Guy Ben-Ner - Treehouse Kit
51a Biennale di Venezia - Padiglione Israeliano

Nel 1920, Buster Keaton gira ed interpreta uno dei suoi film più interessanti: One Week (co-regia Eddie Cline). Si tratta di un cortometraggio incentrato sul tema del rapporto tra l’individuo e gli schemi sociali imposti rigidamente da un sistema che non lascia scampo. In sostanza, bisogna sposarsi ed avere una casa che, oltretutto, ci si deve costruire da soli; perché solo chi edifica con le proprie mani il luogo della propria vita evidentemente riesce a trasmettere agli altri una sensazione di maturità e solidità esistenziale.
L’abitazione in questione verrà però montata male (mancano dei pezzi) e alla fine sarà distrutta, lasciando la coppia di sposi senza il loro agognato focolare.

Ebbene, secondo Sergio Edelsztein, commissario del Padiglione d’Israele presso la 51° Biennale di Venezia, quest’opera di Keaton rappresenta certamente uno dei punti di riferimento che sono serviti a Guy Ben-Ner per dare vita al suo lavoro intitolato Tree-House Kit-Equipaggiamento per casa su albero.
L’artista israeliano ha presentato un’elaborazione complessa e caratterizzata da una profonda ironia. Il Padiglione messogli a disposizione è occupato in parte da una costruzione lignea molto articolata, fatta di diversi pezzi assemblati con certosina precisione. E’ una sorta di albero fantastico e inutile, composto da elementi che rimandano lo sguardo del fruitore ad altri oggetti (che invece potrebbero avere una loro funzione).
Nel piano superiore, un’intera parete è dedicata ad una videoproiezione. Questo documento visivo inizia con l’immagine di Guy Ben-Ner disteso mentre dorme con una fotografia della famiglia poggiata sul ventre. Subito dopo si sveglia ed inizia ad armeggiare intorno allo strano albero che lo sovrasta. Egli smonta i pezzi e li ricompone in un oggetto utile: un soppalco (non troppo stabile) sopra il quale disporrà un materasso che dovrà conciliare il suo sonno. La foto della famiglia? Finirà maluccio, sotto uno dei pali del soppalco, come spessore.

Tree-House Kit è girato con uno stile sospeso e freddo. Campi più ampi sono montati in sequenze caratterizzate anche da inquadrature di dettagli, sia dei pezzi lignei che delle viti che servono a connetterli. Il protagonista ha un’espressione che non fa trasparire alcuna emozione. I movimenti sono sicuri, rigidi e lenti. L’atteggiamento misterioso e algido. Barba nera molto lunga e folta, bermuda da mare. Niente altro. L’essenza di questa opera sembra mettere in stretta correlazione l’azione dell’artista, spesso non inserita nel contesto sociale, con il suo comportamento nel panorama della realtà. Il procedimento di scollegamento dei pezzi dell’albero e la successiva costruzione del soppalco documentano a livello visivo uno dei problemi fondamentali della creazione artistica. Può essere fine a se stessa, oppure deve avere una funzione precisa? Per dare una risposta occorrerebbe uno spazio molto esteso. Quello che possiamo dire è che Guy Ben-Ner ha saputo con intelligenza dare forma a questo dilemma, senza rinunciare a continuare un proprio percorso personale e autonomo iniziato nel 1997 con il video Karaoke.

Da sempre, infatti, una delle sue ossessioni riguarda la posizione scomoda dell’autore (e in special modo la sua, ovviamente), divisa tra esigenza di libertà intellettuale e "doveri" di carattere familiare, tra identità interiore e responsabilità sociale.
In questo discorso il corpo, cioè la figura fisica di Guy Ben-Ner, assume un ruolo centrale, in quella che potremmo definire la logica poetica della body art. Tale fattore ha trovato la sua massima espressione nel video del 1998: Untitled (Rolling Pin). In questo documento visuale, Ben-Ner dopo aver infarinato un tavolo da cucina dispone il suo pene sullo stesso. Quindi con un matterello appiattisce il suo organo genitale come se fosse fatto di pasta. Successivamente lo modifica e lo modella con delle formine da pasticceria. Un atto forte e chiaro dunque, un atto da vero performer che mette a fuoco la dimensione contraddittoria e disturbante di "padre di famiglia-casalingo-artista", dimensione trasportata in un territorio infinitamente più stilizzato e straniante nell’opera presentata alla recente Biennale di Venezia.

Maurizio G. De Bonis

©CultFrame 06/2005


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Guy Ben-Ner
Treehouse Kit

Still dal video





Relazioni
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The Center for Contemporary Art, Tel Aviv. Guy Ben-Ner

La Biennale di Venezia 2005 - Il sito





Informazioni
CittàVenezia
Quando12/06/2005-06/11/2005
DoveGiardini di Castello
OrarioTutti i giorni 10-18 (ch. lun.)
Bigliettointero 15 euro
ridotto 12 euro
Telefono(+39)0415218828
CuraSergio Edelsztein
 
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