Vedere oltre
I video di bianco-valente, tra ricerca e poesia

Labirinti e testa-coda mentali, annullamento dello spazio-tempo, vibranti ossessioni cromatiche, accecanti derive psichedeliche, delicate apparizioni fantasmatiche. Flussi visivi e conseguenti interruzioni, forme sfuggenti ed echi indistinguibili, abissi insondabili.
La cifra stilistica dell’universo di Bianco e Valente è estranea alla logica del senso, alla gabbia della corporeità, alla mediocrità del significato, all’ottusa aridità della razionalità nella sua declinazione borghese.

Le loro opere sono autenticamente e puntualmente sovversive, poiché "altre" rispetto anche all’iconografia di certa videoarte, diverse in quanto costruite seguendo linee espressive concentrare sui margini del possibile, sull’energia invisibile della vita, sulla tensione determinata dall’apparizione libera e "folle" di ombre e oggetti. La natura, attraversata, deformata, raffigurata attraverso effetti visionari, sembra "vergine" e pura, in grado di ospitare armoniosamente essenze la cui fisicità si è vaporizzata.

In Deep in my mind visioni notturne, angosciose e linchyane si alternano a impalpabili sensazioni cromatiche. Buio e luce, oscurità e colori uniti in un groviglio spiazzante e singolare, per certi versi sconvolgente.
In Welcome X sono proprio i colori a fornire una "falsa" consistenza ai corpi, i quali, idealmente attraversati da zoom-bisturi virtuali, vengono svelati in funzionalità automatiche, misteriose ed inspiegabili.
In Mindscape Dwellers improvvisamente il corpo femminile diventa più presente. La videocamera gli gira intorno, naviga al di sopra proponendo una sorta di punto di vista di un’istanza narrante esterna. Eppure, nonostante ciò, non vi è nessun centro di gravità permanente e, soprattutto, alcun nucleo narrativo in questo video. Tutto appare indistinto e informe, teso verso il significante. Si ha come l’impressione che Bianco e Valente cerchino una dissolvenza continua ed anche, contemporaneamente, di suggerire al fruitore la sostanza dell’esistenza, cioè quel nulla morbido e quasi rassicurante che trova il modo di manifestarsi nella scomposizione implacabile, ma non disperata, di ogni materialità.

Dunque Bianco e Valente lavorano intorno al mistero delle strutture che contribuiscono alla creazione di una realtà inventata e ai concetti di funzionalità dei corpi ed uso strumentale dei sensi. Effettuano una specie di destrutturazione di tutte le convenzioni umane legate alla sensibilità dello sguardo e all’idea di percezione, operazione, quest’ultima, che nei loro video è soppiantata dalla dimensione onirica che scaturisce dall’impossibilità di decifrazione del visibile.

Il loro lavoro non riguarda il tentativo di metter in pratica, in modo puramente estetizzante, la realizzazione di opere costruite su effetti visuali. Le loro immagini elettroniche non puntano sull’esaltazione meccanicistica della tecnologia. Bianco e Valente cercano di comprendere chi siamo (o meglio, cosa siamo) saltando la barriera fittizia e grottesca della realtà per cogliere lo spazio che ci avvolge e che spesso ci sfugge; analizzano il magma vischioso nel quale pensiamo di esistere e nel quale, però, inevitabilmente si liquefa ogni certezza.
Insomma, tentano di rendere visibile quella sorta di liquido amniotico nel quale l’essere umano continua a nuotare e respirare, anche, probabilmente, dopo la morte. E non hanno il timore di porre lo sguardo dell’individuo di fronte al vuoto che lo circonda e alle "spaventose" ed emozionanti meraviglie che questo vuoto nasconde.

Maurizio G. De Bonis

©CultFrame 2002



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Video
I video di bianco-valente (High)
 
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bianco-valente
JSR
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219x292 cm, 2000, Ed. 2



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JSR
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219x292 cm, 2000, Ed. 2



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Sono pronto
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104x78.5cm, 1997, Ed. 2





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VideoFrame-VideoFocus. Le visioni tecnologiche di Bianco-Valente - Incontro con i due artisti napoletani

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