
Banda Anomala Un profilo della videoarte monocanale in Italia di Alessandro Amaducci La videoarte sta sempre più perdendo una connotazione precisa (o forse non l’ha mai avuta) per trasformarsi in una sorta di contenitore in cui convogliare qualsiasi manifestazione di creatività che abbia a che fare con una ripresa video. Le forme poetico-visuali legate a questo strumento sono diventate numerose e sempre meno omogenee. Videoperfomance, videoscenografia, videodanza, videoinstallazione, sono tutte formule linguistiche che di volta in volta vengono utilizzate più con uno scopo descrittivo che con l’intento di procedere ad una seria ed articolata catalogazione di discipline, stili e discorsi espressivi. Come rapportarsi, inoltre, al fenomeno del videoclip musicale, via di mezzo tra prodotto commerciale/promozionale ed oggetto artistico che ha visto all’opera, dietro l’occhio elettronico-digitale, grandi registi, fotografi e artisti contemporanei?
Ben vengano dunque, in questo contesto, quegli studi storico-critici in grado di fare un po’ di ordine attraverso un’analisi razionale di piccole porzioni di questo generico e multiforme settore delle arti.
A tal proposito risulta decisamente interessante il breve ed agile volume intitolato Banda Anomala, pubblicato dalla casa editrice Lindau. L’autore è Alessandro Amaducci, videoartista e autore di importanti saggi come Segnali di video (GS Editrice – 2000) e Il Video: L’immagine elettronica creativa (Lindau – 1997).
Il sottotitolo, Un profilo della videoarte monocanale in Italia, comunica al lettore quale sia il territorio esplorato dal videomaker e studioso torinese, il quale, oltretutto, propone un riassunto di carattere storico che prende avvio addirittura dal fermento generato in terra americana da personaggi del calibro di Marchel Duchamp, Man Ray e Max Ernst.
Per videoarte monocanale, Amaducci intende tutte "quelle produzioni, in elettronica e digitale, realizzate per essere viste su un unico punto di diffusione, sia esso un monitor, una videoproiezione o una finestra di un cd-rom o di un sito o di un qualsiasi computer". Dunque, l’autore restringe fortemente il campo d’azione e fa precedere alcune schede su autori di casa nostra da un saggio introduttivo che analizza la questione video in relazione non solo all’Italia, ma anche in riferimento ad altri importanti paesi come Francia, Germania e USA.
Gran parte del libro è comunque occupata dagli approfondimenti relativi a singoli autori o a gruppi come Fabrizio Plessi, Gianni Toti, Studio Azzurro, Correnti Magnetiche, e Theo Eshetu.
Un capitolo conclusivo, a firma di Sandra Lischi è infine dedicato proprio ad Alessandro Amaducci e al suo "fare artistico che sembra modellato sull’idea di un palinsesto rapido, vario, aperto all’imprevisto quotidiano, mobile, che passa senza strappi dal registro dello spettacolo a quello della riflessione teorica, dal racconto e dalla poesia alla performance…"
m.g.d.b.
©CultFrame 02/2004
|
|
|