
Il giocoliere elettronico Nam June Paik e l’invenzione della Videoarte Tra i grandi artisti del XX secolo, senza dubbio Nam June Paik è allo stesso tempo uno dei più significativi ed uno dei meno conosciuti fuori dal circuito degli addetti ai lavori, dei critici d’arte e degli esperti del settore.
La sua è una figura di fondamentale importanza sia per la tendenza ad operare nel territorio artistico in maniera multiforme e complessa, sia per il suo incredibile apporto alla nascita di una disciplina che ha segnato l’evoluzione espressiva degli ultimi venticinque anni: la videoarte.
Nam June Paik è nato a Seul (Corea del Sud) nel 1932. Il suo nome è legato all’esperienza sperimentale e rivoluzionaria del movimento denominato Fluxus e all’incontro con personaggi del calibro di Joseph Beuys e Cage. Ma ciò che lo caratterizza principalmente è la sua profondità culturale. I suoi studi, infatti, hanno riguardato diverse realtà creative, a cominciare dalla musica, arte che l’ha visto attivo soprattutto nella ricerca elettronica.
Nel 1965 Paik si appassiona al video, iniziando a lavorare con le prime telecamere portatili e proponendo a livello internazionale le sue opere d’esordio. La consacrazione di quest’artista avverrà successivamente con le due retrospettive allestite all’Everson Museum of Art in Syracuse (New York) e al Kilnischer Kunstverein, rispettivamente nel 1974 e nel 1976 e con la conquista del primo premio per il miglior padiglione alla Biennale di Venezia nel 1993.
La manifestazione organizzata in suo onore presso il Palazzo Cavour di Torino prevede un’ampia e approfondita ricognizione nel labirinto della sua arte, presentando innumerevoli lavori: oltre trenta tra installazioni video, laser pintings e sculture, numerose opere fotografiche (75 fanno parte del gruppo Port-folio 76), e ben diciotto video, per un totale di 450 minuti di riprese. Tra questi ultimi vogliamo segnarvi: Videotape Study No. 3 del 1967, A Tribute to John Cage del 1973, A Conversation del 1974, e il più recente Living with the Living Theatre del 1989.
Inoltre, saranno presentate diverse "video-opere" legate o ispirate alla figura di Nam June Paik, realizzate da altri importanti artisti e sperimentatori.
Quella di Torino è dunque un’occasione per entrare nello specifico del mondo poetico di questa mente acutissima, la cui curiosità creativa non è stata mai però scollegata dal concetto di umanità e dal contesto sociale. La sua, in sostanza, è una forma di espressione che collega, intreccia e modella discorsi espressivi diversi e che tende alla rielaborazione di una realtà mutevole e decisamente articolata.
©CultFrame 09/2002 (articolo ripubblicato il 30 gennaio 2006)
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