
Roberto Francomano - Dal camion Primo premio Portfolio in Villa (Solighetto 2005) Si intitola "Dal camion" il portfolio con il quale Roberto Francomano si è aggiudicato il primo premio alla decima edizione del Festival Internazionale di Fotografia a Solighetto. È un titolo che, nella sua apparente banalità descrittiva, ci dice invece molto della forma e del contenuto delle immagini dell’autore: un lavoro diretto, essenziale, sincero, il cui intento principale è quello di creare la condivisione di un’esperienza attraverso la trasmissione del proprio sguardo sul mondo. Lo sguardo "dal camion" è infatti, anzitutto, la dimensione quotidiana, professionale di Francomano, le cui fotografie sono frutto di un ammirevole sforzo per compierne una traduzione in immagine. Quello che per l’uso intenso del bianconero e dell’approccio stilistico appare come un reportage, si configura così come un vero e proprio diario visivo, di cui assume anche la struttura cronologica e narrativa. La sequenza fotografica che l’autore ha presentato nasce infatti non da un viaggio di cui egli abbia deciso ritmi e destinazione, bensì da esigenze lavorative che gli è fatto obbligo di rispettare, e al cui interno si sviluppa una dimensione esistenziale del tutto personale, che è qui la vera protagonista. Come nei diari più maturi e appassionanti, non ci è proposto un racconto lineare, non ci sono un inizio e una fine, ma una serie di impressioni, di attimi tratti dal fluire ininterrotto e mutevole che gli spostamenti alimentano di continuo.
Il grande pregio del lavoro di Francomano è senza dubbio proprio la capacità di mostrarci gli aspetti legati alla routine del lavoro di camionista, senza cedere agli stimoli visivi più eclatanti che pure certamente non gli saranno mancati: non vediamo paesaggi mozzafiato, bellezze artistiche, personaggi originali. I luoghi riconoscibili– il Canal Grande di Trieste, il paese marittimo ligure - sono infatti rarissime eccezioni che in fondo confermano la consapevolezza di questo approccio, perché vanno a incasellarsi tra luoghi e situazioni comuni. Il racconto non è perciò scandito da luoghi simbolo, dai segni di una tappa, perché ogni arrivo è già una ripartenza. Le presenze costanti sono quelle della strada, con la sua materialità di asfalto e la segnaletica – ancora presentata non in senso narrativo localizzante, bensì nel suo valore puramente visuale – e gli stessi mezzi di trasporto, i camion, con gli pneumatici enormi, le grandi insegne multilingue, e le linee di lamiera lucente. Francomano, con attenzione, include talvolta nel frame quei diaframmi tra sé e l’esterno che sono ormai connaturati alla sua visione dall’abitacolo: il tergicristallo e la pioggia sul parabrezza, la cornice e le tendine parasole, portandoci nello spazio dove si consumano i lunghi tempi dei suoi spostamenti. Durante il loro svolgimento, sono piccoli gesti e accadimenti quelli che, oltre il vetro, danno luce al viaggio e che egli decide di fermare, a testimonianza di tutto un sentimento verso il mondo circostante: uno sguardo da un altro finestrino, un pasto semplice, un paesaggio rannuvolato, una strada nella neve. L’amore per un lavoro duro si rivela così come passione per i luoghi e la gente, ed è infatti tra queste due polarità che si muove Francomano, armonizzando gli aspetti umani narrativi e quelli estetici legati alle forme dei camion e dei paesaggi stradali, restituendoci un mondo privato, in cui non faticheranno molti altri a riflettersi.
Daniele De Luigi
©CultFrame 06/2005
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