
Buenos Aires Tango Intervista a Carlos Furman Carlos Furman vive e lavora a Buenos Aires. La sua carriera di fotografo è eclettica; conta una decennale collaborazione col teatro San Martín di cui è stato fotografo di scena, e passa per la fotografia pubblicitaria e artistica. Adesso è anche fotografo di Tango. A settembre, l’Auditorium di Roma ha ospitato, in occasione della prima edizione del Festival di Tango, una cinquantina di foto in bianco e nero che Furman ha dedicato ai festival e ai Mondiali di Tango…
CultFrame l’ha intervistato.
Partiamo dalla mostra allestita presso l’Auditorium Parco della musica di Roma nel mese di settembre; essa ci mostra la vita dei festival di Tango nella capitale di questa popolarissima danza, Buenos Aires. Ci puoi raccontare come è nato questo progetto?
La mostra al Parco della Musica è nata in seguito all’esposizione che ho fatto a Buenos Aires in occasione del Festival di Tango. Carlo Fuortes (Auditorium di Roma) l’ha visitata e subito ha pensato di ospitarla anche a Roma nell’ambito della prima edizione del Festival di Tango.
Come nasce questo tuo interesse per la danza e la musica?
Non so come spiegarlo, è come se l’interesse crescesse man mano che il lavoro evolve. Come fotografo di Buenos Aires ho sempre voluto fare foto sul Tango però non sapevo come iniziare. Quando finalmente il Comune di Buenos Aires mi ha contattato per realizzare un reportage sui Festival e i Mondiali di Tango le foto son venute fuori una dopo l’altra, il lavoro ha cominciato così a prendere forma. Inoltre, la mia esperienza di fotografo di scena si è rivelata assai utile, esiste un punto di unione tra il teatro e il tango sia esso musica, danza ecc…
Facciamo un passo indietro, puoi parlarci dei tuoi anni di formazione, da quanto tempo sei fotografo professionista? Quali sono state le tappe principali del tuo percorso?
Ho iniziato molto giovane, a 20 anni. Nonostante il mio esordio sia legato alla fotografia pubblicitaria, il mio desiderio è stato sempre quello di realizzare dei reportage fotografici così da poter raccontare con le immagini le mie storie. Un giorno mi si è presentata la possibilità di poter lavorare per il teatro San Martín come fotografo di scena; è stato senza dubbio un incontro appassionante, diciamo "un amore a prima vista"!
Hai lavorato per il teatro San Martín per oltre 10 anni, ci puoi raccontare qualcosa di questa esperienza?
L’esperienza è stata stimolante in tutti i sensi, avere contatti giornalieri con gli artisti ha modificato il mio approccio al mondo. Con la fotografia di scena non hai modelli predeterminati, in questo modo ho potuto seguire il mio istinto. Oltre ad artisti argentini, in quel periodo venivano molte compagnie di teatro e danza da tutto il mondo e questo mi ha dato la possibilità di sapere quello che stava accadendo nel resto del mondo. Questa esperienza mi ha fortificato e arricchito come persona e come fotografo.
Sei un autodidatta o hai frequentato una scuola?
Diciamo che sì, sono autodidatta, ho imparato molto lavorando, vedendo mostre, leggendo libri, e ho fatto un corso di estetica fotografica che si è rivelato fondamentale, con il maestro Juan Travnik. Credo che da allora il mio modo di intendere la fotografia sia cambiato di 180 gradi.
La tua attività di fotografo è molto varia, oltre che fotografo di scena sei anche fotografo pubblicitario e d’arte…
Ebbene sì, non c’è stato nulla di calcolato… ma convivo con tutta questa fotografia!
Insegni anche fotografia. Dove insegni, che rapporto hai con i tuoi studenti? Credi che il rapporto maestro/allievo sia importante per creare dei potenziali talenti, o è invece più importante essere molto motivati ed andare dritti per la propria strada senza farsi scoraggiare?
Insegno privatamente presso la Fondazione del Teatro San Martín. Credo di avere una buona relazione con i miei studenti e cerco di insegnare loro non solo la tecnica e di trasmettergli la mia esperienza professionale, ma anche di sfidarli continuamente affinché trovino il loro cammino con la perseveranza. In questo modo spero sempre che possano capire che questa è una professione che richiede molto tempo.
Credi che una buona tecnica possa bastare per fare di un fotografo un bravo fotografo? O c’è dell’altro?
Credo che la tecnica sia una parte importante, come del resto la creatività, però ci sono anche altri aspetti che non si possono insegnare, quello che uno ha dentro è determinante per questa professione…
Qual è, se c’è secondo te, la differenza tra il fotoreporter e il fotografo d’arte? Che intendi per fotografia artistica?
Questa risposta meriterebbe un dibattito; credo si possa essere documentaristi e fare dell’arte allo stesso tempo. Gli esempi sono molti, da Cartier-Bresson a Robert Capa e poi Joseph Koudelka, Eugene Smith. Forse un documentarista deve innanzitutto saper raccontare un fatto, mentre un fotografo artistico non ha da rispettare nessuna regola narrativa. In merito alla domanda che mi fai su cosa intendo per fotografia artistica, credo che bisognerebbe piuttosto domandarsi se la fotografia sia arte o strumento di comunicazione... per quel che mi riguarda, sono dell’idea che la fotografia sia un mezzo di comunicazione e che alcuni fotografi particolamente ispirati sappiano creare con essa dell’arte.
Visto che, come abbiamo detto, passi da un "genere" all’altro, come cambia il tuo approccio da un lavoro all’altro?
