Michal Rovner - Arena
FotoGrafia 2003 - Festival internazionale di Roma

Lo spazio ampio ed essenziale del Macro presso l’ex Mattatoio di Roma (Testaccio) ospita una delle esposizioni più interessanti del cartellone della seconda edizione del Festival Internazionale FotoGrafia.
Nel corpo centrale del grande capannone è infatti presente una complessa videoinstallazione di Michal Rovner intitolata Arena.
Videoasta, fotografa e regista, l’artista israeliana ha concepito una proiezione multipla su pareti, accompagnata da una doppia visione su monitor e da una singolare, quanto suggestiva, proiezione a piombo (dall’alto verso il basso), indirizzata verso il pavimento.

Oggetto dell’elaborazione visuale è una massa indistinta di individui, inquadrati in campo lunghissimo. Soggetti non identificabili, contorni sfocati e fortemente ammorbiditi. Sembrano camminare in fila indiana ed in circolo. Eseguono movimenti ritornanti ed ossessivi, quindi frustranti, quasi autistici. L’effetto controluce produce nello spettatore una sensazione di effettiva solitudine e di angoscia esistenziale, di chiusura e perdita delle coordinate spazio-temporali. Si ha come l’impressione che i misteriosi protagonisti della videoinstallazione abbiano smarrito drammaticamente la concezione del senso reale dell’esistenza e cerchino disperatamente in un’aggregazione silenziosa e tragica una possibile e salvifica dimensione di sopravvivenza. Si muovono in una sorta di linea di confine tra realtà e sogno, tra una vita possibile ed un’altra immaginata, in un angoscioso tragitto dell’animo.
Al centro di questa abile e metaforica architettura visiva si pone la videoproiezione a piombo. Ben illuminata e geometricamente concepita, questa sezione propone una visione/fruizione diversa. Il materiale è proiettato su una base quadrata costituita da terra chiara. Dunque, il flusso della luce si concretizza su una materia simbolica, la terra appunto, che nonostante abbia confini precisi può mutare, cambiare la sua superficie, ed ospitare la vaporizzazione non solo di ogni fermento umano, ma anche della sua immagine mentale. Su questo lembo di "territorio" una lotta tra un essere umano e un orso(?) comunica al visitatore una sensazione di pericolo e travaglio interiore ed anche collettivo.

Ciò che colpisce di questo evento è la capacità da parte di Michal Rovner di intervenire creativamente nell’ambito del luogo espositivo, sfruttando pienamente la potenzialità dell’ambiente e la sua struttura, e al contempo di riuscire a divulgare la propria poetica in maniera limpida e diretta. Contemporaneamente all’evento organizzato nell’ambito di FotoGrafia, anche lo Studio di Stefania Miscetti (Roma) ha allestito una personale di Michal Rovner, denominata Coexistence, composta dalla videoproiezione in un monitor dell’opera intitolata Border (girata lungo la linea di confine tra Israele e Libano) ed alcune grandi immagini stampate su carta fotografica e tela.

Michal Rovner è nata a Tel Aviv nel 1957. Dal 1987 divide la sua esistenza tra New York e Tel Aviv. Ha studiato cinema e televisione presso l’Università di Tel Aviv e Arte presso la Bezalel Academy di Gerusalemme. Nel 1978 ha fondato insieme a Arie Hammer, la Camera Obscura di Tel Aviv, uno dei centri propulsori delle Arti Visive per ciò che concerne Israele. Ha esposto in molti importanti istituzioni internazionali: dal Whitney Museum of American Art al MOMA di New York, dalla Tate Gallery di Londra allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Nel giugno del 2003 sarà presente a Venezia nell’ambito delle attività della Biennale Arte.

m.g.d.b.


Quattro domande a Michal Rovner

In "Arena" un uomo lotta contro un orso. E’ circondatao dalla folla che gesticola in modo ossessivo. Puoi spiegare questa video installazione appositamente creata per l’ex mattatoio di Roma?

Il lavoro ha a che fare con il luogo, il Matattoio, un punto basso nella relazione tra uomo e animale. Il titolo Arena allude anche al Colosseo dove lottavano uomini e leoni. La presenza dello spettatore è molto forte anche se non interagisce. Da qui la domanda: se non ci fosse lo spettatore, esisterebbe la lotta?

Nei video presentati al MACRO (Untitles), la gente si muovo in cerchio. Gli individui non sono ben definiti. Questo dà una sensazione di insicurezza e di dubbio. E’ questa la tua intenzione? E qual è la tua visione delle relazioni tra individui, culture e nazioni?

Sì, è vero, il video dà una sensazione di insicurezza e di dubbio. Vorrei evitare però di spiegare il mio lavoro dettagliatamente e verbalmente. Per quanto riguarda gruppi, culture e nazioni, guardo sempre al comune denominatore e all’esistenza dell’individuo in relazione al gruppo.

Il fatto di essere nata e cresciuta in Israele, quanto è riflessa nella tua arte in generale e in Border in particolare?

Border ha a che fare con il tempo e il loop delle azioni in diversi aspetti della vita. La nozione di "qualcosa potrebbe succedere" è più enfatizzato in Israele che in altri posti. Ha a che fare con la vita e con i sentimenti di tensione e a volte addirittura con l'incertezza. Ed è questo che si può leggere in Border.

In che modo l'esperienza americana ha influito sulla tua visione e sulla tua arte?

In America, c'è un forte rispetto e impegno nei confronti dell'arte. Se sei un artista, nessuno ti chiede "ma cosa succede con la tua vita?"

o.y.

©CultFrame 06/2003



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Michal Rovner
Untitles





Relazioni
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Macro - Museo d'Arte Contemporanea Roma





Crediti
CittàRoma
Quando9/5-17/8/03
DoveMACRO - Museo d'Arte Contemporanea Roma
Indirizzovia Reggio Emilia 54
Telefono(39)0667107900
Orariomar.-dom. 16-24 (ch. lun.)
BigliettoIngresso libero
 
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