
Piemonte Industria Un secolo di lavoro in fotografia di Niccolò Biddau (a cura) Il rapporto tra mondo del lavoro e fotografia è stato sempre strettissimo, L’esigenza di documentare, raffigurare, tramandare la densa umanità delle fabbriche è stata sempre estremamente importante, per non disperdere quel patrimonio sociale, politico, storico che è sempre stato il cuore della parte produttiva del paese.
In tal senso, l’evento denominato Piemonte Industria, svoltosi a Torino qualche tempo fa ha consentito di far riemergere dall’oblio un numero ingente di immagini di sicuro interesse, non solo per il critico fotografico appassionato a questo tema ma anche per il sociologo e/o lo storico intenzionati ad analizzare con attenzione l’evoluzione sociale del Paese.
La stessa mostra è stata accompagnata dalla pubblicazione di un volume, intitolato appunto Piemonte Industria – Un secolo di lavoro in fotografia.
Dal 1897 al 2002, un centinaio di stampe delineano un percorso che riguarda non solo il mondo del lavoro ma anche il linguaggio fotografico in senso stretto. La prima fotografia (di Anonimo) è incentrata sul "popolo" del Cappellificio Cervo di Biella. Seduti sul pendio di una collina, i maestri cappellai di Sagliano Micca (BI), con i loro cappelli sulle ventitrè, i baffoni e l’aria impettita testimoniano una dignità e un orgoglio professionale che oggi purtroppo non è sempre facile poter rintracciare nel mondo del lavoro. L’ultimo scatto (Filatura di Grignasco) è invece un freddo e bello still life che privilegia il design e l’estetica piuttosto che il nucleo sociale del sistema lavoro.
In mezzo a queste due opere, si sviluppa un tragitto cronologico, a tratti sorprendente, che presenta alcune tappe fotografiche veramente degne di interesse. Straordinaria l’immagine, datata fine Ottocento, della Zegna Baruffa, nella quale sono ritratti i lavoratori mentre "percorrono" il viale davanti allo stabilimento. Sembra una fotografia politica in piena regola, un popolo in marcia verso il destino, orgoglioso di mostrare la propria esistenza e di procedere nella realtà in modo compatto. Intensa e particolarmente significativa sotto il profilo contenutismo, l’opera datata 1920 in cui sono immortalati i lavoratori della Cascina di Vinzaglio, addetti al trasporto del latte appena munto. Immagini antiche e dense di sostanza, non solo puramente fotografica, che si contrappongono all’impostazione architettonica e razionalistica della stampa del 2002 del Pipe Track per il convoglio del caffè (Lavazza), foto firmata da Niccolò Biddau (curatore della mostra e del catalogo in questione).
Dopo aver passato il proprio sguardo su ogni immagine, non si può fare a meno di pensare a come l’industria italiana (non solo quella piemontese) abbia potuto evolversi e produrre grazie al sudore e alla fatica di così tante generazioni di concittadini (spesso e volentieri del sud) e di come spesso questi stessi nostri concittadini abbiano dato la loro vita dentro le fabbriche (come è successo proprio di recente, purtroppo) per dare una condizione dignitosa alle loro famiglie.
Se questo volume riesce a farci riflettere in questo modo, allora sì che possiamo considerarlo un libro da tenere nella nostra libreria, un libro da sfogliare ogni volta che vogliamo renderci conto del "capitale umano" che ha consentito il successo di molte industrie italiane.
Alicia M. Huberman
©CultFrame 12/2007
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