Galleria Continua, Beijing
Intervista a Federica Beltrame

Beijing. Mezz’ora di taxi da piazza Tian’anmen, in direzione dell’aeroporto: 30 yuan in tutto, poco più di 3 euro. Lo skyline di Beijing è popolato di gru. Grattacieli in costruzione, ovunque. Il taxi svolta in una zona residenziale dove le aiuole sono colorate di fiori, per fermarsi a Dashanzi, 4 Jiuxianqiao Lu, Chaoyang District. All’ombra di edifici altissimi e moderni sorge la Factory 798.
E’ una fabbrica di componenti elettronici costruita nella seconda metà degli anni ’50 su una superficie complessiva di oltre 500.000 mq. L’equipe di lavoro, diretta dal cinese Luo Peilin, ha visto l’apporto di architetti e ingegneri della Germania dell’Est. In disuso dagli anni ‘80-’90 il complesso anziché finire per essere un fantasma di archeologia industriale, ha iniziato a popolarsi di artisti nel 2001, quando ancora gli affitti dei locali erano piuttosto bassi. Ora è un posto di tendenza che richiama l’attenzione e, naturalmente, il prezzo degli affitti è lievitato.
Ad ogni isolato un cartello segnala le varie gallerie, atelier, locali, come la Cool Gallery, Hanmo Art Gallery, Star Gallery, Artstudio, China Art, Seasons Gallery, Dimensions Art Center, Soul Collection Gallery, Xin Dong Change Space for Contemporary Art, Cement Space, 798 Photogallery. Arte, design, styling, fashion, bar, discoteche… c’è di tutto a Dashanzi. Malgrado il grande successo, un destino incerto minaccia la Factory, esattamente come i vicoli tradizionali del centro (hutong): dietro la veste del progresso si cela un mostro a forma di grattacielo, di centro commerciale.
Di mattina l’aria è sonnolenta, animata - in questa caldissima e umidissima estate - dal canto delle cicale, che in Cina emettono un ronzio prolungato che fa venire in mente il rumore metallico di una fresa elettrica. La pianta assomiglia a quella di un castrum romano, con capannoni di varie misure. Graffiti metropolitani e ciminiere che sputano ancora fumo, sculture parcheggiate con apparente disinvoltura, piccoli edifici di mattoni colorati di rosso, di giallo, di blu, di verde… Un bassorilievo di gesso, poggiato a terra, in un angolo, evoca i tempi di Mao: nelle sembianze del contadino scolpito di profilo sembra di riconoscere Lenin; al centro una popolana allatta il suo bambino, come la Madonna con Bambino della tradizione cristiana questa donna, una sorta di personificazione della Madre Patria che nutre il suo popolo.
Solo qualche isolato separa due gallerie aperte la scorsa primavera da proprietari italiani, la Marella Gallery e la Galleria Continua, estrema propaggine ad est di quella creata quindici anni or sono a San Gimignano da Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo. Lo spazio di Beijing è diretto da Federica Beltrame (Schio, Vicenza 1976). Laureata in Lingue Orientali, con una tesi in storia dell’arte contemporanea cinese, Federica Beltrame vive stabilmente a Pechino da tre anni, dopo un paio di anni di via-vai Italia-Cina per studi e ricerche in ambito linguistico e artistico.

La Galleria Continua è fra le prime aperte in Cina da italiani…
E’ la prima galleria italiana aperta a Pechino ed è anche la prima galleria straniera. A Pechino, infatti, ci sono da tempo diverse gallerie gestite da stranieri - la Red Gate Gallery e la Courtyard Gallery sono tra quelle storiche - che però si occupano principalmente di arte contemporanea cinese. Di base sono società cinesi perché fino a dicembre 2004 era legalmente obbligatorio avere almeno un nome cinese fra i componenti. Adesso è possibile aprire una società al cento per cento a capitale straniero, quindi non c’è più bisogno della controparte cinese. Rispetto ad altre gallerie italiane aperte sul posto, ad esempio la Galleria Marella (inaugurata da Primo Marella il 28 marzo 2005 in uno spazio di 250 mq), che si occupa principalmente di arte contemporanea cinese - come del resto fa anche a Milano - concentrando l’attenzione di collezionisti per la quasi totalità occidentali, il nostro scopo è stato invece di aprire una galleria a Pechino per rivolgerci ad un’audience cinese.

Tra pochissimi giorni si chiuderà questa prima mostra inaugurale che ha visto la partecipazione di artisti internazionali - Daniel Buren, Loris Cecchini, Berlinde De Bruyckere, Carlos Garaicoa, Kendell Geers, Ilya Kabakov, Anish Kapoor, Sabrina Mezzaqui, Margherita Morgantin, Luca Pancrazzi, Bruno Peinado, Manuela Sedmach, Michelangelo Pistoletto, Serse, Pascale Marthine Tayou, Italo Zuffi - quale è il bilancio?
E’ un po’ un esperimento e lo sarà anche nei prossimi anni! C’è naturalmente la voglia di attrarre l’attenzione di possibili clienti cinesi. Non mancano i miliardari in Cina! Ma non è facile, perché chi è molto ricco investe per lo più nelle automobili o nell’edilizia. Non esiste ancora un mercato dell’arte perché i collezionisti sono rari. Noi volevamo essere presenti proprio in questa fase, in questo “bollore”, perché si avverte l’imminenza di cambiamenti.

