Cunningham-Gondry-Jonze
Le star del videoclip

Negli anni ’80 erano quasi sconosciuti, nel 2004 sono ormai delle star. Le quotazioni dei registi di videoclip musicali da qualche tempo sono in crescita. Certo, in passato accadeva che alcuni di loro, prima o poi, passavano al lungometraggio – pensiamo a Julien Temple o a Russel Mulcahy –, a volte senza raggiungere grandi risultati, per scomparire magari subito dopo dalla circolazione. Ma oggi quelli che con termine dispregiativo venivano definiti "clippetari", non si vergognano più di girare music video, né pensano al cinema come una serie A da conquistare. La maggior parte va fiera del proprio lavoro e continua a farlo anche dopo aver firmato un film da regista o raggiunto fama d’artista. Come nel caso di tre primedonne del settore: l’inglese Chris Cunningham, l’americano Spike Jonze e il francese Michel Gondry, ai quali la Palm Picture ha dedicato tre DVD (distribuiti dalla Emi/Labels) contenenti, oltre ai videoclip, una serie di altri materiali e un volumetto di 52 pagine con testi, disegni, foto a colori, ecc. I tre autori hanno naturalmente poco in comune dal punto di vista dello stile, anche se Gondry e Cunningham hanno in comune un certo côté surrealista o un gusto ironico-orrido, e Jonze e Gondry hanno entrambi lavorato con Björk.

Il nome di Cunningham è legato soprattutto ai due clip creati per Aphex Twin (nome dietro cui si cela Richard D. James): Come To Daddy (1997) e Windowlicker (1998), perturbanti e irriverenti incursioni/parodie nel mondo patinato della musica da vedere. Meno noti sono i suoi primi lavori, l’astratto Second Bad Livel (1995) per gli Autreche (incluso in questo DVD) o i video girati per gli Auteurs. Ma da qualche anno Cunningham è entrato nell’olimpo dell’arte contemporanea, presentando alla Biennale di Venezia il freddo eppure sensuale All Is Full of Love (1998) di Björk, ovvero l’amore tra due robot ancora in fabbricazione. E’ stato invece il gallerista londinese Anthony D’Offay a produrre il suo primo video extramusicale Flex (2000), un suggestivo corpo a corpo tra un uomo e una donna, intriso di violenza e pornografia. Cunningham ha naturalmente voluto la musica dell’amico James.

Si vede che Gondry nasce come batterista (faceva parte del gruppo dei Oui Oui, per i quali ha ovviamente girato i primi videoclip), sia perché costruisce la maggior parte dei suoi music video seguendo la base ritmica, sia perché spesso vi inserisce una batteria (Let Forever Be dei Chemical Brothers o il recente The Hardest Button to Button per White Stripes). Ma il suo spirito fantasmagorico, la sua bravura nel dare vita a strane macchine e personaggi, gli deriva dalla formazione di disegnatore e animatore. Nei primi video è forte l’influenza del pioniere Emile Cohl, ma l’idea del primo video girato per Björk, Human Behavior (1993), come lui stesso confessa, nasce dalla visione de Il riccio nella nebbia del maestro russo Juri Norstein. Visivamente e tecnicamente le sue opere sono assai complesse, richiedono dettagliati story board e un faticoso lavoro di post-produzione. Tuttavia molti trucchi – come viene rivelato anche negli extra del DVD –, sono di carattere scenotecnico. Per esempio le sagome fotografiche di Let Forever Be (1999) che tridimensionalizzano nella realtà fisica il tipico effetto televisivo chiamato feed-back (moltiplicare un’immagine all’infinito, come quando uno specchio si riflette in un altro).
Nella sua estetica colorata, vivace e divertente, ma anche inquietante e densa di riflessi psicanalitici, predomina il gusto per la ripetizione (con varienti) di situazioni ed elementi della scena, oppure per lo sdoppiamento dei personaggi: esemplari sono Come into my World (2003) con la Minogue e gli altri figuranti che si moltiplicano ad ogni rotazione completa della cinepresa, montata su un carrello circolare in una strada londinese. Questo e altri clip, come per esempio Sugar Water (1993) dei Cibo Matto (forse il suo capolavoro) o Protection (1995) per i Massive Attack, sono risolti con un complesso piano-sequenza, reale o simulato che sia.