La maggior parte delle volte non ho un’idea di quello che farò. Per un ritratto, ad esempio, conosco innanzitutto la persona e l’ambiente nel quale vive o lavora; solo in questo modo a seconda del soggetto mi rendo conto di come realizzerò il ritratto. Altre volte invece, se il lavoro è commissionato, cerco di rispettare le esigenze che mi vengono imposte. Malgrado ciò, credo di avere uno stile riconoscibile.
Dove lavori principalmente? Che aria tira in Argentina o in generale in America Latina per quanto riguarda la fotografia artistica?
Posso solo parlarti dell’Argentina che è il paese dove vivo e lavoro. E francamente ti devo dire che sono davvero pochi i fotografi che riescono a vivere facendo soltanto fotografia artistica.
Credi che un soggetto quale esso sia possa essere indifferentemente fotografato con pellicola a colori o in bianco e nero o credi che la scelta vada accuratamente vagliata?
Per quel che mi riguarda non c’è nessuna differenza, è piuttosto una questione di criteri estetici con cui realizzi l’una o l’altra...
Che formato usi di solito?
Abitualmente uso il 35mm o la digitale reflex, invece per alcuni lavori d’autore o per la pubblicità uso il formato 6x6.
Parliamo un po’ delle tecnologie digitali…
Sì, uso sia fotocamere digitali che photoshop. E’ il tipo di tecnologia che domina il mercato in questo momento; la cosa ha i suoi lati positivi e negativi allo stesso tempo. L’aspetto positivo credo sia evidente a tutti, l’aspetto negativo per me è invece che per i nostri "occhi analogici" è come se al digitale mancassse della qualità, e poi non riesco proprio ad abituarmi al fatto che il digitale non ha un originale; questo mette in rischio la sorte delle nostre immagini.
Credi si possa esprimere la propria creatività con la pubblicità? In fondo l’esempio di Avedon può venirci in aiuto per capire come si possano raggiungere alti livelli espressivi anche con la pubblicità…
Cerco di esprimere la mia creatività in alti campi, la fotografia pubblicitaria è qualcosa che faccio per guadagnare soldi; questo non vuol dire che io non possa mettere la mia creatività al servizio del mio cliente quando questo è possibile, quindi se posso combinare creatività e guadagno è il massimo. Credo siano compatibili, l’una non esclude l’altra…
Come puoi immaginare, un’immagine pubblicitaria nasce da una sorta di "negoziazione" col mio cliente o con l’agenzia pubblicitaria. Il mio compito è quello di cercare di materializzare in immagine un’idea come meglio posso. Ogni lavoro ha naturalmente le sue caratteristiche. La pubblicità è fatta per vendere un prodotto e per farlo ci mostra nella maggioranza dei casi qualcosa che in realtà non esiste; e la fotografia col ritocco, il glamour, gli effetti di luce fa il gioco delle agenzie pubblicitarie. Quello che voglio dire è che la fotografia sa come soddisfare le esigenze delle agenzie.
Credi che lo still-life possa essere affiancato, col beneficio dell’inventario, al lavoro che il pittore faceva con la natura morta, e cioè accostare secondo principi di gusto estetico delle "cose" per creare una composizione efficace…?
Sì, credo di sì.
Ci puoi raccontare una tua giornata tipo in studio con un/a modello/a?
In generale non mi piace conoscere il modello o la modella prima di fargli/le delle foto. Nel momento in cui arriva in studio cerco di stabilire tacitamente un codice di comportamento che permetta ad entrambi di dare il massimo e di raggiungere il miglior risultato. Molte volte mi succede, invece, di dover realizzare ritratti di persone che non sono abituati a posare di fronte alla macchina. E questa è una sfida che mi stimola molto di più… lavoro fino a che sento di poter finalmente realizzare il ritratto desiderato.
Parliamo invece del tuo lavoro di ritrattista. Che rapporto instauri col tuo soggetto? Hai fotografato le più note personalità del teatro Argentino…
Sono una persona cordiale e cerco sempre di stabilire una sorta di complicità con i miei soggetti, e devo dire, non ho avuto mai grossi problemi da questo punto di vista. Certo, con alcuni è andata meglio che con altri, è normale, però agisco sempre con molta cautela soprattutto quando ho a che fare con artisti, per non ferire il loro narcisismo. In genere cerco di fare ritratti che siano conformi all’immagine che hanno di loro stessi.
Ti piacerebbe lavorare negli Stati Uniti o in Europa?
Se ci fosse la possibilità, per un periodo lo farei.
Che progetti hai per il futuro, ti rivedremo in Italia?
Nel 2007 pubblicherò un libro con le immagini del tango, e poi c’è una possibilità di realizzare una mostra in Polonia, a Cracovia, sull’opera del direttore di teatro Tadeusz Kantor; già qualche anno fa a Buenos Aires ho potuto esporre una serie di ritratti ambientati su Kantor. E poi naturalmente mi piacerebbe molto ritornare in Italia per altre mostre; l’Italia è un paese che amo profondamente per la sua gente, la sua cultura e la sua bellezza.
Annarita Curcio
©CultFrame 10/2006
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 Carlos Furman Gladys Lizarasu Direttrice di teatro
 Carlos Furman Sergio Renan Direttore di teatro
 E.G. Webbi Direttore di teatro
 Carlos Furman Teatro villa villa
 Carlos Furman Tango, salon
 Carlos Furman Tango, salon
 Carlos Furman Tango, milonga
 Carlos Furman Buon viaggio Gandel
 Carlos Furman Foto pubblicitaria
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