
Obiettivo ambiguo di Ferdinando Scianna "Obiettivo ambiguo", il significativo titolo di una rubrica giornalistica tenuta da Ferdinando Scianna, dà ora il nome a una raccolta di riflessioni sulla fotografia edita da Rizzoli.
Al momento di riunire in un libro le analisi scritte che hanno accompagnato la sua quasi quarantennale attività di fotografo, l'ambiguità è parsa a Scianna il filo d'Arianna da porgere a chi si sarebbe inoltrato nel dedalo di queste considerazioni sul suo mestiere. Il calembour giocato sulla parola "obiettivo", che nella sua latitudine semantica racchiude non solo lo strumento (attraverso il quale la luce va ad "incidere" sulla pellicola) ma anche lo scopo nascosto dietro lo scatto, e persino la sempre meno presunta imparzialità del messaggio in fotografia, non fa che ribadire il concetto.
Sono articoli, usciti sull'Europeo, su Photo, sulla Quinzaine littérarie, su Per Lui, Lei o in Domenica de Il Sole 24 ore; a volte sono anche presentazioni di cataloghi o testi di conferenze, seminari e corsi universitari. In questi scritti, quale che sia stata l'originaria destinazione, ricorrono "tematiche e piccole ossessioni" di Ferdinando Scianna.
Il sommario ce li accorpa in tre sezioni; in apertura, troviamo "Piccole polemiche sui massimi sistemi", dedicata ad argomenti "scottanti", quali realtà e rappresentazione, testimonianza e memoria storica, artigianalità o artisticità, etica ed estetica; ma anche a temi minori, non certo trascurabili, quali la moda, la costruzione di una star, la rivisitazione di un topos fotografico o la ritualità della fotografia di massa. Segue "La testimonianza e la menzogna", excursus sulle malefatte della fotografia, strumentalizzata ad hoc dai vari poteri, e sulle responsabilità dei suoi operatori.
L'ultima parte (La fotografia e i fotografi), che Scianna confessa essere alquanto lacunosa, è costituita da una ricca antologia di approfondimenti su personaggi più o meno grandi, il cui lavoro è raccontato spesso con entusiasmo, talora con riserve non troppo velate.
Il pregio indubitabile di questo volume non risiede certo in un discorso critico particolarmente innovativo sul cosiddetto "genio" fotografico e sul suo linguaggio, malgrado i temi trattati traccino un'immagine esauriente degli annosi dibattiti che la fotografia ha suscitato. Ciò che lo rende particolarmente gradito è l'abilità che ha Scianna nel comunicarci in maniera palpabile come la fotografia non sia "un modo" di vedere, ma proprio "il suo modo" di sentire il mondo e la vita. E con una scrittura discorsiva, ricca di riferimenti culturali ed umani, ci conduce attraverso il proprio mondo, fatto di fotografia, di passione personale e vis polemica, che ci rendono tanto più vivido e coinvolgente questo libro.
Nella dedica e nell'ispirazione del titolo, possiamo rintracciare i numi tutelari di questo grande fotografo (e bravo scrittore), che parla del linguaggio inerente al proprio mestiere, per meglio "situarsi": Henri Cartier-Bresson e Leonardo Sciascia.
Rosa Maria Puglisi
©CultFrame 2002
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