
Bagnoli Lo smantellamento dell’Italsider di Vera Maone La demolizione di un grande impianto industriale, la fine di un epoca, la trasformazione di un area destinata alla produzione, la chiusura definitiva. Volti che non si vedranno più, mani che non stringeranno più attrezzi. La fatica, il sudore, le lotte operaie: tutto perso nei ricordi. Una realtà lavorativa, costruita magari su importanti battaglie sociali e sacrosante rivendicazioni sindacali, totalmente vaporizzata.
Documentare questo processo di dissolvimento, di mutazione genetica di un luogo denso di significati, permette di identificare l’identità di un mondo che lascia dietro di se rovine da archeologia industriale e un enorme vuoto culturale. Una radicale riorganizzazione della società civile ed imprenditoriale ha determinato la creazione un buco nero chiaramente percepibile.
L’occhio attento ed acuto della fotografa Vera Maone ha indagato all’interno dell’ex stabilimento dell’Italsider di Bagnoli. Il suo lavoro è stato raccolto in un interessante volume pubblicato nel dicembre 2000 da Mazzotta Editore. Preceduto da testi scritti da Rossana Rossanda e Fabrizia Ramondino, il reportage della fotografa napoletana ci trasporta in un universo in cui esseri umani si aggirano come fantasmi. In uno spazio post-industriale che fa tornare alla mente le scenografie inquietanti del capolavoro di David Lynch Eraserhead si smonta, si riclica, si distrugge.
Certo non c’è nelle immagini di Vera Maone l’atmosfera cupa del film lynchiano ma la sensazione di un ambiente in qualche modo ostile emerge con una certa chiarezza.
Nonostante ciò, gli operai italiani e cinesi addetti allo smantellamento di quello che è stato uno dei colossi dell’industria italiana hanno dei volti enigmatici e sereni. Appaiono rassegnati a svolgere un lavoro di distruzione invece che di produzione.
Tra i molti interessanti scatti effettuati da Vera Maone da segnalare quello scelto per la copertina: un operaio (di cui non vediamo il volto), le sue mani intrecciate, i guanti di lavoro stretti tra le dita, una tuta dal tessuto molto resistente.
Un mondo intero racchiuso in una singola, essenziale, immagine.
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