
Il ricordo e il ruolo dell'immagine Il 27 gennaio 2001 è stata celebrata per la prima volta in Italia la Giornata della Memoria, un evento il cui scopo è quello di tenere vivo nella società italiana, affinché possa essere d’insegnamento per le giovani generazioni, il ricordo dell’orrore del nazismo, della Shoah e delle persecuzioni razziali.
Una celebrazione istituita attraverso l’approvazione di una legge da parte del Parlamento della Repubblica Italiana che giunge comunque con colpevole ritardo, ad oltre cinquant’anni dalla fine delle seconda guerra mondiale.
In questo contesto di volontà di conservazione della memoria anche una disciplina artistica come la fotografia può portare il suo valido contributo.
Non possiamo che essere favorevoli, dunque, alle mostre sulla Shoah, nonché alla pubblicazione di documenti ed immagini inedite, purché tutto ciò avvenga in modo rigoroso, senza concessioni a pericolose tendenze alla spettacolarizzazione.
Il mondo della settima arte, ormai con una certa frequenza negli ultimi anni, si è occupato, con esiti alterni ed a volte decisamente discutibili, del genocidio del popolo ebraico ad opera dei nazisti. Ma il cinema è un’industria, oltre che una forma espressiva, ed il pericolo dello sfruttamento delle mode è sempre dietro l’angolo.
Il discorso invece è sostanzialmente diverso per ciò che concerne la fotografia. Certo, anche dietro il mirino della macchina fotografica c’è stato un individuo che ha operato una scelta formale, decidendo il taglio dell’inquadratura, la porzione di campo, l’angolazione, la luce, il soggetto da riprendere. Ma se andiamo a verificare gli scatti effettuati al momento della liberazione dei sopravvissuti dei campi di concentramento ci si accorge subito di come la pura esigenza di comunicazione della terribile sciagura umana provocata dalla Shoah abbia sempre prevalso su una possibile deriva di tipo estetico-spettacolare.
La fotografia, quindi, più di ogni altro mezzo artistico ha avuto il merito di aver tramandato di generazione in generazione le prove inoppugnabili dello sterminio di massa degli ebrei e di aver mantenuto viva nella coscienza individuale degli uomini la spaventosa tragedia che solo mezzo secolo fa si concretizzò incredibilmente proprio nel cuore della colta e progredita Europa.
La Shoah, dunque, non è certo rappresentabile (nel senso che non se ne deve fare uno spettacolo) ma è stata, ed è, assolutamente documentabile anche grazie alla forza morale di molte fotografie che da semplici riproduzioni di una realtà atroce si sono trasformate in veri e propri strumenti storici e di divulgazione sociale.
Maurizio G. De Bonis
©CultFrame 02/2001
|
|
|