
Francesco Vezzoli – Democrazy 52. Esposizione Internazionale d'Arte, Venezia - Il nuovo Padiglione Italiano Seguiamo il lavoro di Francesco Vezzoli ormai da diverso tempo. L’abbiamo visto acquisire una poetica precisa, ben delineata, divenire sempre più noto nell’ambito del mondo dell’arte contemporanea, proporre nuove opere sempre più ambiziose dal punto di vista artistico ed espressivo.
Già la scorsa Biennale di Venezia era stato presente con un controverso video ispirato al film girato da Tinto Brass negli anni settanta: Io Caligola. Ritroviamo Vezzoli anche quest’anno, selezionato da Ida Gianelli (direttore del Museo d’arte Contemporanea del Castello di Rivoli) per il nuovo Padiglione Italiano alle Tese delle Vergini dell’Arsenale, insieme allo scultore Giuseppe Penone.
Vezzoli ha proposto per l’occasione una video-installazione (Democrazy) decisamente calata nel sistema comunicativo contemporaneo. All’interno di una sorta di stanza ovale invasa da palloncini si contrappongono due grandi proiezioni video nelle quali sono simulati dei "promo elettorali" di due ipotetici e inquietanti candidati alla Presidenza della repubblica degli USA.
Da una parte troviamo una Sharon Stone elegante, con i capelli cotonati e il sorriso ammiccante, dall’altra il filosofo francese Bernard Henri Levy che gioca la carta del proprio impegno sul campo. Due figure complementari, due stereotipi che creano un sistema di rispecchiamenti che va oltre l’effetto ludico fine a se stesso.
Vezzoli da sempre cerca di esplorare i fenomeni relativi ai mezzi di comunicazione di massa. Già qualche hanno fa aveva messo in scena un finto reality con Jeanne Moreau e Catherine Deneuve, ora indaga alla sua maniera nell’universo delle icone politiche, e lo fa con acutezza e intelligenza.
I finti candidati alla presidenza oltre a edificare una loro immagine all’interno della falsa disputa elettorale, sono al centro di un sottile divertissement espressivo che tende a generare un lucido straniamento nello spettatore. Chi guarda, infatti, oscilla tra la percezione netta della notorietà dei personaggi e la forza del loro falso messaggio. In tal senso, Vezzoli tocca con precisione assoluta il punto centrale della comunicazione moderna, tutta basata sull’immagine non in quanto insieme di significanti che veicolano un contenuto, un messaggio, ma in quanto valore a se stante. E quando tale logica prevale anche nella comunicazione politica, i risultati sono devastanti (e di ciò ne abbiamo avuto prova anche in Italia).
L’installazione di Vezzoli ha poi il pregio, proprio perché utilizza elementi visivi, estetici e narrativi familiari ad ogni sguardo, di colpire con forza e in modo diretto anche l’immaginario dello spettatore comune. Dunque, anche il non addetto ai lavori, seppur sviato dallo spaesamento percettivo di cui abbiamo parlato sopra può con una certa agevolezza comprendere il senso dell’opera. E tale fattore nel mondo dell’arte contemporanea non è poi così frequente.
Maurizio G. De Bonis
©CultFrame 07/2007 Tutti i testi sono di proprietà della testata giornalistica CultFrame. Non è possibile riprodurli ed utilizzarli, neanche in parte, senza preventiva autorizzazione della direzione.
|
|
|