
Antonella Monzoni Il viaggio e l'anima (Kumbha Mela) Per Antonella Monzoni la fotografia è un mezzo per dare sintesi alle sue osservazioni e contenuti alle sue riflessioni. E non solo. Essa utilizza quest’arte per scoprire culture diverse, per arricchirsi ed arricchire. "Per me – dice l’autrice – scattare immagini equivale a compiere un’operazione conoscitiva. … mi interessano mondi sconosciuti. Il mistero mi dà la carica e la forza di rinnovare il mio sguardo". L’autrice esplora fotograficamente un luogo, osserva una persona, l’ambiente in cui vive, ma il suo desiderio d’indagare non invade né disturba i luoghi o le persone. E’ nel suo carattere e nel suo modo di proporsi la chiave di lettura delle ricerche della fotografa emiliana, nelle quali non manca il pragmatismo, unitamente a realismo e concretezza, sempre collocato del resto in una trama iconica in cui domina l’ottimismo, un atteggiamento di fiducia verso il futuro e il prossimo.
Sostiene Nino Migliori, fotografo di fama internazionale: "… nel presentare una mostra di Antonella Monzoni, la definii come la Tina Modotti del terzo millennio, perché come Tina ha capacità, carattere, determinazione. … una fotografa che uscita dai ranghi del fotoamatorialismo affronta il mondo del reportage riuscendo a trasmettere, soprattutto nel ritratto, la sua grande partecipazione e il desiderio di introspezione pur rispettando persone e luoghi". E "Il viaggio e l’anima" ne è una conferma. In questa riflessione dell’artista bolognese c’è la sintesi della personalità della Monzoni fotografa, la sua capacità di essere, la fermezza con cui affronta le problematiche della ricerca di reportage. Un genere complesso con il quale è facile sconfinare nel già visto o nella retorica. L’autrice modenese è appassionata di viaggi, è curiosa culturalmente, vuole capire e scoprire i sentieri del mondo: con la fotografia riesce a trasmettere le emozioni che raccoglie nei suoi viaggi, tra gli spazi di angoli sconosciuti, per far vivere al fruitore le stesse emozioni di cui lei è stata protagonista. Ama il rapporto con i luoghi da indagare, cerca l’incontro con la gente, si sofferma sui particolari che non sono mai fini a se stessi, ma sempre segmenti di un progetto, capitoli di un lungo racconto, una tematizzazione; studia e osserva la storia e le abitudini delle genti, le tradizioni degli ambienti, racconta appunti di vita quotidiana, anche banali e insignificanti, ma sempre con sobria naturalezza, senza essere invadente, né indiscreta.
Antonella Monzoni non giudica, ma guarda, riflette ed interpreta. Legge e descrive i contesti attraverso il mirino della sua camera dando – proprio perché dotata di una particolare sensibilità - all’osservazione e alla descrizione una soggettività che permea le fotografie del proprio sentire: le arricchisce nell’anima, le soggettivizza, le impreziosisce del proprio "io". Con semplicità e nel rispetto di chi – luoghi o persone – è indagato ed interpretato. L’autrice non denuncia, né accusa, tanto meno emette sentenze, la sua fotografia non ha una valenza politica né contenuti ideologici, connotazioni quasi sempre presenti in questo genere di ricerche: prende atto e racconta. In assoluta libertà. A modo suo, con una sintassi narrativa semplice e una scrittura fotografica immediata ed elegante.
"Il viaggio e l’anima" è un lavoro intenso - realizzato nel febbraio del 2001 in India, in occasione del Kumbha Mela, il "Giubileo degli Induisti", evento che si svolge ogni dodici anni ad Allahabad, dove confluiscono i fiumi Gange e Yamuna dando origine ad uno dei luoghi più sacri per gli industi - nel quale, seppure in un contesto di festa, non mancano gli sguardi pensosi ed indagatori degli adulti, oppure i visi smarriti e disorientati dei bambini, né la descrizione di una condizione di vita precaria, fatta di insicurezze e instabilità. "E’ un’esperienza forte, un viaggio spirituale – confessa la fotografa - che penetra i sensi, la mente, lo spirito". Il tutto però tessuto con una narratività a valenza positiva in un ambiente descritto con sobrietà e naturalezza, in un quadro stilistico-espressivo in cui sono ben calibrati i toni chiaroscurali ed è ottimamente organizzata la composizione. Questo, come gli altri lavori della Monzoni, ha il tratto strutturale tipico di chi gira il mondo non solo e non tanto per registrare gli eventi negativi – tipici di un certo reportage –, quanto di chi riesce a descrivere e a dare visibilità ai problemi del mondo con rigore e determinazione, ma sempre – come dire – con il sorriso, senza per questo essere superficiali, né generici.
Antonella Monzoni vive e lavora a Modena; ha iniziato a fotografare nel 1995. E' appassionata di viaggi ed opera prevalentemente nel reportage in bianco e nero. Ha al suo attivo "inchieste" realizzate in Eritrea, Etiopia, India, Mali, Birmania e Giappone e da tempo lavora ad una ricerca sulle religioni. Ha esposto in mostre personali e collettive (Nagaoka, Giappone in occasione di una manifestazione italo giapponese; Modena; Milano; Massa Marittima, Padova, Pavullo nel Frigano/MO; Mestre/VE) ottenendo premi e riconoscimenti da parte del pubblico e della critica. L’ultimo in ordine di tempo è il primo premio al "Festival Foto – Portfolio in Piazza", di Savignano sul Rubicone, una tra le più accreditate manifestazioni italiane dedicate alla fotografia.
Fausto Raschiatore
©CultFrame 10/2003
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