
CF3 - Il Tempo Festival di Arti Visive in Puglia Dopo il successo degli anni scorsi, l’associazione culturale libero accesso, per la III Edizione del Festival di Arti Visive "CF3" si interroga sul Tempo e sulle tracce che segna in ognuno di noi. L’evento, inaugurato il 25 luglio al centro storico di Ceglie Messapica (Brindisi), ospita 11 artisti: Adalberto Abbate, Federico Cavallini, Grazia Cecconi, Maurizio Cogliandro, Davide D’elia, Octavio Floreal, Gianfranco Grosso, Moira Ricci, Carlo Michele Schirinzi, Fernanda Veròn, Gianni Piacentini. Ciascuno con la propria poetica per raccontare cosa significa confrontarsi con i segni del tempo.
Libro Accesso, il cui obiettivo principale di Libero Accesso è quello di progettare eventi in antichi luoghi della città riconvertendo, chiese, abitazioni e strutture pubbliche in spazi espositivi con mostre di fotografia arti visive e video, ha allestito le mostre nel Museo archeologico (microsculture di Adalberto Abbate a cura di Chiara Vigliotti), nella Chiesa dell’Annunziata (Mater di Gianfranco Grosso con la partecipazione di Alan Jones), alla Chiesa di San Gioacchino (un’istallazione di Federico Cavallini), presso l’Ospedale vecchio (Olum Orucu di Grazia Cecconi), in un’abitazione privata (Amo mi madre mi madre me ama di Octavio Floreal), all’ex Convento dei Domenicani (Sant’Arcangelo di Davide D’Elia), all’ex albergo della ferrovia (un’ istallazione/album Lidia. il cielo cade di Maurizio Cogliandro).
In questo spazio è allestita anche la mostra Trapassato Futuro - Arti fotografiche tra nostalgia, passione e proiezione - Moira Ricci, Carlo Michele Schirinzi e Fernanda Veròn a cura di Augusto Pieroni). A proposito di questa mostra scrive il curatore: "Bisogna fare attenzione a mettere sullo stesso piano – come fossero sinonimi – il visibile, il reale e il vero. A volte infatti la fotografia con una finzione ci aiuta a visualizzare qualcosa di vero ma di invisibile. Una nostalgia, una passione, una proiezione; un’origine, un senso della vita, un desiderio. Con buona pace del purista per cui se è vero si vede, e se si vede è vero (è stato).
Alcuni nuovi artisti, centrati come sono sul recupero delle loro radici, sfruttano le caratteristiche del mezzo fotografico sia nelle sue peculiarità statutarie (ciò che la fotografia offre in esclusiva in quanto tecnica che sottende anche una filosofia), sia nelle sue nuove potenzialità ibride a metà strada fra fotoimpressione chimica e infografia. Insomma molti autori stanno oggi bilanciando il tradizionale e il nuovo dando nuova linfa al linguaggio fotografico. Usano la fotografia i tre giovani autori riuniti in questa mostra a tema. La usano in modo sostanzialmente ortodosso, nella forma o nella sostanza. La usano, però, comunque per ricreare un tempo perduto e mai vissuto; la usano per spostare artificialmente le lancette dell’orologio indietro di una vita: la propria, quella di ciò che gli è caro, quella della cultura visiva di cui sono eredi.
C’è dell’altro oltre a quel che scriveva Roland Barthes sulla fotografia: che essa ci mostra ciò che “è stato”. Non esserci stato, questo è il problema; forse il solo vero problema. Il passato non còlto, passato e finito prima o senza che ne fossimo in grado di apprezzare la presenza, questa è la ferita, la perdita che permette a noi tutti di entrare in comunione con dei lavori così diversi tra loro e così diversi da noi. In essi, mediante la techné fotografica, il passato ci si estende oggi dinnanzi, visto come un futuro, un traguardo ancora da raggiungere. Ecco dove e come si pongono i lavori di questi artisti, ognuno in grado di rappresentare alcune tendenze dominanti delle arti contemporanee.
Bisogna insomma considerare attentamente i modi in cui giovani artisti come questi sanno salvaguardare i temi stabilizzatisi in passato nei media fotografici, declinandoli al presente mediante le ibridazioni tecnologiche che promettono di essere il futuro della fotografia. Il dibattito su cosa saranno le arti fotografiche nel XXI secolo passa tassativamente per queste ricerche che rifiutano i sensazionalismi per puntare sia al cuore che alla mente. Ricerche avanzate o – voglio quasi dire – récherches, ma in un tempo di là da venire."
(Dal comunicato stampa)
CultFrame 07/2007
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