
Adriano Eccel Il Codice Duval Carol Duval è un anziano fotografo di origine francese che da molti anni lavora alle dipendenze di un museo d’arte americano - racconta Adriano Eccel, autore concettuale trentino - del quale cura come archivista la sezione fotografia. Nei ritagli di tempo, e quando il lavoro glielo permette, Duval si diverte (usando un vecchio supporto fotografico) a stampare i negativi che riproducono le opere originali di proprietà del museo. Seguendo una logica a noi sconosciuta l’archivista accosta fra loro immagini di ogni genere, tempo e luogo, allo scopo di creare delle "storie visive" in cui racconta se stesso, la storia della fotografia e dell’uomo, la sua visione fantastica e ironica della vita. Sotto la tenue luce dell’ingranditore nella camera oscura del museo – conclude il fotografo - Carol Duval stampa i negativi rubati alla storia per creare un nuovo codice di lettura delle immagini, un "codice dell’anima" che lo trasforma quasi per gioco da archivista della memoria in felice poeta e artista contemporaneo, silenzioso testimone del tempo.
"Il Codice Duval. Immagini private dall’archivio di un museo immaginario" (lavoro in progress), questo il titolo di una ricerca fotografica a colori, estremamente stimolante, anche se molto complessa e articolata, che si svolge su modelli immaginativi. Adriano Eccel inventa un personaggio dal nulla, Carol Duval, e ne fa il suo alter-ego, il tramite attraverso il quale, senza condizionamenti, ma anche senza una particolare logica, in un contesto creativo in cui dominano lo studio, la sperimentazione e le previsualizzazioni progettuali, argomenta sulla nostra contemporaneità con il mezzo fotografico. Il medium a cui l’autore trentino si affida per leggere, interpretare, riflettere e polemizzare sul mondo e sulle sue innumerevoli sfaccettature. Duval-Eccel si lascia guidare dalla fantasia e spesso dall’ironia. Le immagini - venticinque fino ad oggi - elaborate in una trama iconica curata in ogni dettaglio, collegate tra loro da un sottile filo conduttore, raccontano e coniugano appunti di un tempo lontano, storia, memorie e fatti che si perdono negli anni, sull’orizzonte del tempo, in qualche caso molto sfumati sulla linea del visibile.
E’ un lavoro equilibrato dal punto di vista strutturale, nel quale si fondono tra loro tre aspetti della poetica fotografica di Eccel. In primo luogo la vena creativa: sempre intrigante e ricercata. Ne "Il Codice Duval", l’autore veste il suo alter-ego del proprio sentire e lo guida in un percorso di ricerca, tra giornalismo e storia, fatti ed eventi, episodi e circostanze, allo scopo di scoprire situazioni particolari, vissuti speciali, personaggi che hanno disegnato o contribuito a determinare la storia del mondo. Il tutto in libertà, affidandosi anche alla estemporaneità degli accadimenti che caratterizza talvolta l’attività di un ricercatore. Il secondo aspetto, importante in fotografia, è lo studio e la ricerca delle potenzialità espressive del mezzo e dei materiali. Questa indagine conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, il tratto sperimentale della produzione fotografica di Eccel, che ha una forte configurazione concettuale. Il terzo aspetto, invece, è di taglio culturale, ed è la sintesi di come l’autore coniughi il primo aspetto (la creatività) con il secondo (la sperimentazione), dando contenuto e sapere al suo percorso artistico, che si caratterizza per le conoscenze, le capacità di sintesi, le articolate progettualità: uno stile con una spiccata personalità, la cifra linguistica con cui Adriano Eccel si esprime e dialoga con il mondo e la sua gente.
Decisamente una ricerca di qualità, con una strutturale e ben argomentata tessitura cromatica, nella quale ogni fotografia - fusione tra immaginazione e memorie - è un segmento intenso, vibrante, costruito con armonia narrativa, gusto estetico, carico di metafore, simboli e messaggi. Ogni scatto è collegato al precedente e al successivo. Un lavoro che si snoda nelle sue diverse articolazioni, in un contesto che potrebbe apparire, ad un prima lettura disarticolato, come sanno essere talvolta scollegati i ricordi, i modelli immaginativi, i frammenti di vicende ormai lontane nel tempo. In realtà è una ricerca compatta costruita con attenzione e nella quale tutti gli elementi sono collocati in una trama studiata in ogni sequenza nel quadro progettuale di una narratività fitta e solida. Tante variabili che, insieme, costruiscono un messaggio unico con il quale Adriano Eccel, per il tramite di Carol Duval - il "veicolo" a cui ha affidato il proprio intimo - invia un nuovo "Codice dell’anima", il proprio Codice, in un panel fantastico e ironico, per riflettere, discutere sulla società e suggerire comportamenti.
Adriano Eccel è nato a Bolzano (1956), ma vive e lavora a Trento. Inizia ad interessarsi di fotografia nei primi anni Ottanta, dopo essersi dedicato per un lungo periodo alla musica, pittura e grafica. Negli anni perfeziona la sua tecnica fotografica, sperimenta tecniche e materiali di stampa, affina il suo rapporto concettuale con il mezzo fotografico. Ha esposto in molte località, in Italia e all’estero, ricevendo apprezzamenti dal pubblico e dalla critica. Tanti i lavori realizzati: Il Muro (1985), Attraverso la sfera (1986), La partita a bocce (1986-1987), Anima e la città della mente (1988-1989), Photoopere (1990-1993), Vietato l’ingresso - "il mio tempo interiore è una nuvola che si posa sopra un filo di seta" (1995-1996), tanto per citarne alcuni tra i più importanti. Moltissime le opere dell’autore trentino che fanno parte di collezioni pubbliche e private; l’Archivio Fotografico della Biblioteca Nazionale di Parigi, ha acquistato, su richiesta del direttore Jean-Claude Lemagny, il portfolio "Vietato l’ingresso".
Fausto Raschiatore
©CultFrame 05/2005
|
|
|
 Adriano Eccel Carol Duval l'Archivista  Adriano Eccel Gli amanti  Adriano Eccel Il sasso nell'acquario 
|
|
|
| |
|