
L'OMBRA E LA LUCE nella Basilica di San Pietro in Vaticano di Marco Anelli Un soggetto che potrebbe sembrare già ampiamente visitato e un giovane fotografo.
Da un ennesimo libro d'immagini della Basilica di S. Pietro ci si potrebbe aspettare la solita raccolta di sapienti scorci, assecondati da un'illuminazione artificiale adeguata allo scopo di renderci ben riconoscibile ciò che già conosciamo a memoria: il ciborio, la tale statua di un santo, il tal altro puttino, la maestà del "cupolone", ecc.
Inaspettatamente, invece, ci troviamo a sfogliare un libro, dalle belle stampe in bianco e nero, che ci conduce in un'inedita S. Pietro, "miracolosamente" materializzatasi in una luce rivelatrice, dal valore spirituale, ma nel contempo totalmente naturale. E', infatti, soltanto luce solare: nessun flash, nessun riflettore è puntato su quest'immensa scena, dove si rappresenta il racconto della "Luce divina che porta la Salvezza".
Il titolo di quest'opera, "L'ombra e la luce", è dunque quanto mai evocativo e programmatico: l'ombra, e la luce che da essa sembra scaturire, sono, in senso lato, la materia di queste immagini.
E Marco Anelli cerca la luce nelle ombre, ora nell'insieme ora nel frammento; la coglie prorompente dai finestroni e la insegue scivolando sui marmi levigati delle statue, fra le pieghe oscure di un'ala o d'una veste drappeggiata.
La sua è un'interpretazione drammatica, nel pieno rispetto dello spirito barocco che anima la Basilica: non ci sembra un caso che molte delle statue riprese siano di Gian Lorenzo Bernini; e la stessa impostazione luministica pittorica di certe fotografie, sembra ricalcare il Caravaggio più noto.
Sono immagini di un'atmosfera sospesa nel tempo, che ci ricordano il lavoro di Mimmo Jodice (il quale - forse non è una coincidenza - ritrae Marco Anelli nel risvolto di copertina).
Questo libro sembra essere la prova di quanto Luigi Ghirri scriveva nel 1928: «La fotografia non è pura duplicazione [...], ma un linguaggio nel quale la differenza fra riproduzione e interpretazione, per quanto sottile, esiste e dà luogo a un'infinità di luoghi immaginari».
Rosa Maria Puglisi
©CultFrame 2001
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