Le tre vite di Giuliano Borghesan
Incontro con il fotografo friulano

«Ciò che distingue la fotografia dalle altre arti grafiche è quel millesimo di secondo». Giuliano Borghesan risolve con questa battuta la questione dello specifico fotografico, in quello stesso modo, semplice e diretto, con cui da ormai cinquant’anni utilizza come mezzo espressivo la fotocamera. L’autore friulano è stato protagonista, alcuni giorni fa, di un incontro tenutosi nella sala conferenze del Centro Ricerche e Archivio della Fotografia, a Lestàns (PN), in cui ha mostrato il proprio lavoro, raccontandone il significato, a una platea di oltre quaranta persone, in gran parte giovani; la serata si è svolta nell’ambito di un seminario settimanale sulla cultura della fotografia, ed è stata presenziata dal direttore del CRAF Walter Liva.

A presentare la figura di Borghesan è stato il critico Fabio Amodeo, che del fotografo, nato nel 1934 a Spilimbergo, ha voluto sottolineare come abbia goduto di ben tre vite, ovvero i tre periodi della sua carriera: i suoi esordi nella terra natale dove fu tra i fondatori del Gruppo Friulano per una Nuova Fotografia di Italo Zannier, gli anni trascorsi in Marocco, dove aveva scelto di emigrare nel 1958 e dove è nato il figlio Gianni Cesare, infine quelli del ritorno in Friuli, dove tuttora vive. Se questo è vero, Borghesan ha però voluto dire, non appena presa la parola, «le mie fotografie sono tutte uguali», ed è stato un modo per affermare, con una punta d’orgoglio, che queste vite le ha spese tutte con convinta coerenza, senza cambiare il prorpio punto di vista sul mondo e sugli uomini.

A dimostrarlo, c’è l’entusiasmo con cui ha raccontato le proprie fotografie, in cui scorrono anni di vita del Friuli, una terra ricca di storia, ma che pure ha conosciuto una forte emigrazione e una miseria, che tuttavia Borghesan mai ha voluto mostrare, ritraendo invece la dignità e la serenità con cui la gente la ha superata. Il soggetto delle sue immagini non perde mai la propria centralità, è sempre la prima cosa che colpisce grazie a una inquadratura messa al servizio delle vicende umane: né formalismo, né neorealismo semplicistico, dunque, come è nelle idee e nei modi anche di Zannier e degli altri autori di questa generazione friulana. Ci sono ragazzi oggi diventati adulti, ma ci sono anche uomini e donne alla processione di Erto e Casso, testimonianza di un mondo spazzato via dalla tragica frana del Vajont.

Ci sono anche tanti bambini, amatissimi da Borghesan, e molti ne ha ritratti anche in Marocco: rimprovera, a tanti reporter di oggi, di essersi dimenticati di loro se non per mostrarne le sofferenze, invece della bellezza dei loro sguardi. Mentre scorrono le foto scattate laggiù, ricorda affascinato la varietà delle genti, la convivenza delle religioni, e soprattutto la genuinità, l’autenticità del popolo Tuareg, oggi ormai smarrita, perché i tour operator hanno inserito gli "uomini blu" nei pacchetti vacanza del turismo di massa. La sua è una galleria eccezionale di volti e costumi, di «donne vestite di stracci che sembrano principesse», mentre le riprese appena sopraelevate, come a volo radente, degli accampamenti colpiscono per il disegno che le tende scure creano con la sabbia bianca.
Del Marocco sono anche le fotografie di un luogo impervio, sui monti dell’Atlante, dove i resti morti di vegetazione si metamorfizzano nella mente del fotografo, che in questo Point Lobos di qua dall’Oceano racconta di aver ritrovato gli scenari danteschi delle illustrazioni di Doré.
Con Polvere di gente è ancora Friuli, dopo il ritorno a casa. La continuità nel modo di raccontare è chiara, le persone cambiano ma l’occhio con cui le vede Giuliano Borghesan, no. «A chi mi dice che la macchina fotografica è solo uno strumento meccanico –conclude – rispondo che lo è anche un pianoforte, e da esso sono uscite le musiche di Chopin e tutto il resto».

Daniele De Luigi

©CultFrame 12/2002



Stampa  Manda questa pagina a...  



Giuliano Borghesan
Marocco, 1974
©Giuliano Borghesan/
Archivio CRAF



Giuliano Borghesan
Fratello e sorella, anni '59
©Giuliano Borghesan/
Archivio CRAF



Giuliano Borghesan
Ombra
Navarons di Meduno, 1976
©Giuliano Borghesan/
Archivio CRAF





Relazioni
Immagini realizzate da Giuliano Borghesan

Ikons Centre

 
Cultframe
è un magazine di arti visive e comunicazione che si occupa di
fotografia, videoarte, videoclip, cinema, dvd, spot, televisione, netart, arte digitale.

Photoframe
| Grandangolo | Recensioni mostre | | Eventi e manifestazioni | I Maestri della fotografia |
| La fotografia e le altre arti | Libri | Librerie | Rassegna stampa | Link |
| Calendar of Exhibitions |

Videoframe
| Videofocus | Videoeventi | Videoclip | Cinefocus | Dvd | Videoweb |
| Link |

Spotframe
| Spot | Tra spot e spot | Libri | Link |

Il network Interact
TV |  Prodotti Sani |  Qui Calabria |  Cortometraggi |
Prodotti video |  Eventi Cosenza |  interact |  Letteratura |
Soluzioni Internet |  Recipes |  Cucina |  Tatuaggi |
Rock |