
Moving Targets Video and installations works by Erwin Olaf Il Netherlands Media Art Institute/Montevideo (Amsterdam) ospita Moving Targets, antologica del fotografo olandese Erwin Olaf già intervistato da CultFrame proprio nei suoi studi in città. Passando agilmente dal tema del gender e del generazionale a questioni politico-esistenziali più generali, Olaf – ironico, soave e lieve – fa constatazioni alte su concetti come Occidente e democrazia, intimità familiare, bellezza, sessualità e innocenza.
Utilizzando – accanto alla fotografia - media quali il video, il film e le installazioni sonore, Olaf costruisce un mondo a tutto tondo in cui il visitatore è chiamato ad entrare e permanere. La potenza delle sue installazioni così come la sua ricerca pura e assoluta nella luce sono state viste da oltre 3000 persone durante la sola inaugurazione della mostra, coincisa con la sesta edizione di Museumnacht, manifestazione olandese da "copiare" nelle città italiane per avvicinare più spettatori agli spazi espositivi.
Tutti i musei aderenti offrono un’apertura serale straordinaria fino alle 2 del mattino ed un biglietto integrato. L’artista e lo spazio espositivo sono stati scelti come punto di partenza per la notte dei musei di Amsterdam, e, per l’occasione, Olaf (insieme a Joost van Bellen) ha offerto lungo il canale Keizersgracht una performance di VJ/Dj in cui due grandi schermi proiettavano uno slide show intensissimo ed extra size.
Moving Targets presenta la prima assoluta mondiale di due film, "Annoyed" e "Wet" (2005) oltre che la première olandese di altri due lavori: "Rouge" (2005) e "Rain" (2004), insieme ad altre opere di repertorio. Ogni installazione video viene presentata in un ambiente con assai differenti soluzioni installative – tutte brillanti e innovative rispetto all’utilizzo del multimedia che adottano i musei italiani (persino le scale del museo non sono escluse).
"Rouge" è una danza selvaggia che morde la passione e cerca, sorniona, di tenerla a bada irrorando di ironia gesti e posture dei corpi ritratti, dall’incontrovertibile carica erotica. Gli spettatori entrano in una stanza e camminano attraverso totem video (ed installazioni fotografiche): la moltiplicazione delle immagini in back e forward accresce il senso di penetrazione del messaggio ed aiuta il pubblico a sentire l’oggetto d’arte ed il suo messaggio in una posizione prossima ed orizzontale – amichevole quindi.
In "Rain", la storia di una tavola imbandita a cui siedono dei familiari taciturni e drammatici, il video viene circondato da grandi immagini fotografiche su lastra d’alluminio che ritraggono i protagonisti del video in altre situazioni ed altre pose, quasi a indicare una realtà parallela alle loro azioni annoiate. In "Wet", protagonista è un giovane uomo nudo sotto la doccia che viene spiato da una matura signora borghese che alla fine lo toccherà. Il pubblico vede il video esattamente dalla tenda della doccia, posta nella sala del museo. La fine del film ha strappato grandi risate all’audience.
Tra le altre opere in mostra: "Separation" (2003), un’incredibile saga di una famiglia aliena fatta di latex, dalle movenze ultrafashion, "Spanking Clows" (2000), "Tadizio" (1991).
The Netherlands Media Art Institute – Montevideo è una fondazione olandese che supporta la media art in tre aree: ricerca, presentazione e preservazione (infatti conservano uno sterminato archivio di opere uniche ristrutturate e riversate in digitale). Ospita anche una collezione di video e di performance che può essere liberamente consultato dal web oppure direttamente negli spazi della fondazione. L’archivio presta anche le opere e le installazioni con un sistema di affitto: nel 2004 oltre 741 titoli, incluse 39 installazioni, sono state distribuiti nel mondo per mostre ed eventi. Hanno viaggiato in oltre 28 paesi e hanno quindi permesso di distribuire il lavoro di 137 artisti. La sterminata collezione di Montevideo non contiene solo i lavori esposti nelle mostre, anzi, la maggior parte di essi viene inserita indipendentemente. Afferma il direttore, Heiner Holtappels, che è possibile inviare opere di video e di performance al team di curatori interni che ne esamineranno l’inclusione nella collezione dedicata alla distribuzione. Una fondazione a tutto tondo per "l’arte attuale": nei suoi superbi spazi antichi non è raro imbattersi in una console audio ne’ tanto meno in un affollato contest di vjs.
Diana Marrone
©CultFrame 11/2005
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