzioneMedusa Film, Opera Film
Distrib.Medusa Film
PaeseItalia
Anno2003
Durata106 min.
 
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