
Alien - La versione inedita Ridley Scott L’astronave-raffineria Nostromo, durante un lunghissimo viaggio negli spazi siderali, intercetta un segnale di vita extraterrestre. Un gruppo di esperti viene dunque mandato in missione su un pianeta sconosciuto.
E’ proprio in questo luogo incredibile che un "alieno" si impossessa del corpo di uno degli astronauti, il quale verrà riportato urgentemente sull’astronave madre per essere sottoposto ad analisi.
Errore fatale, perché l’essere sconosciuto, liberandosi del corpo nel quale ha trovato "ospitalità", inizierà ad uccidere uno ad uno gli altri componenti dell’equipaggio. Solo il capitano Ripley riuscirà a tenergli testa.
Recensione
Fate molta attenzione alla sala nella quale andrete a vedere la versione rimasterizzata di Alien, capolavoro di Ridley Scott girato nel lontano 1979 ed interpretato da Sigourney Weaver. L’opera di restauro, oltre gli aspetti visivi, ha riguardato, infatti, anche le importanti caratteristiche dell’audio. Ebbene, nel cinema romano in cui ci siamo recati per la proiezione, il sonoro era pessimo: nessun effetto dolby surround, ma solo il debole audio retroschermo che avemmo modo di ascoltare venticinque anni fa. In tal senso, un modesto impianto home theatre casalingo avrebbe potuto fare molto di più.
Comunque, l’occasione era ghiotta. Poter rivedere al cinema uno dei classici della fantascienza è un’emozione che per gli appassionati vale la pena di vivere, proprio perché ci si può rendere conto di quanto Alien fosse all’epoca della sua realizzazione un film modernissimo, nonché divulgatore di contenuti ben più significativi rispetto allo standard medio del genere.
Sulle componenti metaforiche di Alien sono stati scritti numerosi articoli e saggi: la condizione della donna nella società contemporanea, la rappresentazione di un microcosmo sociale, il rapporto dell’uomo con la tecnologia, il senso della ricerca scientifica, la paura nei confronti dell’altro. Tutti argomenti che certamente entrano nell’economia del racconto, ma che a nostro avviso sono fattori secondari rispetto al punto centrale di questa operazione filmica: la metafora claustrofobia dell’astronave, luogo angoscioso, simbolo della tragica esigenza di razionalità che guida le azioni umane messa in discussione da un elemento oscuro, cioè il non conoscibile. L’alieno che passa dal suo uovo, al corpo di uno degli astronauti, alla grande nave spaziale fino alla capsula di salvataggio, da cui poi viene espulso in maniera rocambolesca, è in sostanza il fantasma che accompagna il genere umano da millenni, quel fantasma che ci pone di fronte all’incomprensibilità della vita e che tentiamo disperatamene di allontanare dai nostri pensieri.
E’ proprio per tale motivo che Alien può essere considerato un grande classico della fantascienza al pari di 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick e Blade Runner dello stesso Ridley Scott, perché sotto la patina della rappresentazione spettacolare cela i quesiti centrali dell’esistenza umana. Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?
Per quel che riguarda l’opera di restauro non ci sono molti commenti da fare. Sono stati aggiunti da Ridley Scott cinque minuti tagliati nel '79, in special modo una sequenza nella quale si vedono coloro i quali sono stati catturati dall’alieno, imprigionati in una sorta di bozzolo putrescente. Poco altro è stato fatto sotto il profilo del ri-montaggio delle scene, dunque il piacere del "cinéphile" consiste semplicemente, come già detto, nella possibilità di poter rivedere sul grande schermo Alien, con un audio decente, possibilmente. Niente altro.
Maurizio G. De Bonis
©CultFrame 11/2003
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