Punto di fuga
Il realismo fotografico e l'immagine digitale
di Giacomo Daniele Fragapane

Sostenere che l’avvento della tecnologia digitale abbia portato enormi novità nel campo della fotografia e del cinema ed abbia rivelato nuovi territori creativi è affermare una ovvietà testimoniata dai fatti e dalle tendenze.
Il passaggio dalla fotografia chimica a quella digitale ha ad esempio ampliato in senso democratico e popolare il bacino di utilizzatori (non professionisti) del mezzo. Chiunque, oggi, può fotografare, stampare e rielaborare un’immagine in tempi brevissimi e senza bisogno di strumenti troppo costosi.
Ma a parte tale questione, per altro significativa, appare oggi necessario comprendere cosa sia cambiato, e stia cambiando, per quel che concerne il lavoro di autori che considerano fotografia e cinema i loro campi creativi. In questo caso, gli elementi da analizzare e da comprendere sono molti, e non sempre alla portata dei non addetti ai lavori. Inoltre, mentre nel settore cinematografico si è iniziato a parlare molto presto e diffusamente del passaggio dalla pellicola alle nuove tecnologie (con articoli apparsi su giornali, quotidiani, riviste di cinema più o meno popolari), per quel che riguarda la fotografia tale argomento è rimasto per anni confinato nell’ambito di una ristretta cerchia di sperimentatori intenzionati a sondare le possibilità offerte dalle nuove strumentazioni di cui venivano in possesso. Così, anche a livello editoriale, sono iniziate a circolare, via via in modo sempre più insistente, manuali e libri specialistici tutti concentrati quasi esclusivamente sugli aspetti tecnici, poco o nulla su quelli teorico-linguistici.

E la questione del rapporto tra materia dell’immagine e sistema delle arti visive? E quelle della riproducibilità dell’opera fotografica e della conservazione della memoria? Ed ancora: l’evoluzione futura della fotografia, lo scarto di senso tra immagine analogica e digitale, la questione del percorso storico dell’immagine. Insomma, gli argomenti da affrontare in chiave speculativa sono innumerevoli ma ancora non molto esplorati, almeno nel nostro paese.

La pubblicazione del libro di Giacomo Daniele Fragapane intitolato Punto di fuga (Bulzoni Editore – Collana Videoteca teatrale, Strumenti 2), dunque, non può che essere accolta con estremo interesse da tutti gli esperti e soprattutto dagli studiosi che si occupano principalmente di problemi di carattere teorico.
Il fattore centrale che emerge fin dalle prime pagine di questo testo è la puntigliosa precisione che lo caratterizza. Il discorso, pur nella sua complessità, è sempre ben diretto verso un obiettivo ed anche chiaro nella sua esposizione, pregio considerevole per un saggio di questo tipo. I riferimenti filosofici e concettuali sono costantemente supportati da "pezze di appoggio" e note molto precise, mentre la base storica, perfettamente collocata nel percorso analitico, assicura al lettore un collegamento concreto con la fotografia, intesa come pratica espressiva dell’agire umano.
Diverse sono le intuizioni di Giacomo Daniele Fragapane, ma tra i molti passaggi che potremmo evidenziare due, in particolare, intendiamo porre alla vostra attenzione. Quando l’autore sostiene che "con la digitalizzazione è come se ogni copia divenisse un originale e ogni originale una copia", ed ancora quando scrive che "l’opera digitale, ammesso che la si possa astrarre dall’apparato tecnologico in cui prende vita, è la prima e l’unica nella storia ad essere riproducibile realmente all’infinito, cosa prima impossibile a causa dell’usura fisica delle matrici", tocca il cuore della rivoluzione in atto, portando alla luce problematiche relative allo statuto e alla natura dell’opera fotografica digitale, ancora, di fatto, in via di identificazione.

Tutta la prima parte di Punto di Fuga è sostanzialmente dedicata ad argomenti di carattere fotografico.
Nella seconda sezione, invece, l’attenzione di Giacomo Daniele Fragapane si sposta decisamente sul versante cinematografico con acute riflessioni su film come Matrix Reloaded (Andy e Larry Wachowski – 2003), Hollow Man (Paul Verhoeven – 2000), Panic Room (David Fincher – 2002) e L’anglaise et le duc (Eric Rohmer – 2001).
Molto articolata e utilissima la bibliografia conclusiva.

Maurizio G. De Bonis

©CultFrame 09/2005


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Relazioni
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Bulzoni Editore





Crediti
TitoloPunto di fuga
SottotitoloIl realismo fotografico e l'immagine digitale
AutoreGiacomo Daniele Fragapane
EditoreBulzoni Editore
CollanaVideoteca Teatrale
Strumenti / 2
Anno2005
Pagine128
Prezzo15,00 euro
ISBN88-8319-045-2
 
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fotografia, videoarte, videoclip, cinema, dvd, spot, televisione, netart, arte digitale

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