
11/09/01 - New York, Washington, Pittsburgh Immagini di un giorno che ha cambiato il mondo Una nuvola infuocata che avvolge un grattacielo; persone che fuggono terrorizzate verso una possibile salvezza; una veduta aerea che propone un quadro di terribile devastazione; un uomo completamente ricoperto dalla polvere; individui distrutti da un trauma quasi insostenibile.
La rappresentazione visiva degli attentati alle torri gemelle di New York e al Pentagono riporta lo sguardo del fruitore ad un vero e proprio incubo mondiale vissuto in presa diretta da miliardi di telespettatori contemporaneamente. Una sorta di palcoscenico surreale si è spalancato nelle case di cittadini di paesi e religioni diverse, facendo emergere improvvisamente la follia umana nel contesto di
un’attività casalinga o di un ambiente di lavoro.
Per cercare di comprendere quanto accaduto, l’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma ha sentito l’esigenza di dare un ordine alle numerose immagini che hanno invaso i nostri pensieri, nonché gli organi di informazione e i mass media, da quel fatidico pomeriggio di fine estate.
L’esposizione, denominata "11/09/01"-New York, Washington, Pittsburgh. Immagini di un giorno che ha cambiato il mondo ed organizzata dal Palazzo delle Esposizioni di Roma, in collaborazione con il Messaggero e con undici agenzie fotografiche e di stampa (Associated Press, Aurora, Reuters, Magnum, Contrasto, Gamma, Corbis-Sygma, Editing, L.F.I., Grazia Neri), cerca di stabilire un percorso che possa essere allo stesso tempo una documentazione chiara degli accadimenti ma anche uno strumento di riflessione per il visitatore.
Diversi sono i contributi che meritano una citazione: da quello di Eli Reed (Magnum/Contrasto) in cui una ragazza tiene in mano una foto con i proprio cari scomparsi, a quello scioccante di Richard Drew in cui è ripreso l’agghiacciante volo di un individuo che ha scelto di morire lanciandosi nel vuoto piuttosto che essere divorato dalle fiamme. Di notevole impatto è la sequenza realizzata dal fotoamatore John Labriola, il quale, trovandosi all’interno di una delle torri al momento dell’attacco, ha fermato con l’ausilio dell’obiettivo della sua macchina la fuga verso la vita di decine di persone.
L’immagine realizzata da Robert Stolarick (Gamma/Contrasto), pubblicata su Paris Match, in cui si vede una giovane donna di origini asiatiche sola nella desolazione del dopo attentato fa tornare in mente il celebre scatto di Nick Ut dell’8 giugno 1972 in cui è immortalata una bambina vietnamita del villaggio di Trang Bang completamente nuda che corre, piangendo, per la strada.
Ma l’aspetto forse più interessante di questa iniziativa riguarda la grande parete in cui sono riportate le prime pagine di decine di giornali americani del giorno dopo gli attentati: dalle foto a tutta pagina del Daily News e dell’Examiner, accompagnate da frasi molto dure come "It’s War" e "Bastards", al Daily Mississippian che punta invece sul concetto di unione nazionale con il titolo "One Nation Indivisibile", fino alle scelte radicali dell’Herald Extra, il cui titolo è solo un gigantesco "9.11.01", e del Wall Street Journal, unico organo di informazione a non pubblicare fotografie.
All’inaugurazione della mostra era presente il sindaco di Roma Walter Veltroni, il quale ha spiegato il motivo fondamentale che ha spinto all’effettuazione della mostra: il tentativo di conservare il patrimonio emotivo scaturito subito dopo il disastro americano.
Ci troviamo sostanzialmente d’accordo con lo spirito di questa iniziativa purché questo primo evento museale incentrato sull’attualità non inneschi uno sterile processo di spettacolarizzazione delle tragedie umane, fenomeno, quest’ultimo, totalmente inutile, se non dannoso, per l’intera società.
m.g.d.b.
©CultFrame 10/2001
|
|
|