Il più eclettico dei tre resta Jonze (regista di Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee), amante dei generi cinematografici e televisivi, come emerge nettamente da alcuni suoi clip: Sabotage (1994) per i Beastie Boys si rifà ai telefilm polizieschi americani degli anni ’70 con tanto di titoli di testa, mentre in Buddy Holly (1994) i Weezer, anche con l’ausilio del computer, si esibiscono nel celebre locale Arnold di "Happy Days". I video di Jonze sono diversi tra loro, non hanno cioè uno stile unitario come quelli dei suoi due colleghi. A volte sono semplici, quasi banali, pensiamo a Praise You (1998) di Fatboy Slim, improvvisato dalla compagnia di danza Torrance Comunity davanti a una sala cinematografica e ripreso in pochi minuti a bassa definizione con due videocamere. Ma possono anche basarsi su un’unica e potente idea visiva, come l’uomo in fiamme che corre al ralenti tra l’indifferenza dei passanti (California dei Wax). Il musical è un genere da cui Jonze ama attingere: in Weapon of Chiose (2000) un catatonico Christopher Walken, sprofondato nella poltrona della hall di un albergo deserto, a un tratto comincia a danzare per le sale come in un film di Stanley Donen, spiccando perfino il volo, per poi – terminata la musica – ricadere di nuovo sulla stessa poltrona. Jonze, citando stavolta Demy, si era reinventato il musical già in It’s Oh So Quiet del 1995 (forse il suo lavoro migliore): seguendo le variazioni ritmiche della canzone, il regista sottolinea il passaggio dal grigiore del quotidiano al colore del sogno, alternando sequenze scure e rallentate a esplosioni coreografiche con Björk che si produce in numeri acrobatici di danza. Lars Von Trier ha dichiarato che l’idea di girare con Björk Dancer in the Dark, gli è venuta proprio da questo video. Un esempio di come il videoclip, dopo aver tanto saccheggiato dal cinema, ha cominciato lentamente a restituire idee.

Le tre antologie

Il primo volume della collana "The Work of Director" è dedicato a Jonze e contiene 16 videoclip, con il commento (opzionale) dall’autore, dei musicisti e di altri collaboratori, nonché un paio di suoi cortometraggi (l’esilarante How They Get There e Mark Paints, entrambi realizzati con Mark Gonzales) e tre documentari. In allegato un libretto di 52 pagine con una lunga intervista a Jonze. Meno ricco è invece il DVD di Cunningham, dove sono raccolti solo 8 videoclip (i più famosi), un breve making-of che spiega come è stato realizzato All Is Full of Love, e altri lavori: 3 spot pubblicitari (Levi’s, Playstation e Nissan), l’installazione Monkey Drummer e un breve estratto di Flex. La migliore della serie è senza dubbio l’antologia di Gondry. Sul lato A sono raccolti i 13 clip realizzati tra il 1996 e il 2003, sul lato B i 14 girati invece tra il 1987 e il 1995. Disseminati poi tra i due lati del DVD, una lunghissima intervista-collage al regista e un’infinità di altri lavori (spot, cortometraggi e divertissement vari, tra cui Pecan Pie, un video con Jim Carrey che si ferma in pigiama ad una stazione di servizio a bordo di un’automobile-letto). Il libro allegato è pieno di fotografie e story-board dei suoi clip.

©Bruno Di Marino

CultFrame 03/2004


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Copertina del Dvd
Chris Cunningham
The Work of Director



Copertina del Dvd
Michel Gondry
The Work of Director



Copertina del Dvd
Spike Jonze
The Work of Director


Continua



Relazioni
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VideoFrame-VideoFocus. Tra musica e immagine, la poesia - I videoclip di Björk in Dvd

VideoFrame-VideoFocus. Thirty Frames Per Second - The Visionary Art of the Music Video di Steven Reiss e Neil Feinman





Crediti
DvdChris Cunningham
EtichettaEmi Music
CollanaThe Work of Director
Anno2003
Contenuto8 clip, 3 spot, making-of
-------
TitoloMichel Gondry
EtichettaEmi Music
CollanaThe Work of Director
Anno2003
Contenuto27 clip, vari spot e corti, intervista
Librettofoto e story-board dei clip
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TitoloSpike Jonze
EtichettaEmi Music
CollanaThe Work of Director
Anno2003
Contenuto16 clip, 2 corti, 3 documentari
LibrettoIntervista
 
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