Come mai i proprietari della Galleria Continua di San Gimignano hanno pensato proprio a Pechino?
Erano venuti a Pechino per la prima volta un anno fa, per partecipare alla prima Fiera Internazionale delle Gallerie. E’ stata l’unica fiera in cui non si è venduto nulla! In quella occasione, comunque, hanno cominciato ad interessarsi alla Cina come potenziale nuovo mercato. Poi, dopo aver visitato il 798 sono rimasti letteralmente affascinati da questo distretto e hanno deciso di provare ad aprire qui una galleria. Io all’epoca lavoravo per un’altra galleria, sempre al 798. Ci siamo conosciuti e ho deciso di lavorare con loro. La grande fortuna è stata nel trovare questo spazio di 1000 mq espositivi, il cui soffitto è alto ben 13 metri.

E’ stata utilizzata la comunicazione pubblicitaria per far conoscere la galleria?
A Pechino ci sono alcune riviste che scrivono in inglese come That’s Beijing, Time Out, City Weekend. Si trovano gratuitamente nei locali, hotel e negozi e all’interno c’è una lista delle gallerie d’arte. Ma per lo più ha funzionato il passaparola.

Come ha reagito il pubblico?
Molto bene. Come biglietto da visita per la Cina sono stati presentati artisti che avevano già esposto in Italia. Anche in Cina vorremmo lavorare come in Italia: l’idea è quella di far sì che gli artisti interagiscano con lo spazio espositivo. Sia qui che a San Gimignano si tratta di spazi con connotazioni particolari: questo è un ex-fabbrica, in Italia è un ex-cinema. Quanto all’inaugurazione, l’8 maggio scorso, è stata un grande successo. Non ci aspettavamo tutta quella gente! Anche dopo c’è sempre stato movimento. I cinesi sono molto curiosi. Anche in passato mi era capitato di avere un flusso più o meno costante di persone che entravano e uscivano dalla galleria, senza necessariamente avere un interesse preciso per l’arte contemporanea. Qui ho notato meraviglia e un po’ di timore: molti mi chiedono se le opere si possono comprare o se sono solo da guardare, proprio come in un museo. C’è anche l’interesse di sapere cosa rappresentano le opere. Insomma ho avvertito lo stupore per qualcosa di diverso.

La censura è ancora così pesante in Cina?
Fino a pochi anni fa non era concesso agli artisti fare performance o semplicemente libere esposizioni dei loro lavori. Non c’era alcun tipo di libertà. Per questo motivo molte gallerie, per non attirare troppo l’attenzione, nascevano come centri culturali. Tre anni fa, quando ho iniziato a lavorare in una galleria cinese, poi in un’altra sino-giapponese, non si potevano esporre opere che rappresentassero argomenti politici o il volto di Mao che non fosse quello ufficiale. Adesso il controllo è meno evidente, però c’è ancora. Durante il Festival, ad esempio, le guardie sono state sempre presenti. Ci si sentiva sempre la pressione addosso. Non si conoscono mai i limiti che non si possono varcare! Non sempre c’è una ragione. Il nudo, ad esempio, non è ben accettato. Però oggigiorno gli artisti non demordono. Anche lo scorso anno è capitato che alcuni artisti facessero le loro performance nudi: arrivavano le guardie e spegnevano tutto, gli artisti riuscivano comunque ad esprimersi.

E’ effettivamente incombente la minaccia che questo distretto possa venire demolito?
Il fatto che siano sorte gallerie d’arte e locali di ogni genere, ha attirato l’attenzione del governo su questo luogo. Piuttosto a sfavore, che non a favore, in quanto c’è un progetto di distruggere l’area per costruire un centro commerciale. Dallo scorso anno è stato istituito un Festival d’Arte Internazionale proprio qui a Dashanzi, che avrà luogo ogni anno a maggio, proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale per far sì che il governo valuti l’importanza di non distruggere un distretto culturale così vitale.

La prossima mostra sarà una personale dedicata a Chen Zhen (Shanghai 1955-Parigi 2000), un artista particolarmente caro alla Galleria Continua…
Il 24 settembre sarà inaugurata la prima mostra personale cinese di Chen Zhen, Transexpériences. E’ una sorta di omaggio a questo artista che si era formato durante la rivoluzione culturale. Avrebbe sempre desiderato tornare nel suo paese che aveva lasciato nel 1986. Tra l’altro è un artista molto amato anche dai cinesi. Saranno esposte una ventina di opere realizzate tra il 1990 e il 2000 tra dipinti, installazioni e progetti di forte impatto visivo e allo stesso tempo dai profondi contenuti concettuali. Della mostra si sta occupando insieme a noi la moglie, Xu Min, una gran donna.

Manuela De Leonardis

©CultFrame 09/2005


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Artisti dell’Accademia al lavoro
Dashanzi Art District
Beijing (Cina)






Photogallery 798
Dashanzi Art District
Beijing (Cina)








Bruno Peinado
alla Galleria Continua
Dashanzi Art District
Beijing (Cina)






Berlinde de Bruyckere
alla Galleria Continua
Dashanzi Art District
Beijing (Cina)






Pascale Marthine Tayou, Kendell Geers e Serse
alla Galleria Continua
Dashanzi Art District
Beijing (Cina)

Tutte le foto
Manuela De Leonardis





Relazioni
Galleria Continua, Beijing





Crediti
GalleriaContinua
Indirizzo#8503, 2 Jiuxianqiao Road
Chaoyang Dst.
Dashanzi 798
100015 Beijing
Telefono(86)10.64361005
Fax(86)10.64364464
 
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