Retrospective
di Bettina Rheims

Una donna ripresa di spalle. E’ inginocchiata sopra un letto; indossa solo calze a rete ed è ammanettata alla testiera del letto stesso. La luce è sparata, l’inquadratura equilibrata ed apparentemente sciatta, il tono espressivo morboso, lo stile tipico della fotografia fetish anni sessanta e delle riviste porno soft.
Due giovani donne di Shanghai seminude posano frontalmente davanti all’obiettivo indossando due maschere: una femminile, l’altra maschile. L’ambientazione è squallida: un divano beige, un tavolino basso, sullo sfondo una finestra che lascia intravedere un palazzo.
Due scatti, quelli appena descritti, realizzati a circa venti anni di distanza. Il primo nel 1981 (Nu de dos attaché à mon lit), il secondo nel 2002 (Masques d’opéra photographiés sur deux amies). Rappresentano in pieno il percorso evolutivo della fotografa francese Bettina Rheims che nell’arco della sua carriera ha mutato più volte stile ad ha attraversato diversi territori contenutistici.

Le immagini di cui abbiamo parlato aprono e chiudono un bel volume, edito da Schirmer/Mosel, intitolato Retrospective. Il libro ripercorre la carriera di un’artista che ha cercato sempre di esprimersi in modo anticonvezionale e acutamente provocatorio. Certo l’elemento femminile, in tutta la sua complessità rappresenta uno degli aspetti che maggiormente hanno stimolato la vena creativa di Bettina Rheims che, oltretutto, non si è mai posta di fronte a tale fattore seguendo una concezione bloccata e rigida.
Le immagini di Chambre Close, serie realizzata nel 1991, sono basate sulla esposizione esplicita, ma metaforica, di una sensualità che passa anche attraverso il concetto di nudità e di stereotipo, quest’ultimo tipico dell’immaginario maschile. Eppure, la forte tendenza iconica di queste fotografie rende le modelle veri e proprio simboli di una femminilità mitica, spregiudicata, densa di vitalità e di eros. Ne Les Espionnes (sempre del 1991) la stilizzazione della figura femminile procede invece lungo altre coordinate. Il bianco e nero e le inquadrature frontali diventano elementi costitutivi di una femminilità ambigua, aggressiva e statuaria. In Morceaux choisis (2001), lo stile di Bettina Rheims si colloca in una raffigurazione "hard" che miscela sapientemente la scelta di mostrare l’azione di un amplesso con la decisione compositiva di inserire fattori che siano in grado di determinare una forte sensazione di straniamento.

Ma scorrendo le pagine del libro ci si può imbattere anche in un sorprendente e straordinario lavoro denominato Animal, lavoro portato a termine tra il 1982 e il 1994. Si tratta di impressionanti ritratti di animali in bianco e nero. Un cane barboncino, un’oca, un piccione bianco, un gatto, un pellicano. Ciò che emerge da queste opere è che lo sguardo di questi animali è in grado di comunicare al fruitore delle sensazioni, forse inspiegabili, che colpiscono la parte più profonda della sua sfera interiore. E’ come se gli occhi intensissimi di un felino o quelli fissi di una scimmia riuscissero a raccontare l’essenza perduta dell’uomo, quella naturale e istintiva.
Altra serie interessante, e controversa, è inoltre quella intitolata INRI (1997 - in collaborazione con Serge Bramly), nella quale l’artista parigina ha utilizzato simbologie cristiane per un discorso estetico provocatorio, questa volta in linea con una certa tendenza della fotografia contemporanea.
Da notare, infine come Retrospective sia aperto da alcuni contributi scritti firmati da Serge Bramly, Jean-Christophe Ammann, Berndt Arell e Kim Levin.

Art Kovàcs

©CultFrame 02/2005


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Copertina del libro
Bettina Rheims
Retrospective
edito da Schirmer/Mosel





Relazioni
TransPhoto. Bettina Rheims - INRI

artnet. Bettina Rheims - Chambre Close

ArtForum. Nove immagini realizzate da Bettina Rheims

KunstHausWien. Bettina Rheims - Retrospettiva

Shirmer/Mosel





Crediti
TitoloRetrospective
AutoreBettina Rheims
EditoreSchirmer/Mosel
Anno2004
Pagine207
ISBN3829600615
 
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